La violenza sulle donne (e il populismo)

Il fulcro del problema risiede nella mancata consapevolezza che non si sta parlando semplicemente di reati, bensì di violazioni di diritti umani, che si insinuano laddove non vi è un tessuto sociale in grado di respingerli.

Non è sufficiente un Ministero per le pari opportunità se queste istanze non sono inserite tra le priorità dell’agenda politica dei nostri amministratori e dei nostri partiti politici. Non è sufficiente una legge sullo stalking se non si sostengono le donne che trovano il coraggio di denunciare.

È, allora, necessaria una seria formazione per le forze dell’ordine che, spesso, sono il canale di denuncia delle vittime di violenza. È utile un reale aiuto psicologico ed economico, che non si perda nelle pieghe della burocrazia e della solidarietà.

Appare imprescindibile un serio lavoro sul tessuto sociale e questo deve essere compito delle associazioni, dei sindacati, dei partiti e di ogni singolo cittadino. Dobbiamo chiedere con forza che il problema della violenza sulle donne rientri in un serio programma politico e non possiamo attendere che, ancora una volta, forze reazionarie si impossessino strumentalmente di questa battaglia.

Avere lo spessore culturale per affrontare il problema: questo è il nodo. In Regione Lombardia seguiamo la legge anti violenza che abbiamo voluto con forza ma la strada è lunga. Ne parla Odetta Melazzini nel suo post sul sito di NonMiFermo.

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