Leaderismo come se piovesse

Pubblicato su IL FATTO QUOTIDIANO

Questo è un post polemico. Perché ci hanno sempre detto che la politica è “fare” insieme. E studiare le soluzioni, affrontare i problemi, uscirne: insieme.

E allora mi chiedo perché nessuno alzi la manina, in questi tempi di continuo congresso per dirigenti (e senza delegati), a domandare perché, al posto di “insieme”, qui al massimo possiamo avere il privilegio di stare “con” qualcuno e impegnarci alle sue spalle, davanti alle telecamere, a fare ciao con la manina per farci notare. Sempre in attesa della prossima “scia” da succhiare.

A domandare perché tutti parlino dei movimenti fuori dai partiti e l’approccio più elegante sia un basso tentativo di tesseramento. Perché dovremmo scambiare le dinamiche interne di questo o quel partito per processi che realmente incidano su scala nazionale, e intanto non si riesca a capire la linea su quattro o cinque punti banali: la lettera della Bce, la Tav e le grandi opere, il mercato che è la mutanda della speculazione e tutte queste altre bazzecole. Perché assistiamo a grandi convegni su ambiente e consumo di suolo e poi siamo pieni in giro per l’Italia di amministratori che contraddicono le linee generali. Perché siamo tornati alla desolazione di dover sapere “con chi stai” piuttosto che chi sei.

Ci sono punti su cui non si può mediare, ci sono posizioni che dovrebbero avere una convergenza per creare un programma. Perché dall’altra parte almeno sono uniti su impunità, lobby e prostitute, e di qua sembra che sia impossibile accordarci sull’idea che vogliamo avere sulle famiglie.

Quando sono finite le primarie a sbafo qualcuno ci racconta un paio di idee? C’è qualcuno che sa immaginare e raccontare un progetto politico senza imporsi come leader?

2 Commenti

  1. Alessandro

    SI, da molto tempo penso che sia il B di sinistra(??).
    Cmq, detto da qualcuno che voterà vendola (anche se nn si dovesse candidare ;-) ), credo che con lui il centrocentrocentrosinistra possa vincere, e ne gioirò comunque.

    Credo che la sinistra dovrà aver la forza, il coraggio e l'umiltà di usare lui come uomo immagine (anche come premier) e non permettergli di fare il suo partito azienda: ho fiducia nella storia della sinistra italiana e nella sua capacità di mantenere la dialettica.

    In riferimento alle ricette anni 80: è vero, secondo me renzi nn si inventa niente di nuovo e sconvolgente.
    Ma poi, per come è messa la nostra italietta, non credo di aver bisogno di un Obama all'amatriciana, non dobbiamo avere ambizioni di cambiare l'economia mondiale, perchè la finanza/i capitali//la globalizzazione/etc son tutti temi che noi per un pò di anni dovremo ancora vivere da spettatori e non da protagonisti sia che si abbia come premier B, Tremonti, Fini, Mario Monti, Prodi, Renzi, Bersani o Vendola.
    Siamo nani, sad but true

  2. patrizia d'ambrosio

    Una voce antica e polemica mi frulla nella testa: Renzi non è il nuovo che avanza, sgomita con mal celata "eleganza", non avrà patrimoni da difendere ma il suo protagonismo mi ricorda molto una discesa in campo…senza librerie alle spalle e trucco per sembrare giovane, lui lo è, almeno così crede. Forse il mio commento non è pertinente, ho pensato a questo e l'ho scritto. Tanto c'è posto per tutti e male non fo'.

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