La ciclicità banale della violenza

E’ un momento buio. Buio perché alla fine siamo ricascati in un metodo. E nel mentre si raccolgono le idee non posso che riprendere il post del bravo Tafanus (in uno stillicidio di marmaglia opinionistica) che mi ha colpito. E che colpisce. A voi le considerazioni:

Quando la storia di ripete – Da Genova 2001 a Roma 2011, qualcosa che non quadra

Scrivo questo post sotto la pressione dei fatti che sono accaduti e che stanno accadendo sotto i nostri occhi, e condizionato da Genova 2001. Lo scrivo anche condizionato da certe similitudini sconcertanti.
A Roma, come a Genova, una pacifica dimostrazione di massa di alcune decine di migliaia di persone, è stata sfregiata da alcune decine di delinquenti in maschera. Attesi. Riconoscibili. Nessuno dei quali alcune migliaia di poliziotti in assetto antiguerriglia, armati ed attrezzati di tutto punto, sono riusciti ad arrestare.

Peccato. Perchè a Genova, come a Milano, beccarne dieci avrebbe permesso di scoprire identità, provenienza, appartenenza politica ed organizzativa. Peccato, perchè a Genova, come a Roma, gli infiltrati erano previsti, attesi… Solo attesi, o anche invitati, e organizzati? Non lo sapremo mai, a Roma come a Genova, perchè nessuno di loro sarà preso.

Ho scritto questo post di getto, stimolato anche da una strana foto pubblicata da Repubblica. Inquietante, di difficile decifrazione… Mentre alcuni bastardi coperti dai soliti caschi integrali spaccano tranquillamente la porta in cristallo blindato della Carimi, un pacifico signore, a un metro e mezzo di distanza, è tranquillamente appoggiato con le spalle al muro della banca, indifferente a tutto. Ha una certa età, un po’ di pancetta, gli occhiali scuri che ne mascherano buona parte della faccia. Sembra non aver paura né dei black-blocs armati di picconi, né della polizia che potrebbe eventualmente arrivare, scambiarlo per “uno di loro”, massacrarlo a manganellate. Niente. E’ la statua della annoiata tranquillità. A coi ricorda qualcosa? A me di. A me ricorda lo stereotipo del celerino in borghese. Di quelli che ai miei tempi si infiltravano ed infiltravano.

Roma-carimi
Ai miei tempi? No. anche ai tempi dei ragazzi d’oggi. Luglio 2001. Qualcuno ricorda la storia di certe bottiglie molotov? No? Allora ecco un ripassino, ad uso degli smemorati. Niente ricerche complesse… basta andare sul più banale degli strumenti: Wikipedia:

“…nella relazione della Procura di Genova, con cui si chiedeva il rinvio a giudizio di 28 poliziotti per le violenze alla scuola Diaz, i magistrati affermano di aver scoperto la sparizione di alcuni filmati amatoriali sull’irruzione, spediti dalla polizia, senza autorizzazione da parte della magistratura, in Svizzera e in Germania per il riversamento su DVD, e di cui si sono poi perse le tracce (Nessuno, in Italia, avrebbe potuto riversare dei DVD????? Io lo faccio tutti i giorni. NdR)

Il 10 giugno 2002, il vicequestore aggiunto Pasquale Guaglione riconosce, tramite foto e riprese, le due molotov sequestrate ufficialmente nella scuola Diaz come quelle da lui stesso ritrovate in alcuni cespugli di una traversa di Corso Italia, al termine di una carica durante gli scontri del sabato, facendo sorgere i primi sospetti sulla provenienza delle molotov.

