Le donne di ‘ndrangheta incastrate dal DNA

170819212-f5e0e42e-fd42-4306-9e11-85c4ce2419b8Ve la ricordate la protesta dei familiari di Giovanni Strangio, il primo condannato per la strage di Duisburg, e di Giuseppe Nirta. Le femmine di ‘ndrangheta chiedevano la revisione del processo di Duisburg rivendicando l’innocenza dei due mafiosi appellandosi a non si è capito bene cosa?

Sebastiano Nirta è il secondo esponente del clan Nirta-Strangio giudicato colpevole della strage davanti al ristorante “Da Bruno”. A luglio del 2011, infatti, il carcere a vita era stato comminato a Giovanni Strangio, ritenuto oltre che uno degli esecutori materiali anche l’ideatore dell’agguato progettato per eliminare alcuni degli affiliati del clan rivale dei Pelle-Vottari.

La notte tra il 14 e il 15 agosto del 2007, in Germania, sull’asfalto rimasero Sebastiano Strangio, di 39 anni, titolare del ristorante, i fratelli Francesco e Mario Pergola, di 20 e 22 anni, (che lavoravano come camerieri nel ristorante e che sono gli unici ritenuti estranei alla ‘ndrangheta); Marco Marmo, di 25 anni; Tommaso Venturi, di 18 anni, e Francesco Giorgi, di 17 anni. Un gruppo di affiliati coinvolto nella faida di San Luca che vedeva contrapposte due “cartelli” di famiglie. Una guerra di ‘ndrangheta che già negli anni precedenti aveva fatto contare alcune decine di vittime delle opposte fazioni.

Decisiva per Sebastiano Nirta è stata la prova del Dna. Il test fu effettuato su una traccia rilevata nella Clio nera ritrovata oltre il confine belga e ritenuta una delle due auto presenti sulla scena della strage. Ha dunque retto l’impostazione della Dda reggina che, tassello dopo tassello, ha incastrato gran parte di un puzzle per nulla semplice da ricomporre. A questo punto emerge che all’agguato avrebbero partecipato sicuramente Giovanni Strangio e Sebastiano Nirta, ma mancano tuttavia ancora due protagonisti. A prescindere da chi abbia materialmente fatto fuoco a Duisburg, secondo l’indagine il commando era composto da almeno quattro persone, due delle quali (vista l’assoluzione di Giuseppe Nirta) ancora senza nome.

Ma loro protesteranno, ottuse, anche contro il DNA.

7 Commenti

  1. io credo che queste donne nella maggior parte dei casi non abbiano nessuna alternativa, sono nate e cresciute in quel contesto, con padri mafiosi e mariti mafiosi, sanno che se si ribellano possono fare una brutta fine, la storia ce lo ha insegnato, purtroppo, non tutti sono eroi! sarebbe bello se sapessero che lo Stato non le abbandona, se sapessero che possono dare ai loro figli un destino diverso, forse allora troverebbero il coraggio di denunciare.

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