Quel pm così solerte sul caso Uva…

Vi ricordate il fastidioso video dell’interrogatorio al testimone Alberto Biggiogero (è qui)?

Si muovono i primi provvedimenti per il pubblico ministero Agostino Abate:

Cosa accadde allora Giuseppe Uva in quei sessanta minuti da solo con carabinieri e poliziotti? Proprio per questo la Procura generale incolpa Abate di aver violato tre diversi articoli del codice di procedura penale (326, 335, 358) poiché non ha svolto “le indagini preliminari necessarie all’esercizio della azione penale”, né ha curato gli accertamenti obbligatori, né ha curato il registro dei fascicoli contenenti i capi di imputazione e i nominativi degli indagati. Al pm viene imputata anche “la grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile”. Tutto ciò, scrive sempre la Procura generale, aggravato dal fatto che si trattava dell’indagine sulla morte di una persona come conseguenza di un sospetto reato, violando dunque il Convenzione dei diritti fondamentali dell’uomo che imporrebbe “indagini tempestive” prima che avvenga la prescrizione ed esponendo in questo modo il ministero della Giustizia al risarcimento semmai la Corte europea di Strasburgo un domani dovesse essere chiamata a esprimere un giudizio sulla vicenda Uva.

Le “cose non vere” comprendono anche gli slip di Giuseppe Uva. Sempre durante l’interrogatorio a Manconi, Abate afferma che il defunto non portava gli slip perché era un uomo trasandato. “La vita di Uva era priva di riferimenti, di supporti famigliari e di ordine personale, era dedito alle droghe e all’alcol”, scrive il magistrato nell’ultima richiesta di archiviazione. Eppure l’infermiere Giovanni Rossi durante una udienza al processo Fraticelli disse chiaramente di aver tagliato gli slip all’uomo e di averli gettati: dunque esistevano.

Ugualmente Abate spiega a Biggiogero che le lesioni visibili sul cadavere di Uva erano state provocate da una testata che lo stesso Uva avrebbe dato contro il muro . “Lo testimoniano i due medici del 118”, afferma il pm. Ma di questa sicurezza non c’è traccia nei verbali. Uno dei medici intervenuti dice soltanto di avere udito un tonfo sordo ma di non esserne stato testimone oculare.

“Destano qualche preoccupante sospetto l’impegno, lo zelo e l’incessante sforzo del pm per evitare il processo agli agenti” scrivono i legali della famiglia Uva nell’istanza di opposizione all’archiviazione. Ma la Procura generale trova molto sconvenienti anche “le considerazioni volte a polemizzare con i famigliari della vittima e con i consulenti delle parti offese” che avrebbero secondo Abate non chiesto giustizia ma “distorto la ricostruzione dei fatti” e inventato “uno stato immaginario di costrizione, che si è rivelato inesistente”. E allora, incalzano i legali, perché del trattenimento di Uva in caserma per almeno un’ora non esiste nemmeno un verbale?

Il Csm non ha ancora fissato una data per la convocazione del magistrato varesino. Secondo la legge che regola gli illeciti disciplinari dei magistrati, Abate potrebbe rischiare non solo una nota formale di biasimo ma anche la perdita temporanea dell’anzianità e il trasferimento.

La notizia completa è qui.

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