Cosa bolle in SEL

Riporto due interventi di queste ore di Marco Furfaro e Fulvia Bandoli che aprono una discussione interessante (o vitale, dipende dai punti di vista) sulla questione SEL. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate:

Cosa aveva scritto ieri Marco Furfaro:

“Da un lato c’è un popolo, quello democratico, che ha cacciato un’intera classe dirigente e che attraverso le primarie si è affidato interamente a un leader sperando che sia la volta buona. Dall’altro ci siamo noi di SEL, all’estremo opposto, che stiamo per celebrare un congresso semiclandestino e che non riusciamo ad aprirci, nemmeno ai nostri iscritti, perché tutto rimane ipocritamente unanime, in modo tale da decidere e misurare le differenze nei soliti caminetti alla presenza di pochi. In mezzo c’è la strada giusta, quella dei percorsi collettivi, aperti e partecipati.

O si cambia o si muore. Vale anche per noi. Perché è finito il tempo dell’ipocrisia. E questo 2014 io lo inauguro così: smettendo di far finta che tutto vada bene, mentre tutto cambia e siamo stati mesi a discutere delle differenze del gruppo dirigente in luoghi chiusi invece che all’aperto o con i nostri iscritti. Come se ne avessimo paura.

Tra pochi giorni si apre il congresso nazionale di Sel. Tra definire un organigramma calato dall’alto o affidarci tout court al leader salvifico (che abbiamo già, tra l’altro), c’è solo una strada: il congresso stabilisca un processo partecipato, aperto, trasversale, che restituisca protagonismo agli iscritti, ai movimenti, alle associazioni. A chi ha a cuore le sorti della sinistra.

Un processo aperto che inauguri una sfida nuova, che porti alla definizione della proposta politica per le europee e pure alla selezione dei ruoli apicali di chi deve condurla. Per questo, oltre alla naturale conferma di Vendola, ho proposto le primarie per la scelta del coordinatore: perché non ne posso più di una discussione che vive da mesi nei corridoi e perché proposta politica e ruoli, anche quelli apicali, o sono frutto di percorsi collettivi che si misurano apertamente sulle loro differenze o non valgono niente. Io scommetto su Sel. E voglio farlo con tutti quelli che sono pronti a scommettere su una sinistra all’altezza del nostro tempo, così come voglio scommetterci io.”

Come risponde Fulvia Bandoli:

Caro Furfaro, ho apprezzato la tua presa di posizione di ieri anche se non tutto mi convince nel tuo linguaggio: ad esempio io credo che dentro Sel non si debba “spazzar via” nessuno, come ha fatto Renzi nel Pd, ma semmai far prevalere una linea politica più chiara attraverso un confronto pubblico che, dentro Sel, e’ stato sempre difficilissimo fare. Penso anche che oltre a quelli che individui tu ( chiusi in una stanza a decidere per tutti o a nascondere differenze che pure ci sono ci siano anche molte e molti altri che da tempo hanno cercato e cercano di fare battaglie politiche e un confronto di idee a viso aperto, mettendoci la faccia in prima persona, e che anche per questo non sono stati accolti molto bene: c’e’ chi propose, prima di fare il patto con il Pd, di fare un confronto ampio a sinistra in modo da far valere meglio e di più le cose che andavamo proponendo ad un Pd che continuava purtroppo a guardare a Monti e non si accorgeva di quanto crescesse la protesta e il voto a Grillo; ci venne  detto, in quell’occasione, che il tempo stringeva e che non si poteva aprire nessun confronto o cantiere.

Ci sono anche alcune centinaia di compagne e compagni che hanno cercato di animare questo congresso semiclandestino, come lo chiami tu, con emendamenti di sostanza su alcune questioni politiche e programmatiche tentando di aprire un confronto e che, lavorando politicamente da oltre due mesi, sono riusciti a farli votare e approvare in oltre venti congressi federaliinsomma non proprio tutti e tutte sono stati in questi mesi fermi a nascondere o a misurare le differenze nel gruppo dirigente ma hanno preso posizioni pubbliche chiare e tonde.

Anche sul discorso di ieri del Presidente della Repubblica, per citare l’ultimo esempio di un avvenimento politico sul quale non e’ rintracciabile una posizione di merito di Sel, alcune e alcuni di noi hanno detto la loro.

Dunque ben venga questo tuo appello, anche se un poco tardivo, ad aprirsi e a discutere , a non tenere tutto chiuso in una stanza, e a non trattare chi ha opinioni diverse solo come compagni che rompono le scatole; ma non illuderti che con quelle che chiami primarie ( oramai in italia si chiamano tutte primarie…) si possano trovare tutte le risposte che cerchiamo. Se non si rendono esplicite le differenze sul ruolo, sul futuro di Sel, sui suoi programmi rispetto all’Europa e alle riforme che si vogliono perseguire, se non si capisce cosa propone l’uno o l’altro di coloro che ambiscono a dirigere Sel sara’ difficile scegliere anche se fai le benedette primarie. Quello che escludo anch’io e’ che si possa continuare a scegliere i nostri dirigenti con il metodo medievale della spada sulla spalla imposta dal capo: un’ altra strada democratica e partecipata dobbiamo per forza trovarla.

Dunque chiunque intende candidarsi a dirigere Sel si presenti con una proposta politica chiara sull’Europa e sull’ Italia e sul ruolo della sinistra e di Sel nel ricostruire una alternativa al liberismo.

Poi potrà cominciare una discussione che non sia solo di metodo ma di sostanza. Qualcuno ti ha rimproverato il fatto che tu pur essendo nel coordinamento nazionale fino ad ora non abbia mai sollevato problemi: io non ho nulla da dire, se senti il bisogno di sollevarli adesso per me va bene.

E prendo sul serio la tua riflessione.

27 Commenti

  1. A volte mi vien da pensare che il problema di Sel (che poi è un problema comune al Pd) è che si preferisce mettere a tacere le “menti nuove” (non necessariamente giovani), quelle che sanno creare gruppo, movimento, ma che che sono difficili da addomesticare ad una logica di partito. Le menti nuove quando vanno a votare un accordo sbagliato un candidato buttato li a caso (uno che raramente hai visto al di fuori della campagna elettorale) te la fanno pagare e non ti votano, ma questa mi sembra si chiami democrazia.
    Sel, come altri, preferisce chi si identifica con la vecchia guardia chi vota tappandosi il naso,
    E continuiamo a perderci il presente il futuro quella che dovrebbe essere la nostra gente
    Convinti che ciò che non comprendono non esiste
    E invece ciò che non comprendiamo è forse lontano dalle nostre necessità ma esiste …… la grande politica, la bella politica dovrebbe farsi carico anche di ciò che non comprende

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