Non esiste un solo ettaro in Italia di natura “naturale”.

La sostenibilità è uno dei mantra dell’architettura del  nostro inizio millennio. Ma che significa, in pratica? “Chilometro zero”, “emissione zero” (spero non “tolleranza zero”!), e poi? Una visione dell’Italia del futuro che non comprenda che il tema vero dovrà essere la “cubatura zero” è una visione ancora legata al narcisismo puerile dell’idea di moderno. Sappiamo che la popolazione nazionale comunque crescerà, anche grazie alle forze nuove che vengono dalle epocali immigrazioni globali. Ma dobbiamo abbandonare il mito devastante, e in fondo piccolo borghese, della frontiera (mito importato, imposto, deleterio). La sfida autentica sarà costruire senza neppure rubare un solo metro quadrato di territorio agricolo, di costa, di argine, di declivio. La cubatura zero è un imperativo morale.

Oggi 100 metri quadrati al minuto di Pianura Padana vengono cementificati nel nome delle magnifiche sorti e progressive. E gli ettari di abusivismo edilizio spalmati per l’intero stivale neppure si contano. Tutto ciò non si può più sostenere, è un suicidio simbolico, artistico e materiale. La tela dell’opera d’arte globale che è l’Italia ha bisogno di ricuciture degli strappi, di attenzione, di cura. Ecco la sfida per la nuova generazione di architetti: censire, discernere, conservare. Ma anche approntare cancellature nel palinsesto, non avere paura a demolire e riprogettare intere parti del territorio, riedificare meglio e con maggiore consapevolezza le nostre città. Contraendo, piuttosto che invadendo, modificando abitudini di mobilità privata, ridisegnando gli spazi metropolitani, estendendo le superfici dedicate all’ambiente.

Il lavoro è enorme. Riqualificare le coste, dalla Liguria alla Calabria, demolendo chilometri di inutile edilizia di scarsa qualità, seconde, terze case sfitte e decrepite; ridefinire e consolidare gli argini e i letti dei nostri fiumi, riforestare i crinali contenendo i dissesti idrogeologici, liberare la Brianza dallo sprawl indifferenziato, bonificare la Terra di Lavoro dalle discariche abusive tossiche , etc. etc.

Gianni Biondillo implacabile (sì, è l’aggettivo giusto) su Nazione Indiana.

7 Commenti

  1. Caro Giulio, dalle mie parti alla decadenza descritta si aggiunge la decadenza mascherata dalla forme di falsa bellezza. Il territorio pugliese è in preda alla speculazione dei grandi capitali, per i quali le sorte umane e progressive sono l’ultimo pretesto per resort a 5 stelle e campi da golf. Pensa, in Puglia, nella famosa Puglia sitibonda, i campi da golf!

    http://www.trameindivenire.it/20-campi-da-golf-pe

    e ancora, a tutto ciò si aggiunge che il PD locale non ha di meglio a cui pensare, e purtroppo riuscendoci, perché dalla proposta ad oggi, la legge R.14/07 è stata modificata a favore dei speculatori

    http://www.trameindivenire.it/gli-ulivi-monumenta

  2. Diciamo che il titolo e l’aperura sono un’iperbole, ma la realtà vi è molto, molto vicina. Nei fatti, solo qualche zona carsica e rocciosa, o particolarmente arida, e terreni sopra i 2500 metri sono sfuggiti alle modifiche umane nei millenni. Persino i pascoli d’alta quota sono una secolare creazione umana; e molte foreste di conifere sono di piantumazione. Il bosco (“naturale”, cioè spesos di specie importate, ma lasciato a sè) nell’ultimo mezzo secolo si è rimangiato però una parte importante del paese a causa dell’abbandono delle zone montane e collinari e dell’agricoltura “eroica” che vi si praticava. Il che ci ha “riossigenati” un pochino. Basta guardare le foto d’epoca per rendersene conto. In compenso stiamo finendo di devastare ogni pianura e ogni fondovalle con il cemento e l’asfalto, soffocando e spezzettando anche lo spazio agricolo. E qui Biondillo aveva ragione da vendere. Quando all’idea di una popolazione che crescerà ancora… be’, fatico a crederci. Il paese è in declino inarrestabile, per cause endogene e ancor più globali, e ben presto l’immigrazione legale o legalizzata sarà sovrastata dalla fuga all’estero degli italiani stessi (sta già accadendo, in realtà). Quanto a quella clandestina, è per lo più diretta altrove, e lo sarà sempre più in futuro. La popolazione “autoctona” è tuttora ben sotto la soglia di rimpiazzo quanto a figli, e nulla fa pensare che la situazione sia destinata a migliorare. Che poi, per me, “migliorare” vorrebbe dire un’Italia con circa 25 milioni di abitanti in tutto: all’altezza della pressione umana che può ragionevolmente sostenere. Ci si arriverà tra un paio di secoli, a Dio piacendo.

  3. non sei contento delle magnifiche opere che gli arabi fanno a Milano? Poi i cinesi, i russi…… ognuno ha la sua zona…. i sudamericani… non è razzismo. E’ un dato di fatto. I politici, quelli di Roma per intenderci, a chi ci hanno venduto? Pezzettino per pezzettino..

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