Marta Vincenzi come Ipazia e l’eleganza del PD

Un lunghissimo sfogo, un’ora di messaggi su Twitter per raccontare la delusione e la rabbia di avere perso ieri le primarie del centrosinistra a Genova, vinte da Marco Doria. E Marta Vincenzi non è stata tenera con nessuno ed è arrivata a paragonarsi a Ipazia, la filosofa di Alessandria d’Egitto assassinata da fanatici cristiani nel V secolo d.C.. «Ora bisogna ricominciare», ha esordito il sindaco, «il rischio di una città che muore e non vuole riconoscerlo è lì. Nel voto a Doria come voto anticasta del tutti uguali. Viva i predicatori». Lo scrive La Stampa (ma potete toccare con mano su twitter). Per questo quando mi chiedono cosa penso del PD mi viene sempre più spesso da rispondere: quale? Perché questo nelle parole di Pippo Civati è una ricchezza ma le parole della Vincenzi sono quanto di più lontano. E il problema è che continuano a coesistere. Ed è un nostro problema.

3 Commenti

  1. CHI ERA “IPAZIA”.
    "Ad Alessandria c'era una donna chiamata Ipazia, figlia del filosofo Teone, che ottenne tantissimi successi nella letteratura e nella scienza da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo. Provenendo dalla scuola di Platone e di Plotino, lei spiegò i principi della filosofia ai suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue lezioni.
    Facendo conto sulla padronanza di sé e sulla facilità di modi che aveva acquisito in conseguenza dello sviluppo della sua mente, non raramente apparve in pubblico o davanti ai magistrati.
    Né lei si sentì confusa nell'andare ad una riunione di uomini. Tutti gli uomini, tenendo conto della sua dignità straordinaria e della sua virtù, l'ammiravano di più.
    Fu vittima della gelosia politica che a quel tempo prevaleva. Dopo la morte del vescovo Teofilo, la cattedra vescovile fu occupata, nel 412, da suo nipote Cirillo, di idee fondamentaliste, specie contro i novaziani e i giudei, e che venne subito in urto col prefetto di quel tempo, il romano Oreste.
    Cirillo, che mal sopportava la predicazione pagana di Ipazia, divenuta ad Alessandria la rappresentante più qualificata della filosofia ellenica, si convinse che l'ostacolo maggiore alla risoluzione della controversia fosse proprio lei.
    Pur non dando un espresso ordine, egli istigò il gruppo fanatico di monaci parabolani ed eremiti della Tebaide guidati da Pietro il Lettore a togliere di mezzo Ipazia.
    E così, dopo averla trascinata fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario, quasi volessero compiere una sorta di sacrificio umano, prima Pietro con una mazza ferrata, poi gli altri monaci con pugnali fatti di conchiglie, massacrarono il corpo di Ipazia e lo bruciarono. Era l'anno 415, il IV dell'episcopato di Cirillo.
    Gli assassini rimasero impuniti. Oreste il prefetto chiese un'inchiesta; Costantinopoli non poté non concederla, e mandò ad Alessandria un tale Edesio, il quale non fece nulla, poiché si lasciò corrompere da Cirillo.
    Oreste ottenne soltanto dei provvedimenti per arginare l'ingerenza politica dei vescovi nei poteri civili. Cirillo in seguito verrà addirittura santificato come esempio di sicura ortodossia.
    Fu Damascio, filosofo neoplatonico (480/prima metà del sec.VI a.C.), quinto successore di Proclo nello scolarcato dell’Accademia, che per primo, nella Vita di Isidoro, incolpò Cirillo del delitto, arrivando addirittura a dire che prima di ucciderla le strapparono gli occhi dalle orbite.
    Nella Storia ecclesiastica dell'ariano Filostorgio, nato circa il 368 d.C. e dunque contemporaneo dei fatti narrati, si arriva a sostenere che l'assassinio non era opera di una amorfa folla fanatica, ma di quel clero cristiano che, ad Alessandria in modo particolare, voleva spadroneggiare su tutti.

    Ipazia viene ricordata, ancora oggi, come la prima matematica della storia, anzi, fu la sola matematica per più di un millennio: per trovarne altre, da Maria Agnesi a Sophie Germain, bisognerà attendere il Settecento. Ipazia fu anche l'inventrice dell'astrolabio, del planisfero e dell'idroscopio.

  2. a proposito di Ipazia, invito per il Sig.ra Sindaco Vincenzi..
    COMUNE DI CASELLE T.SE

    ASSESSORATO ALLA CULTURA
    organizza
    (nei nuovi locali di via Basilio Bona)
    INCONTRO D’ARTE E CONVEGNO SU IPAZIA D’ALESSANDRIA

    (sapiente filosofa, astronoma, matematica e poetessa del IV secolo d.C.)
    e una considerazione sui primi secoli del cristianesimo

    Mostra d’arte in esposizione dal 2 al 18 marzo con orario visite dalle ore 16,00 alle 19,30.

    INAUGURAZIONE MOSTRA : venerdì 2 marzo alle ore 17,30 con introduzione dell’Assessore Luca Baracco e relazione critica di Valeria Massa e Antonio Zappia.
    La mostra proseguirà fino a domenica 18 dello stesso mese.

    VENERDI’ 16 MARZO, ORE 20,45 CONVEGNO SU IPAZIA E IL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI
    Interverranno: Don Ermis Segatti – Direttore dell’Ufficio Cultura dell’Arcidiocesi di Torino
    Il Pastore Giuseppe Platone della chiesa valdese di Milano
    La Dott.ssa Gemma Beretta, autrice di un importante libro sulla filosofa
    La Dott.ssa Anna Iaccheo – appassionata studiosa di Ipazia
    La Dott.sa Valeria Massa – attenta studiosa delle tematiche femminili
    L’assessore Baracco accoglierà gli illustri ospiti
    Coordina il convegno Antonio Zappia
    http://www.equilibriarte.net/eventscal/8051

  3. Fausto

    Non solo ha paragonato se stessa a Ipazia assassinata, ma si è anche chiesta con chi sarebbe stato Don Gallo al tempo di Ipazia.
    Non è che mi mancano le parole, è che non le posso scrivere per decenza!

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