Pentiti di pentirsi

Se anche Carmine Schiavone dichiara che non si pentirebbe più forse sarebbe davvero il caso di porsi una domanda. Porsi domande richiede esercizio: bisogna smettere di credere di avere sempre la risposta giusta, bisogna lasciare perdere chi propina la risposta unica e bisogna non dipendere da una risposta in particolare.

Parliamo di Falcone, di Borsellino, ci commuoviamo in comunione legalitaria davanti al film su Peppino Impastato, amiamo gli antimafiosi, tutti, anche quelli con passati mafiosi e presenti paramafiosi (come Massimo Ciancimino), ci terrorizziamo per i delitti, commemoriamo gli ammazzati (dimenticando gli assassini perché si, va beh, quelli sono particolari da studiosi, probabilmente, ci convinciamo, come un condono), resistiamo alle sfilate, leggiamo i libri meglio se minacciati (almeno la quarta di copertina e la prefazione per avere un’infarinatura generale come per un’interrogazione di mafiosità), siamo solidali con tutti, e intanto non notiamo le pericolose sfumature nel mezzo.

Le sfumature nel mezzo sono le zone di pascolo di mafie e antimafie: il recinto in cui guardare. Nelle sfumature di mezzo ci stanno i testimoni di giustizia che rimangono parcheggiati nel limbo oppure i pentiti che si pentono di essersi pentiti, come appunto Carmine Schiavone ma anche molti altri.

I pentiti e i testimoni di giustizia sono roba che scotta. Dentro (sarebbe il caso di dirselo, una volte per tutte) ci sono millantatori, falsi pentiti ancora al soldo delle cosche (ne avevamo parlato in questa puntata di Radio Mafiopoli e in questa, eh), e separare il grano buono dal cattivo non è cosa banale. Eppure noi siamo lo Stato che per primo ha colto l’importanza della protezione di chi si pente e chi denuncia proprio dai tempi di Falcone e Borsellino e non è difficile capire il peso del messaggio che passa con l’adeguata vicinanza a chi trova la forza di denunciare.

Qualcuno storcerà il naso a leggermi, oggi, perché i testimoni di giustizia (coloro che denunciano un reato a cui hanno assistito e di cui sono stati vittime) sono diversi dai collaboratori (coloro che hanno commesso un reato e se ne pentono) per spessore morale della loro vita precedente. Certo, va bene. Ma il punto che interessa è un altro: la protezione. Dice il dizionario:

Opera protettrice e di assistenza nei confronti di chi è in condizione di inferiorità, di debolezza o di ciò che è minacciato nella propria integrità.

Ma non siamo un paese per deboli, noi. No. Di questi tempi.

3 Commenti

  1. Giuseppe

    E’ vergognoso che in vicende simili il “mondo centrale” rimanga inerte e che in altre circostanze (di interesse economico) disattenda persino le regole internazionali pur di intervenire prima di altri.

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