A chi serve l’Ordine dei Gionalisti?

Non serve (e non è mai servito) a garantire la qualità del prodotto giornalistico, una soglia minima di decenza al di sotto della quale non si può più parlare di giornalismo. Non serve più, ai pubblicisti, che entro il 13 agosto dovranno essere cancellati dall’albo professionale, come prevede il decreto del governo Monti, sulla base di un principio banale ma sacrosanto: chi non ha superato l’esame di Stato non può essere iscritto all’albo professionale. Non serve ai citizen journalist, ai titolari di blog, alle migliaia di giovani colleghi senza tutela che ogni giorno si sforzano di raccontare questo Paese oltre i recinti corporativi dell’appartenenza professionale e che spesso vengono sanzionati ‘’per esercizio abusivo della professione’’. Non serve più sotto il profilo disciplinare, visto che il decreto Monti lo ha svuotato di questo potere, affidandolo ad un collegio esterno.  Non serve ai giornalisti, quelli veri, che non hanno bisogno di un Ordine arroccato a presidio di un’identità ormai virtuale e che negli anni hanno assistito alla mutazione genetica degli elenchi: oggi l’Ordine ha110.000 iscritti, il 70,7% sono pubblicisti, solo il 19 per cento ha un contratto di lavoro, 84 mila di essi sono sconosciuti all’Inpgi e dei restanti 26 mila, 6 su 10 hanno un reddito inferiore a 5000 euro lorde l’anno. Chi sono questi 84 mila e cosa fanno dentro il nostro ordine professionale? Gli resta, come giustificazione della sua esistenza, la formazione professionale, ma è solo un business, fallimentare sotto l’ aspetto didattico e, oggi, anche economico: a Bologna, dove la scuola esiste da anni, hanno sospeso l’ultimo corso, i candidati non ce l’hanno fatta a superare i test di cultura generale. Una riflessione di Giuseppe Lo Bianco. Mentre il ‘giornalista’ Pino Maniaci (un amico di cui ho parlato spesso) chiude Telejato come racconta Ivan Asaro.

4 Commenti

  1. Ross

    Oltre a quanto letto su che è in buona parte condivisibile, ed in parte opinabile, ma un vero Ordine dei Giornalisti dovrebbe garantire una dignità della professione in tutte le direzioni, un rispetto della stessa verso tutti.
    Quando c'era Emilio Fede (caso più eclatante, senza pescare in altri casi dubbi, ma meno apparenti), l'ordine dei giornalisti ha mai fatto qualcosa che eliminasse l'imbarazzante cronica mancanza di etica?
    Non ci risulta. Pertanto, l'ordine di giornalisti, strutturato così com'è oggi, non ha senso, poichè tenterebbe di tutelare solo in un senso, la categoria, e non l'informazione ed il rispetto per chi ne fruisce.

  2. GAP

    Bisogna fare una campagna per abolire l'antiquato Ordine dei giornalisti. A cui oggi é tra l'altro praticamente impossibile accedervi. Il citizen journalism, il web, le nuove forme di comunicazione stanno rendendo poi sempre più anacronistica la permanenza di questo Ordine. Invece si dovrebbe come sottolineato sopra da cremonademocratica creare un sindacato che tenga conto proprio dei mutamenti avvenuti e difenda gli interessi di tutti coloro che fanno giornalismo in una forma o in un'altra. Però l'Ordine va abolito, é solo fonte di privilegi.

  3. cremonademocratica

    Se si elimina l'Ordine bisogna rafforzare il sindacato. Basta che stiamo uniti e non ci ritroviamo soli a trattare con l'editore!! E di sicuro c'è biaogno di aggiornamento permanente. Ma sulla qualità dei giornali gli editori hanno troppo potere: è un problema più sindacale per me che da Ordine professionale.

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