Milano brucia

Scendendo sabato pomeriggio dall’ultimo cavalcavia dalla Milano-Meda, lungo viale Enrico Fermi, il biglietto da visita della città erano le fiamme. Divampate dalla palestra del centro sportivo Ripamonti di via Iseo, sotto sequestro fino a luglio scorso per infiltrazioni mafiose. Fiamme alte e dolose, appiccate verso le 17.30, quando qualcuno è entrato spaccando un vetro della porta di emergenza: ha raggiunto la palestra del primo piano e, dopo aver versato combustibile in diversi punti della sala, al centro e lungo il perimetro, ha innescato l’incendio. A ulteriore prova del dolo, i vigili raccontano degli estintori svuotati e dell’impianto idrico chiuso. Succede in pieno giorno a Milano. E, per la cronaca, fino alla chiusura delle indagini e al ritrovamento di (eventuali) tracce che possano portare ai mandanti questo incendio non finirà nelle statistiche ufficiali della criminalità organizzata: quelle statistiche che qualcuno continua a sventolare per tranquillizzare (chissà poi chi, veramente). Per la cronaca, la storia recente racconta della convenzione stipulata dal Comune con la società Milano Sportiva, presieduta da Massimiliano Buonocore, figlio di Luciano uno dei fondatori del Pdl, e finita al centro dell’indagine «Redux-caposaldo» del Ros dei carabinieri. Secondo il giudice Giuseppe Gennari, infatti, «era chiaro il controllo ‘ndranghetista del centro sportivo, da parte del clan Flachi».

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