Successivamente il 4 luglio 2002 Michele Burgio, l’agente che guidava il mezzo in cui erano le bottiglie, affermò di aver avvertito il generale Valerio Donnini (che era sul mezzo di cui Burgio era autista) della presenza di queste e di aver chiesto se era opportuno portarle in questura, ricevendo però una risposta brusca (“lui si è rivolto a me in modo alterato, come se avessi fatto una domanda stupida o che comunque non dovevo fare”), e disse di aver ricevuto successivamente l’ordine dal vicequestore Pasquale Troiani di portare le molotov davanti alla Diaz. È stato inoltre ritrovato un video dell’emittente locale Primocanale (classificata col nome Blue Sky), che aveva seguito tutti i giorni della manifestazione, girato nel cortile della scuola durante l’irruzione, in cui si vedrebbero i responsabili delle forze dell’ordine che stavano guidando la perquisizione intenti a parlare tra loro al telefono, con in mano il pacchetto azzurro in cui erano contenute le molotov.

Il vicequestore Pasquale Troiani (che non ricopriva nessun ruolo durante l’operazione), si contraddisse durante i successivi interrogatori, affermando sia di aver ricevuto effettivamente le molotov fuori dalla scuola, da Burgio, sia che probabilmente era già stato avvertito della presenza delle bottiglie sul mezzo prima di arrivare alla Diaz e che forse ne aveva parlato con il vicequestore Di Bernardini. Ammise tuttavia di aver detto a quest’ultimo che “erano state trovate nel cortile o nell’immediatezza delle scale d’ingresso. Questa è stata la mia leggerezza, e me ne rendo conto”.

Spartaco Mortola, l’ex capo della Digos genovese (che stando a quanto riferito dai media è una dei superiori che compaiono nel filmato di Primocanale), sostenne invece che le molotov gli furono segnalate da due agenti del reparto mobile che le avevano trovate dentro la scuola, che con lui in quel momento erano due colleghi, forse La Barbera (morto l’anno successivo al G8) e Gratteri, e di aver visto al piano terra della scuola una cinquantina di manifestanti tranquilli e apparentemente senza lesioni o ferite.

Francesco Gratteri (presente, sempre secondo le notizie date dai media, nel succitato filmato) durante l’interrogatorio nell’ottobre 2003 sostenne, a proposito del finto accoltellamento: “…io penso che l’episodio dell’accoltellamento simulato sia stato determinato dal fatto che qualcuno ha esagerato… Che l’episodio dell’accoltellamento potesse in qualche maniera parare, giustificare, coprire l’eccesso di violenza usato…”. Aggiunse che non ricordava né quando furono consegnate le molotov, né se gli erano state indicate, e che aveva trovato anomala la presenza delle telecamere delle televisioni subito dopo il loro arrivo.

Giovanni Luperi, vice di La Barbera, affermò che il sacchetto delle molotov era passato di mano in mano tra gli ufficiali presenti, per rimanere infine a lui quando questi se ne erano andati mentre stava telefonando (stando alla sua testimonianza, lo consegnò alla dottoressa Mengoni della Digos di Firenze). Sulla presenza delle molotov una volta portate all’interno della scuola disse:

“Le ho viste, queste due bottiglie molotov, stese su uno striscione. Ritengo che fosse un qualche suggerimento ad uso stampa. Qualcuno aveva intenzione di far riprendere le immagini fotografiche del materiale sequestrato all’interno della Diaz.”

Basta così. Il capitolo dedicato a questa faccenda da Wikipedia è lungo ed esaustivo, e chiunque ne abbia voglia puo leggere il seguito  . al link relativo.Tutti però ricordano le conclusioni dell’inchiesta: le molotov erano state trovate altrove, nascoste in un cespuglio. Forse non dalle maestre d’asilo di Giustizia e Libertà, arrivate in autobus da Chivasso. Più probabilmente dai black-blocs, o da “altri”. Sono state portate alla Diaz – ha accertato la magistratura – per giustificare l’irruzione e la “macelleria cilena”.

Ecco perchè quella vetrina mi inquieta. Cioè, ad inquietarmi non è la vetrina, ma quel tranquillo signore con occhialoni e pancetta che aspetta, alquanto annoiato, il completamento dell’operazione. Chi sarà mai, quel signore così tranquillo ed indifferente? Tafanus

 

 

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