Il Teatro Sfollato che vince sul terremoto

“Quest’anno ad esempio – dice Nicolò Cecchella, un altro dei soci fondatori – ci siamo trovati senza un soldo e con il bisogno di restaurare la struttura. E allora ci siamo inventati un cantiere aperto: abbiamo immaginato il teatro come una nave in secca che si ferma per lavorare. Lo abbiamo chiamato “Teatro in rada” e abbiamo lanciato un appello: venite a darci una mano”. Il risultato? La prima sera di lavori non c’erano abbastanza utensili per tutti: spettatori, cittadini e amici sono arrivati da tutte le zone dell’Emilia e non solo, semplicemente per ricostruire un teatro, un progetto culturale nato dal basso, da mani giovani che non sembrano volersi fermare.

Quando il Teatro si prende la responsabilità di scrivere le storie per le persone e non per gli spettatori scrive copioni così.

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