Internet, la democrazia al chilo e le quirinarie

Non sopporto l’informazione al chilo, la cultura al chilo e negli ultimi giorni comincio a diventare intollerante di fronte a internet e democrazia vendute al chilo. Ne scrivevo giusto ieri qui di come sia semplicistico pensare ad una democrazia diretta direttamente dipendente alla rete in sostituzione di tutto il resto. Per carità, l’idea della rete come madre della democrazia è affascinante in un Paese come il nostro dove internet è ancora in piena fase pionieristica (dietro a Barbados e Panama, al 50° posto per economia digitale) ma l’alfabetizzazione all’analisi è ancora una chimera. Ieri sentivo qualcuno lamentarsi delle 55 cartelle di Fabrizio Barca nel suo documento per un buon Governo: non riusciamo ad avventurarci più in là del singolo click.

Per fare un altro esempio, il post di questo piccolo blog più letto di ieri (e scommetto che lo sarà anche di oggi) è questo e sono in molti ad avere commentato in facebook o su twitter semplicemente il titolo senza nemmeno avere aperto il link: la compulsione da click, appunto.

E anche sul presunto attacco hacker al blog di Beppe Grillo varrebbe la pena andare un po’ più a fondo. Federico Mello prova a ricostruire la vicenda con un po’ di logica e analisi, appunto:

Ma è proprio così? Qualcuno è volutamente entrato nel sistema della Casaleggio per boicottare questa prova di democrazia? Se fosse, sarebbe molto grave. Chi l’avrebbe fatto, per conto di chi? E non dovrebbero essere preoccupati, Grillo e i suoi, per questo boicottaggio? È come se il Pd avesse annullato le sue primarie dopo il furto di un gran numero di schede.

Ma la verità in questo caso è un’altra: non c’è stata alcuna intrusione esterna. Lo spiega bene il comunicato della Dnv, l’azienda specializzata che ha “certificato” le operazioni di voto. Dice infatti: «A seguito di uno dei controlli pianificati, relativo all’integrita del sistema, è stata rilevata un’anomalia, i cui effetti sono stati verbalizzati. L’anomalia ha compromesso in modo significativo la corrispondenza tra i voti registrati e l’espressione di voto del votante». Significa che sono stati registrati più votanti degli aventi diritto. Sempre la Bnv specifica inoltre: «Trattandosi di un controllo periodico non è stato possibile determinare con certezza il momento iniziale della compromissione».

Di hacker, non si fa alcun cenno. E non potrebbe essere altrimenti: la Bnv è una azienda di certificazione, non di sicurezza informatica. Nel suo “chi siamo”, spiega: «DNV Business Assurance Italia svolge, da parecchi anni, un’intensa e competente attività nel settore delle verifiche, ispezioni e certificazioni di sistemi di gestione, prodotti in campo industriale e nei settori dei servizi». Insomma, rispetto a procedure concordate, l’azienda verifica che vengano svolte in modo corretto. E non è un caso che abbia fatto dei “controlli periodici”: non ha le competenze informatiche per “difendere” un server, e non ha sistemi di monitoraggio, nè di tracking, di tracciamento, per risalire a possibili incursioni.

Dove è venuta fuori allora la storia degli hacker? Dalle parole di Grillo. E, indirettamente, da quelle di Messora. Perché? Bhè, la risposta non la sapremo mai. Ma l’ipotesi più probabile è che alcuni utenti abilitati al voto abbiamo potuto votare più volte per una difetto nel sistema costruito dalla Casaleggio. E, invece di ammettere l’errore, (un pessimo viatico per chi che nel suo statuto intende dare “al popolo della rete” la titolarità del governo), quando le cose non hanno funzionato, ecco subito gridare allo scandalo, all’attacco informatico.

Se vogliamo un approccio serio all’applicazione politica della rete non possiamo rinunciare ad una scolarizzazione seria e collettiva (democratica, appunto) sui suoi meccanismi e il Movimento 5 Stelle dovrebbe (o potrebbe) essere l’avamposto culturale. In fretta. Come dice Leonardo nel suo post di oggi:

Io credo che i militanti del M5S che chiedono insistentemente, da mesi, una piattaforma realmente democratica a Grillo e Casaleggio dovrebbero riflettere seriamente su quello che sta succedendo. Se la tanto promessa piattaforma non è mai pronta, forse non si tratta soltanto di un problema di tempo, come a volte avete letto su beppegrillo.it. Casaleggio avrà anche tanti impegni, ma quello che vi ha promesso, tecnicamente, non ve lo può dare. Il fatto che succeda di nuovo un incidente del genere, dopo i disguidi durante le parlamentarie, la dice lunga. Noi non sappiamo esattamente quanti siano gli iscritti al MoVimento al 31 dicembre 2012 (quelli che avevano diritto di votare), ma Casaleggio sì, lui lo sapeva. Ha tutti i dati necessari a capire quanta gente avrebbe votato ieri e a prevedere i possibili picchi di traffico. Ma non ci riesce. O non ne ha i mezzi o, probabilmente, non ne è capace. Ma non ha la minima importanza, così come non ne ha avuta per le parlamentarie. Non si tratta di eleggere veri rappresentanti: si tratta di vendere l’idea del movimento che decide in rete, con tutto il bello e tutto il brutto della rete, compresi i malvagi hacker inquinatori della volontà popolare. Grillo e Casaleggio non hanno la minima idea del futuro che stanno vendendo: è un pacco, intanto lo piazzano, se poi dentro c’è qualcosa che funziona tanto meglio, ma non dipende da loro. Loro fanno il marketing, loro piazzano il pacco.

