Sono orfano e non so cosa dire sulla ‘ruota’ alla Mangiagalli

Questo dovrebbe essere uno di quegli articoli che uno li legge e pensa, wow, pensa da solo con il suo essere solo, wow, che bell’articolo. Pubblicato così tardi, quasi notte, perché si è sicuri che giri comunque. Virale nonostante l’orario. Insomma.

E’ che ci sono rimasto due giorni, due, duegiornidue, su questa storia di Mario, che hanno lasciato nella ruota degli orfani della Mangiagalli a Milano. Depositato come un figlio spurio in contrassegno. Una cosa del genere. E voi già pensate che questo articolo è un articolo irrispettoso e duro, sono sicuro, che lo pensate. Ma adesso ci arriviamo. E vedete.

Il bambino dentro la ruota nel Medioevo (ce lo insegnano i libri del Medioevo, quelli scritti di quegli anni lì, mica sappiamo se sono stati i servi dell’informazione dell’epoca e allora li riprendiamo subito per buoni) è una pratica che dobbiamo storicamente accettare. Ci dicono che bisogna “storicamente” accettare quando ci presentano un vassoio impresentabile ma con cent’anni di motivazioni dietro. Abitudini, mica valori. Ma cent’anni di valori. Mica noccioline.

E’ che mi chiedo come si possa raccontare una storia di un orfano lasciato sulla ruota degli orfani. Perchè poi anche i giornali ci hanno messo del loro e hanno affilato le penne. Scrive il Corriere che: L’ultimo gesto d’amore della mamma in difficoltà è un biberon di latte materno e qualche vestitino lasciati al suo fianco. Prima di abbandonarlo. Sono le sei e mezza del pomeriggio di ieri quando una donna, probabilmente europea, schiaccia il pulsante rosso della «Culla per la vita» della clinica Mangiagalli, la saracinesca si alza per chiudersi quindici secondi dopo, dentro rimane il neonato, un ciuffo di capelli scuri e una tutina azzurra.

Sotto c’è una canzone soul troppo ubriaca per essere musicalmente credibile. Troppo.

E ora, per essere pronti allo sprint sempiterno delle primarie in tutti questi penultimatum politici, bisognerebbe anche capire bene come declinarla questa cosa. Del bambino lasciato solo come si lasciano soli i bambini lasciati.

Trovare un senso per scrivere il pretesto di un ordine del giorno, una mozione o un progetto di legge se sei un geniale legislatore del marketing politico.

Invece è solo dolore. Inadeguatezza. Senza parole senza, senza nemmeno una parola da dire.

E’ che sono stato adottato. Incredibile, direte voi, adottato. Lui. Giulio Cavalli che combatte la mafia. Pure adottato. Scortato e adottato. Che tristezza buona per farci la fascetta di un libro. Urrà, dicono  distributori di malinconia da scaffale.

E un po’ mi stupisce (mica io, mi stupisco, anche se sarebbe una bella frase ad effetto), mi stupisce che sono stato adottato e credo che la legge 194 sia da conservare, custodire e difendere a mani giunte come si giungono le mani laiche pronte a immolarsi per una valore con religioso coraggio.

E non so proprio cosa dire su Mario lasciato nella ruota. Un silenzio con dentro tutto un mondo di bene. Mica solidale. Inadeguato come ci si sente inadeguati davanti all’amore che si ha paura di perdere e di solito è l’amore della vita.

Però almeno sulla storia di Mario ho deciso di scrivere e confessare questo pezzo del mito da sgretolare. Anche perché sono finito a chiedere l’amicizia su facebook a mio fratello Giuseppe che non sa nemmeno di essere mio fratello. Perché il cognome è diverso e mi ha scritto “chi sei?”, così mi ha scritto. E io non gli ho risposto mai. Mai.

Buona notte Mario. Domani ti sveglierai e capirai (un pezzo, non troppo, con parsimonia) che tutto è terribilmente complicato da essere troppo affascinante per lasciare perdere.

Anche senza sofismi e conclusioni come quelle che ci si aspetterebbe da un aspirante statista.

16 Commenti

  1. franca

    io sono convinta che nelle situazione occorra trovarsi per capire…. da fuori tutto è lucido, pulito, brillante ma da dentro vai anche contro quello in cui hai sempre creduto, se non sei abbastanza forte in quel momento, se non hai altra possibilità…. in un mondo umano, non dovrebbe essere un problema, la madre sicuramente bene non starà mai e magari per quel piccolo sarà una fortuna essere cresciuto da persone che gli vogliano bene. Almeno spero.

  2. Miss

    E invece che dire? il dolore di non poterlo avere un figlio, il dolore straziante perchè dalla mia parte si prova quasi sollievo a sapere che un Mario forse un giorno toccherà anche a me…

    La ruota "degli esposti" è anche per chi deve convivere con la consapevolezza che un figlio lo avrà solo se qualcuno non potrà crescerlo… una famiglia nascerà dall'unione di tanti dolori, prima o poi tornerà il sereno ma è terribile sentirsi uno squalo in attesa che una famiglia fallisca per rinascere dalle sue ceneri…

  3. Ti stimo caro Giulio per quello che sei e per quello che dici.
    Io non sono stato adottato ma purtroppo dopo la separazione non sono riuscito, forse solo per colpa mia, ad avere un buon rapporto con mia figlia. Questo mi ha reso triste e con tanta voglia di lottare come te. Tu contro la mafia, io contro la sanità non esclusivamente dalla parte del paziente.
    Spero in fondo che un giorno mia figlia sia "adottata" da qualcuno che sia più bravo di me. Ma nessuno mai le vorrà più bene di quello che le voglio io. Forse quella mamma starà pensando le stesse cose. In silenzio.

  4. Dr.Macondo

    Eppure io la ruota medioevale la trovo, appunto, medioevale. Una cosa da scenografia formigoniana, buona per una foto sul giornale. Come i profughi Haitiani sbattuti in ospedale sotto elezioni e poi rimandati con una pedata nel sedere al mittente quando non servivano piú.
    Quante volte in questi anni sono state usate le ruote inaugurate in pompa magna dall'esimio? Credo proprio un numero estremamente esiguo. Io penso che la via migliore, quella che le future mamme in difficoltá dovrebbero conoscere, é il mancato riconoscimento in ospedale, dopo la nascita. Questo tutela la mamma e il bambino.

  5. sabrina

    incondizionato amore per la vita! inadeguato è chi nn ama! amare comunque, faticosamente, amare sempre! non pensare di amare ma farlo a prescindere, sempre e comunque per comprendere e andare oltre. che la vita è un attimo e di noi è l'amore che resta. l'amore tutto, che tutto sa spiegare, che nn ha bisogno di leggi scritte perchè è l'unica legge che c'è.

  6. Che dire?

    Io credo che quella madre abbia scelto nel dolore, comunque. E che siano stati nove mesi di attesa senza speranza. Almeno al suo bimbo, una speranza l'ha data. Ha il mio rispetto. E l'immensa tristezza nel pensare che nel 2012 siamo ancora nel medioevo, dove una madre non può essere aiutata a crescere suo figlio.

  7. Elisa

    Certo che chiamarlo Mario perchè ieri era Santa Maria Goretti, vergine martire, glielo potevano proprio risparmiare eh…

    Comunque, Giulio, fai bene a non prendere posizione. Le storie sono personali e non esiste il giusto o lo sbagliato, ma il meglio possibile che una madre cerca disperatamente per la propria creatura (anche a costo di doversene separare). La società non la aiuta spessevolte. Spessevolte non la aiuta il padre in questione.

    Il rispetto è un atto dovuto.

Rispondi