La bugia del Governo Monti

Liberalizzare e privatizzare. In questo modo ripartiremo e ricondurremo, finalmente, i conti al livello tale da recuperare lo spread. Non importa che il “rigore” (all’equità penseremo dopo, c’è tempo…) nei conti non sia servito assolutamente a nulla, visto che sui mercati i titoli italiani valgono esattamente quanto prima della manovra che avrebbe dovuto salvare l’Italia. Liberalizziamo e privatizziamo, ma sì, dài.

Allora, privatizziamo, visto che da qualche parte occorre partire, i servizi per il lavoro. Tanto, sono inefficienti e, comunque, il lavoro non si trova. Affidiamolo ai privati, che, invece, loro, miracolosamente, il lavoro lo trovano. Certo, la liberalizzazione imporrà di legalizzare la richiesta di pagamento al disoccupato per la ricerca di lavoro. Però, vuoi mettere l’ebbrezza di pagare per lavorare, in un mondo privatizzato e liberalizzato?

Cos’altro privatizzare? Ah, sì, la sanità. Tanto, per metà già lo è. Eliminiamo dalla busta paga il contributo al sistema sanitario nazionale. Chi lavora versi ad un’assicurazione (ovviamente privatizzata e liberalizzata) il necessario per pagarsi le cure. Chi non lavora paghi il servizio privatizzato e liberalizzato per cercare lavoro e così, poi, pagare l’assicurazione privatizzata e liberalizzata, per ottenere le prestazioni dall’ospedale privatizzato e liberalizzato. Semplice, no? E se nel frattempo non trova lavoro? Desiste.

Poi, è opportuno privatizzare e liberalizzare la scuola. Tanto un terzo quasi è già nelle mani dei privati. Che, ovviamente, non c’è da discutere, insegnano meglio e con maggiore efficienza della scuola pubblica. Certo, ci sarà da pagare una retta. Ma, la riduzione delle tasse sul lavoro, consentirà di mettere da parte i soldi per un piano d’accumulo, da aprire presso una banca privatizzata e liberalizzata, per pagare i costi dell’istruzione privatizzata e liberalizzata. Chi non ha il lavoro? Desiste. Come sia possibile fingere di non vedere quello che descrive Luigi Oliveri rimane un mistero delle mediazioni politiche bipartisan del nuovo asse centro centro centrodestra centrocentrosinistra.

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