Cosa votano gli operai

berlinguer-operaidi Nicola Melloni
da Liberazione

L’analisi dei flussi elettorali è impietosa per il centro-sinistra. Secondo tutti gli istituti di ricerca, dalla Polis di Diamati all’Ipsos, la coalizione di Bersani-Vendola è solo terza nel voto tra gli operai, superata sia dal Movimento 5 Stelle (primo), che dal Pdl (secondo). Un risultato, in realtà, che non sorprende più di tanto.
Già negli scorsi anni si era parlato e discusso a lungo del voto operaio pro-Lega. Ora la situazione è completamente degenerata, con solo un quinto delle tute blu che hanno scelto il Pd e la sua propaggine di sinistra, Sel – che pure candidava operai e sindacalisti. Non è una situazione nuova nella storia e non è un problema solamente italiano – basti pensare ai voti operai che prende Le Pen in Francia, fortissimo in quelle che una volta erano roccaforti del Pcf – ma configura un problema molto serio, sia per la sinistra nel suo complesso, sia per la democrazia in generale. 
Una sinistra senza classe operaia è, per sua natura, una non sinistra. Non occorre essere marxisti per riconoscere che gli interessi del lavoro, degli sfruttati sono da sempre il pane quotidiano di tutti i partiti che si riconoscono nelle diverse famiglie del laburismo, dalla socialdemocrazia alla sinistra comunista. Per dirla con Bersani, la difesa del lavoro dovrebbe essere la ragione sociale della ditta – che altrimenti ha davvero poca ragione d’essere. A maggior ragione in un periodo di crisi, con la disoccupazione in preoccupante aumento e la povertà, che pareva una volta sconfitta e che fa sentire i suoi morsi anche tra la classe media. 

(continua qui)

16 Commenti

  1. Il dramma, per altro, non e' solo che gli operai vanno a destra, ma che una sinistra che non li rappresenta perde il suo significato come sinistra, cioe' come portatrici di interessi di classe che, oggi piu che mai, sono anche interessi generali. Quando di pretende di rappresentare tutti – e cosi facendo si nega la dialettica capitale-lavoro – si finisce per rappresentare solo i piu forti. E' la storia di questi anni…

  2. Leggo in alcuni commenti quello che sec me e' un errore di fondo, cioe' il non capire gli operai che votano berlusconi o i concorsi di colpa col PD. L'equivoco nasce dal ritenere l'operaio un soggetto intrinsicamente di sinistra. Ma non lo e'. RIprendendo Marx, e Gallino, c'e' una differenza tra la classe in se' – e cioe' l'obiettivo dato socio economico – e la classe per se' – cioe' la presa di coscienza politica. Il passaggio e' fondamentale e richiede, appunto, la presenza di un partito di sinistra che organizzi politicamente i lavoratori. Non farlo vuol dire abbandonarli a chi parla ai loro bisogni, anche i piu bassi- lo fece, benissimo, hitler, per esempio. Nella chiara differenza storica, non si vede perche' non debbano votare B. – non pagheranno l'IMU – o la Lega – fuori gli immigrati piu' lavoro per gli italiani….

  3. mario

    cereto che una bella fetta di colpa c'e l'ha il pd e anche la sinistra dare il si alle pensioni d'oro e votare la riforma delle pensioni nonè stato il massimo x stare vicini agli operai aver sempre balbettato sulle riforme ecc ecc. la cosa che non capisco è come un operaio possa dare il voto a berlusconi siamo al masochismo sfrenato anche se ne conosco parecchi cosa dire Gente cerchiamo di essere più credibili ……

  4. E’ la scoperta dell’acqua calda! Anche quando c’era il PCI il voto operaio andava verso la DC. Rappresentanza sociale e rappresentanza politica non sono la stessa cosa. Anche nella rappresentanza sociale funziona cosi: il 60 per cento non sono iscritti ad alcun sindacato e fra gli iscritti il 40 per cento sceglie la CGIL. Fra questi, gia dal 92n sceglievano Lega e PdL.

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