Le corruzioni e il tifo

Si parla di DASPO ai politici, di alto tradimento, di regole (e sulle regole basterebbe riuscire a smetterla con questi lavori “in urgenza” e questa passione innata per le deroghe al fine di snellire a tutti i costi) ma la solita cronica debolezza della politica sta nell’immaturità con cui si affronta il problema. Se un sindaco ruba vorremmo che tutti i partiti proponessero delle soluzioni e non assistere alle contumelie di alcuni e allo scaricabarile degli altri: non ci interessa se Orsoni sia o no iscritto al PD (che poi Orsoni è stato portato sul palmo della mano da Bersani fino a Travaglio, per dire) ma vogliamo sapere come ogni partito voglia modificare il meccanismo perché ci sia la giusta punizione per i colpevoli (se colpevoli) e la ricetta del vaccino per il futuro. E invece no: tutti a dire “è suo”, “non è mio” e queste altre nefandezze in una sequela di inetti e di inettitudine.

Un commento

  1. Giulio, lungi da me l’idea del tifo da stadio in frangenti come questo, ma credo che rimarcare l’appartenenza politica sia utile perché non stiamo parlando del singolo uomo che delinque, ma di un sistema che funziona così. Ora per cambiare questo bisogna cambiare le regole, e i partiti questo non accennano a farlo. Senza affrontare questo argomento, domani chiunque, anche le forze nuove in campo, come il M5s, potrebbero venire ingabbiate in storie di finanziamenti illeciti e corruzione. quindi, a mio avviso, la battaglia non è tra chi è onesto e chi delinque, ma tra le forze che vogliono che cambi questo sistema e chi invece si arrocca su posizioni protezionistiche. Per questo è utile, penso, che la battaglia passi dal distinguo politico.

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