Sì, ho continuato ad avere vergogna e ho capito questo, che tutti eravamo nella peste; e ho perduto la pace.

Ho capito allora che io, almeno, non avevo finito di essere un appestato durante i lunghi anni in cui, tuttavia, con tutta la mia anima, credevo appunto di lottare contro la peste. Ho saputo di aver indirettamente firmato la morte di migliaia di uomini, che avevo persino provocato tale morte, trovando buoni i principi e le azioni che l’avevano determinata. […] Mi sembra che la storia mi abbia dato ragione, oggi si fa a chi uccide di più. Sono tutti nel furore del delitto, e non possono fare altrimenti. […] La faccenda mia, in ogni caso, non era il ragionamento; era quella sudicia avventura in cui sudice bocche appestate annunciavano a un uomo in catene che doveva morire e regolavano le cose per farlo morire dopo notti e notti di agonia. La faccenda mia era il buco nel petto. E mi dicevo che mi sarei rifiutato di dar mai una sola ragione, una sola, lei capisce, a quella disgustosa macelleria.[…] Col tempo, mi sono accorto che anche i migliori d’altri non potevano fare a meno di uccidere o di lasciar uccidere: era nella logica in cui vivevano, e noi non possiamo fare un gesto in questo mondo senza rischiare di far morire. Sì, ho continuato ad avere vergogna e ho capito questo, che tutti eravamo nella peste; e ho perduto la pace. Ancora oggi la cerco, tentando di capirli tutti e di non essere il nemico mortale di nessuno.

(Albert Camus – La Peste)

Un commento

  1. beppebettani

    Intollerabilmente triste e patetica una politica fatta di insulti e scomuniche reciproche. Nel nostro campo, tanto per dimostrare che non si impara mai dagli errori del passato. Invece di studiare e proporre progetti sociali ed economici alternativi a questo miserabile pseudo liberismo, invece di confrontarsi sui contenuti, si continua a urlare e a scagliare anatemi contro le altrui pseudo mostruosità. Ovvio che cosi facendo si distrugga ogni possibilità di una vera alternanza. Ma in fondo ciò che più si teme, quando non si ha un progetto di autentico cambiamento, è la tragedia di essere chiamati a governare.

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