I sopravvissuti dal suicidio

Tra le banalità di questi giorni c’è luce nelle parole di Katie Hurley:

Confrontati con chi è sopravvissuto a un suicidio. Fai pratica nell’usare le parole “suicidio” e “depressione” così che scivolino naturalmente sulla lingua così come le parole “unicorno” e “gomma da masticare”. Ascolta le loro storie. Stringi loro le mani. Sii gentile con il loro cuore. E abbracciali ogni singola volta. Incoraggia l’aiuto. Impara di più sulle strutture nella tua zona così da poter aiutare gli amici e i tuoi cari che ne hanno bisogno. Non avere paura a presentarti da loro ancora e ancora. Non avere paura a trasmettere la tua preoccupazione. Una connessione umana può fare la differenza nella vita di qualcuno che si batte contro la malattia mentale e/o contro il senso di colpa del superstite.

8 Risposte a “I sopravvissuti dal suicidio”

  1. Uno di voi 73 vi manca un venerdi

  2. Mio padre ha tentato, era malato senza speranza di guarigione. Il senso di colpa che ci accompagnato entrambi rimarrà sempre con me. Insieme al cambiamento profondo che quel gesto e il suo significato hanno portato nella mia vita. Il giudizio lasciamolo a chi non ha la sensibilità di fermarsi e ascoltare.

  3. Il mal di vivere è frequente. Può esserci una causa scatenante ma anche no. Certo è che richiede grande sforzo per le persone che vogliono aiutare chi ne ha bisogno. Non facile affatto.

  4. …non si giudica penso l’atto…..ma come ci si arrivi ed il perché ….

    1. Secondo me non si dovrebbe giudicare nemmeno il perché. Non tutte le persone vivono il disagio e le difficoltà della vita allo stesso modo.

  5. E soprattutto, né prima né durante né dopo, non giudicare queste persone credendoti più forte di loro. Bellissimo questo tuo link, caro Giulio, denota grande sensibilità.

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