La cupola delle spiagge romane: arrivano le condanne

Mafia, Roma e ora anche le condanne:

Associazione a delinquere di stampo mafioso. Questo il reato costato otto anni di carcere a Diego Rossi. Uno degli uomini di spicco di Carmine Fasciani, il boss del litorale di Roma. Quest’ultimo sotto processo per lo stesso reato ma ancora in attesa di giudizio perché ha optato per il rito ordinario.

Col rito abbreviato ieri è stato invece messo un primo punto sulla presenza di una cupola a Ostia. Una sentenza storica che non si vedeva dai tempi della banda della Magliana visto il tipo di reato contestato.

Oltre a Rossi, anche se non per l’associazione di stampo mafioso ma per essersi intestati in modo fittizio beni riconducibili al clan Fasciani, sono stati condannati a tre anni e quattro mesi di reclusione Antonio Basco a due anni e quattro mesi Giovanna Basco e Daniele Carbone e a due anni Maria Luisa Piselli. Assolti da tutti i reati altre quattro persone. Inoltre, il gup Alessandra Tudino, ha disposto la confisca di locali e degli stabilimenti balneari: il Porticciolo, Malibu beach, Emmediesse e Dottor Fish. Visibilmente soddisfatti per l’esito del processo il procuratore aggiunto Michele Prestipino e il sostituto Ilaria Calò.

Traffico di droga e armi, pizzo, estorsione, acquisizione in puro stile mafioso dei locali di Ostia. Solamente che qui siciliani, calabresi e campani non c’entravano nulla. O meglio quella del clan Fasciani è una mafia “made in Roma”, come emerge dalle indagini dei magistrati capitolini.

E’ infatti romano, Diego Rossi, uno degli sgherri di Don Carmine. Colui che, per la procura, non esitò a sparare “in una pubblica via”, a un uomo che offese la figlia di Carmine Fasciani. Persona colpevole per Rossi, di aver sputato sull’automobile di Sabrina Fasciani.
“C’è stato un drastico ridimensionamento dell’ipotesi accusatoria  –  spiega l’avvocato di Diego Rossi, Salvatore Sciullo  –  dal momento che il pm aveva chiesto 14 anni di reclusione per il mio assistito. Aspetteremo, comunque, le motivazioni della sentenza”.
Nel giudizio erano costituite come parte civile la Regione Lazio, Roma Capitale, Libera e Sos Imprese. Per loro il giudice ha stabilito il risarcimento dei danni da quantificarsi in separata sede.

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