#openlombardia Avere coraggio. In Lombardia.

Il mio intervento per Affaritaliani.it

Dunque domani arriva in Aula la mozione di sfiducia per il Governatore Roberto Formigoni. E, comunque vada, è un’ottima notizia: le vicende del governatore (e soprattutto degli amici dei suoi amici) hanno riempito le pagine dei giornali, intasato le agenzie di stampa ma sono sempre state fuori dall’aula. In un processo di alienazione che forse sarebbe da analizzare con responsabilità in un momento in cui lo scollegamento delle istituzioni esplode in tutta la sua gravità.

L’atto politico è importante perché il centrosinistra potrà raccontare (e ascoltare) quanto sia difficilmente sostenibile questa ridda di voci che mina l’istituzione democratica regionale alle radici: nelle fondamenta della credibilità. Non è una questione meramente giudiziaria (e il mio augurio è che non si strisci in Aula solo su quello) è molto più semplicemente una questione di opportunità. E’ opportuno che un amministratore di condominio sia in amicizia con tutti gli inquilini su cui pesano ombre? Ecco, la risposta è semplice. Qui non si tratta di avvisi di garanzia o di aspettare la giustizia sul fronte delle condanne; ogni tanto la politica (e la società “civile”) ha l’obbligo di un rinvio a giudizio morale e etico e questo, Roberto Formigon,i non può non averlo colto in queste ultime settimane.

L’occasione della mozione di sfiducia è utile anche per stanare le tiepidezze dell’UDC (si vota, sì o no, niente trapezismi politici) e, soprattutto, per vedere all’opera la Lega post congressuale: quella Lega che urla a gran voce di volere tornare alle origini e si dichiara non più disposta a tollerare inciuci. Vuoi vedere che la Lombardia così retorica e intollerante spesso contro i nemici sbagliati domani si risveglia capace di assumersi la responsabilità di non tollerare anche le prepotenze, le zone grigie e i potentati?

Ma la Lombardia del futuro non nasce sotto il cavolo di una mozione di sfiducia. Anche di questo dobbiamo prenderci la responsabilità. Perché non è pensabile (e sarebbe una triste strumentalizzazione politica) non raccontare che la Lombardia formigoniana non ha funzionato nei suoi decennali passaggi amministrativi, nell’inefficace difesa del territorio, nella gestione privatistica e privatizzata della scuola e della sanità, nel fallimento ambientale che espone intere province a situazioni di nocività insostenibili, in una politica che si sa pensare solo sistematica e sistemistica. Oggi Regione Lombardia (e chi vuole essere credibile nel governarla) deve dare risposte concrete sui temi che contano: il lavoro, i costi sociali, le opportunità da inventare e mettere in campo subito e sull’uguaglianza. L’uguaglianza che non è una bandiera da sventolare ma passa tra le stesse opportunità per tutti, senza passare da lobby antisociali, e che una volta per tutte deve rendere anche la politica più uguale ai cittadini che vorrebbe rappresentare.

Per questo la vera mozione di sfiducia a Formigoni è in un tavolo di programma serio del centrosinistra senza accorpamenti algebrici insulsi su sigle e partiti ma che passi dalle soluzioni da proporre. Perché partecipazione non significa trovare la forma più empatica e simpatica di comunicare qualcosa ma sta tutta nel praticare il cambiamento, tutti insieme. E la partecipazione e il cambiamento stanno in un programma semplice e chiaro di cosa faremo noi al governo della Regione e passa, lasciatemelo dire, da un percorso di coinvolgimento attraverso le primarie con regole e tempi certi da stabilire il prima possibile.

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