Pio La Torre, il contadino architetto

Le grandi invenzioni sono di grandi uomini. I grandi uomini hanno una dote, inventano quando gli altri non stanno nemmeno pensando e quando realizzano I mediocri si rodono per non averci pensato e dicono “anche io lo pensavo, era quello che dicevo anche io”.

Pio La Torre era un uomo di umili origini, chiese di tornare a Palermo mentre lo aspettava una carriera da deputato antimafia. Ma lui voleva combattere sul fronte e nel 1981 tornò. Le sue prime antipatie se le attirò con la campagna contro la base missilistica a Comiso, Pio comincia a scavare.

Ma il suo colpo di genio fu quello di applicare un criterio logico, verificare come mai alla camera di commercio di Palermo alcune aziende prima fanno la fame, poi vanno a fatturati da capogiro, domande che non vanno giù alla criminalità. Pio riflette e nel frattempo scava, va contro la costruzione di un palazzo congressi, voluto da costruttori in forte odore di mafia. E scava.

Contrasta I grandi progetti di risanamento della costa palermitana, vuole sapere chi saranno le ditte che se ne occupano per non contaminare di soldi sporchi mentre si pulisce il mare. E scava.

Il culmine è la proposta di legge, poi controfirmata dall’allora ministro Rognoni, in cui si chiede di riconoscere il reato di associazione mafiosa e di indagare e sequestrare in caso di arresto, I patrimoni dei membri di Cosa Nostra. Pensare che senza questo disegno di legge, Falcone non avrebbe potuto avere un tavolino dove allineare gli assegni e capire I movimenti patrimoniali che regolavano il denaro della mafia. Sta finendo di scavare.

Un post da leggere di Ettore Zanca su Pio La Torre.

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4 Commenti

  1. Pereira50

    Ecco, la nefasta politica dell’emigrazione promossa da De Gasperi e perseguita instancabilmente dai governi della Democrazia Cristiana in questo secondo dopoguerra con il rifiuto della riforma agraria pur storicamente matura e la conseguente riduzione alla fame delle popolazioni meridionali. Di qui infatti la fiumana immensa e precipitosa verso tutti i paesi del mondo di oltre 6 milioni e mezzo di lavoratori italiani e il ritorno aggravato nella nostra penisola del fenomeno delle terre incolte che oggi sono valutate circa 5 milioni di ettari. L’odierna paurosa crisi dell’economia italiana, della quale in deficit della bilancia alimentare è insieme indice e causa primaria, è dunque un frutto attossicato delle scelte che sono state fatte dai governanti negli anni Cinquanta per servire interessi di una classe sfruttatrice e parassitaria, qual è la grande borghesia agraria, e per puntellarne e restaurarne l’arcaico odioso sistema di potere contro la salente impetuosa ondata rinnovatrice.
    Ecco l'importanza di quei provvedimenti, di Fausto Gullo che per troppo poco tempo è rimasto al ministero dell'Agricoltura, fu spostato anche quando i comunisti erano al governo dall'Agricoltura alla Giustizia.

  2. Pereita50

    La legge sulle terre incolte e/o malcoltivate avrebbe fatto più male alla mafia della legge sulla confisca dei beni mafiosi:
    Placido Rizzotto fu ucciso e fatto sparire proprio per questo, Pio La Torre fu arrestato e fece 15 mesi di carcere proprio per l'occupazione di quelle terre.
    Oggi viviamo un paradosso eclatante: le terre conviscate alla mafia hanno un percorso positivo: vengono utilizzate per fini sociali:
    ma la Costituzione Italiana prevede all'articolo 42 prevede che la proprietà privata è garantita, ma deve assolvere ad una funzione sociale, ecco perchè gli arresti, il carcere per coloro che occupavano le terre incolte era una cosa illegale.

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