I soldi allegri dei partiti

Il problema dei partiti non è la popolarità: la visione è egoista e semplicistica. Il punto sta nella credibilità che si costruisce con le idee (‘propaganda’, direbbe qualcuno) e con l’amministrazione: amministrazione di istituzioni e amministrazione interna. Le primarie non bastano, bisogna dimostrare di gestire eticamente i propri soldi per essere pronti a gestire i soldi di tutti. Spiegare perché si è aggirato il referendum del ’93 (in modo convincente, possibilmente) e perché i partiti inesistenti esistono sui bonifici dello Stato. E fissare nuove regole. Rifondarsi. Come scrive bene Massimo Greco:

Il problema è che come in tante altre questioni, prese tardivamente di mira solo dall’azione governativa del Prof. Monti, anche il sistema dei partiti politici va rivisto con urgenza. Troppo comodo è stato per la classe politica (recte: casta?) sia della prima che della seconda repubblica mantenere a livello programmatico la previsione costituzionale contenuta nell’art. 49 della Costituzione. Nessuna forza politica, ad eccezione dei radicali, ha mai voluto affrontare la questione attraverso una legge ordinaria, per non parlare della ferita ancora aperta, ed a rischio infezione, per i recentissimi fatti verificatisi in casa PD.

In un momento difficile come questo in cui all’italiano medio viene richiesto un sacrificio straordinario ed ai limiti della sopportazione, com’è possibile continuare ad accettare che all’interno di un partito politico, di destra o di sinistra che sia, vengono utilizzati milioni di euro del finanziamento pubblico senza alcuna forma di controllo? Com’è possibile che a qualunque dipendente della pubblica amministrazione viene richiesto di rendicontare, e di rendere tracciabile secondo i principi dell’evidenza pubblica, anche l’acquisto di una matita e, di contro, accettare supinamente che i partiti politici, la cui funzione pubblica è addirittura solennemente prevista sia dalla Costituzione che dai Trattati europei, possano usare le risorse pubbliche secondo il metodo Lussi? Com’è possibile che un partito politico che dovrebbe “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” possa permettersi il lusso di scegliere coloro che dovranno rappresentarci in Parlamento attraverso il meccanismo della cooptazione fiduciaria contenuto nell’attuale sistema elettorale (Porcellum)? Perché in Francia, in Germania, e anche in Spagna, si sono dotati di adeguata legislazione in materia e solo in Italia si è deciso di rendere “intoccabili” i partiti politici protetti dalla discutibilissima campana dell’associazione di diritto privato?

Sono queste le domande a cui si deve rispondere per comprendere perché anche il legittimo tentativo di allargare la partecipazione democratica interna ai partiti attraverso le primarie rischia miseramente di fallire. Peraltro, il partito politico non può rimanere un comitato elettorale confinato nella sola sfida dei consensi ma deve ritornare ad essere il luogo dove si fa politica 24 ore su 24. E’ questa la funzione che la Costituzione, per quanto snobbata dalla classe politica dominante, ha loro assegnato. Ed è all’uso corretto del suo esercizio che la società civile deve fare appello, anche nel solco dei nuovi strumenti di rendicontazione sociale introdotti nel nostro ordinamento a proposito di azioni correttive (class action) nei confronti delle Istituzioni che esercitano funzioni pubbliche.

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