Una nuova Lombardia #davvero /3

Discontinuità: lo sto ripetendo spesso e dappertutto in questi giorni. La Lombardia ha bisogno di discontinuità con il passato e soprattutto con il futuro che il Celeste aveva programmato e ha lasciato come impianto per i prossimi anni. Una discontinuità che non sia solo nei comportamenti (troppo facile una campagna elettorale sul “non rubare” che spinge alla pacca sulla spalla piuttosto che a un disegno di speranza) ma che sia politica, quasi eversiva nella legiferazione (oh mio dio, eversiva, che comunista!) che tolga le buone pratiche dal cassetto e le accenda in giro per la Regione.

Tra le proposte arrivate in discussione sulla nostra piattaforma Lombardia #davvero:

La riconversione urbanistica della Rhur ha consentito in Germania di creare nuovi posti di lavoro, di migliorare l’ambiente in una delle zone più inquinate tedesche e di all’allargare l’offerta turistica e culturale, nonché migliorare la mobilità.

Perché non farlo anche in Lombardia, invece di costruire i soliti inutili palazzi che rimangono sempre vuoti?

E ha ragione Saverio quando prende ad esempio la maggiore area industriale della nord Europa. la Rhur:

Negli ultimo decennio la Ruhr ha subito il più esteso e articolato piano di riconversione urbanistica del continente con risvolti molto positivi su di un ambiente deteriorato dalla passata industrializzazione e un deciso miglioramento dello stile di vita dei suoi numerosi abitanti. Perché la Ruhr fu il fulcro della metallurgia grazie a giacimenti di ferro e di carbone rinvenuti a pochi centimetri della superficie e al genio dei pionieri dell’industria tedesca: la famiglia Krupp in primo luogo. A vent’anni dalla crisi della siderurgia, fabbriche, miniere, silos, centrali elettriche, mulini, bacini fluviali e gasometri sono stati trasformati in musei, arene, teatri, piscine, acquari e centri commerciali. Le politiche per la riduzione di polveri sottili ed emissioni di CO2 sono state accompagnate dal rimboschimento di ampie aree. La metropoli che aggrega le città di Essen, Duisburg, Dortmund e Oberhausen – dominata dalle ciminiere, servita da una griglia di autostrade e popolata da cinque milioni e mezzo di abitanti – ha riscattato il suo grigio passato per diventare la nuova frontiera di arte e intrattenimento.

Un polo che attrae ogni anno milioni di turisti da Germania, Olanda, Belgio e Francia. Ma non ha dimenticato le sue origini nel lavoro. A Dortmund c’è il Dasa, il più grande museo del mondo dedicato a sicurezza e antinfortunistica. Paradossalmente, il migliore esempio di divulgazione sul tema degli incidenti sul lavoro si trova a pochi km dal quartier generale delle acciaierie Thyssen-Krupp, responsabile della tragedia di Torino. Non possono dire che non sapevano, che non erano informati!

L’intervento più singolare nella zona è quello del gasometro di Oberhausen, adibito a gigantesco centro espositivo con un osservatorio a 170 m di altezza. Nei dintorni sono stati realizzati il maggiore acquario tedesco, un luna park, un’arena, uno shopping centre e una promenade con ristoranti, bar e discoteche. L’opera urbanistica più interessante è quella del porto fluviale di Duisburg, ridisegnato da Norman Foster come borgo residenziale sull’acqua: nell’ansa del canale, diviso da una diga, è stata ricavata un’arena e il maggiore mulino è stato adibito a museo d’arte contemporanea. All’altro lato di Duisburg, l’ex ferriera Meiderich è ora il Landschaftspark con teatri, ristoranti, negozi, area espositiva, palestra di roccia sulla parete di un silos e piscina per immersioni in un gasometro. Ma il capolavoro della Ruhr è la Zollverein di Essen: la maggiore miniera di carbone d’Europa, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, convertita in un centro multifunzionale. Nella fornace Norman Foster ha allestito il Red Dot Design Museum. In altri edifici sono stati ricavati centro congressi, fiera, teatri, film studio e bistrot. Nel corpo centrale il percorso della lavorazione del carbone è stato affiancato da spazi espositivi.

Viene da pensare allo stesso progetto su Arese nella zona ex Alfa Romeo o nel bresciano o nelle tante aree dismesse. Viene da pensare ad una Lombardia che non lasci suolo intentato,  che veda sul cemento ciò che non sembra immaginabile. Viene da pensare ad una inimmaginabile Lombardia. Davvero.
ps: proponete, diffondete e fate proporre qui.

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