Viene in mente la teoria di Steve Jobs su come i venditori rovinino le grandi aziende, quando vanno al potere al posto degli ingegneri. Il M5S non è una grande azienda, è un movimento politico, dentro un pacco. Volete che funzioni? Scartate via il pacco, licenziate i professionisti dei fiocchetti. Sono stati molto bravi, ma da qui in poi possono soltanto rovinare tutto.

Perché altrimenti non c’è differenza: stiamo semplicemente al Drive-In e il paraberlusconismo 2.0.

6 Commenti

  1. tony Battaglia

    io non riesco ad essere diplomatico come Salvo Mandarà, per cui, quello che mi viene da dire d’istinto, è che, un vero giornalista prima di tutto deve essere un investigatore e quando scrive un articolo, deve avere le prove di ciò che scrive. ultimamente invece noto che molti scrivono in base a ciò che va di moda, cioè, mettere in cattiva luce un potenziale avversario il cui operato potrebbe danneggiare se stesso(il giornalista) o il suo datore di lavoro nonché lo schieramento politico a cui si appartiene, anche se ciò che si scrive non corrisponde alla realtà dei fatti (tanto molta gente prende per buono il titolone)…!!da ciò ne deriva la pratica diffusa del taglia e cuci…!!! fortunatamente e anche grazie a Grillo la gente capisce che l’informazione viene spesso distorta e che è giusto andare alla ricerca della notizia reale o di ciò che ne da la prova dell’autenticità….!!!

  2. Giovanni

    Giulio,

    per favore, fammi capire perchè la certificazione della DNV, dopo le quali il voto è stato annullato davvero ( il pensiero va a qualche altra primaria… ) e le impressioni di Messora, sono meno credibili dell’ “Ipotesi più probabile” di Mello, che non ci capisce un accidenti nè di informatica nè di analisi politica nè quindi di M5S.

    Non l’ho manco finito il post.

    Stima e buon lavoro

  3. Diego

    Farsi aiutare da Federico mello per capire qualcosa è come mettersi un dito nell’occhio per vedersi meglio. Quello che hai scritto lo dimostra. Mello non ha mezza competenza informatica e parte da un presupposto sbagliato. Almeno tu informati un po’di più

  4. Caro Giulio,
    se ti ricordi di me (dubito perché ho avuto il piacere di incontrarti personalmente solo una volta a Milano per uno dei tanti No Formigoni day), sai quanto io stimi e apprezzi te e il tuo lavoro. Faccio questa premessa perché non vorrei che si pensasse ad un attacco “strumentale” a cui, purtroppo siamo molto abituati in Italia.
    Voglio dare per scontato, che l’analisi proposta nel tuo articolo sia corretta. Bada bene, non ho elementi ne per smentirla ne per supportarla, ma voglio partire di proposito dal “caso peggiore”. Quindi ammettiamo che il problema avvenuto nei server di Casaleggio sia semplicemente dovuto al fatto che alcuni utenti ABILITATI siano riusciti a votare più di una volta. Vorrei sottolineare che anche in questa ipotesi, questi presunti iscritti “pianisti” avrebbero fatto un’azione scorretta. Tanto più scorretta visto che secondo questa ipotesi tratterebbesi di iscritti, quindi insomma di GRILLINI!
    Quindi quale sarebbe il problema? Che Casaleggio vergognatosi a morte per la figuraccia, abbia tirato in ballo gli hacker per non ammettere che ci sono stati alcuni utenti FURBI! A parte che se vai a guardare la definizione di “hacker” su wikipedia, trovi: “Un hacker (termine coniato negli Stati Uniti d’America che si può rendere in italiano con smanettone) è una persona che si impegna nell’affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte….”.
    Nel post in cui Beppe Grillo annunciava la necessità di rivotare, non mi pare di aver letto dei riferimenti ad hacker organizzati e pagati dal PD o dal PDL. Infatti si dice solo “Le votazioni per il Presidente della Repubblica di ieri sono state oggetto di attacco di hacker. In presenza dell’ente di certificazione è stata riscontrata una intrusione esterna durante il voto e siamo riusciti a determinare le modalità con cui è avvenuto l’attacco.”
    Il fatto che questo attacco possa essere stato pensato da un partito è solo un’illazione che posso anche condividere, ma che non è stata affermata ufficialmente ne da Grillo, ne da Casaleggio, per quello che ne so.
    Quindi, caro Giulio, visto che in Italia stiamo soffrendo per problemi MOLTO più gravi che l’uso forse esagerato (secondo il tuo articolo) di un concetto da parte di Grillo e Casaleggio, da una persona impegnata e con un passato, presente e spero futuro politico ai massimi livelli, mi aspetterei una scelta più attenta degli argomenti da trattare. Perché non parliamo, per esempio, del fatto che dopo quasi due mesi dalle elezioni i partiti parlano ancora di come dividersi le poltrone senza avviare i lavori in Parlamento?
    Un abbraccio affettuoso e denso di stima.
    Salvo

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