Da quando essere buoni è passato di moda

gentilezza_bTra le trasformazioni spaventose di questi ultimi anni c’è questa devozione (nemmeno poi tanto più nascosta) per i cattivi. La cattiveria è diventata sinonimo di coraggio, ingrediente fondamentale del buon condottiero e nel mentre l’esser buoni è stato assorbito come cessione alla debolezza. In pochi ci hanno fatto caso, tra analisti ed editorialisti, che oggi in Italia essere buoni significa essere colpevoli, molli, disinteressati, apatici, non all’altezza e alla fine una virtù ormai è considerata (più o meno consapevolmente) un vizio. Sto preparando in questi giorni una raccolta di pensieri e scritti per analizzare esattamente quando e per cosa la bontà qui da noi abbia cominciato a degradarsi e anche la gentilezza sia diventata (per molti) una flemma dannosa. Se avete qualche idea in proposito potete scrivermela qui sotto o al mio indirizzo mail qui.

Intanto, da parte mia, continuo sempre di più ad innamorarmi dei buoni e dei secondi.

 

74 pensieri su “Da quando essere buoni è passato di moda

  1. Beh, intanto devo dire che queste risposte mi lasciano parecchio ottimismo. Perché i buoni ci sono, eccome. Eppure sembrano invisibili rispetto alla più futile e stupida idea, basta che sia cattiva. Però quello che mi interessa cercare è “quando” avete avuto la sensazione che buoni significasse “fuori moda”.

  2. Un pensiero acerbo per la tua raccolta. Io sospetto che lo sia a causa della crisi economica, che ci fa avere meno di prima e che ci constringe a scendere la scala sociale toccando il nervo di un orgoglio che durava da decenni (chi e’ sempre stato povero sta crisi gli fa un baffo, e cattiveria ne vedo meno li), sommata alla crisi della politica. E’ probabile che in questa situazione, molti si sentano di doversi difendere dall’idea di essere falliti o poveri, ma per far questo non possono piu’ usare l’idea che ci sia qualcuno piu’ ricco che li ha sfruttati (finanza, banche, etc), perche’ questo pensiero e’ associato all’essere perdente e significherebbe dichiarar guerra alla classe “migliore” alla quale hanno creduto di appartenere per decenni; e la politica ci mette del suo perche’ spesso usa quel meccanismo folle e potente che e’ il far guardare in basso, ai piu’ poveri (migranti, rom etc), e usarli come paraocchi. Cosi’ la gente cammina guardando sempre in basso, perche’ cosi’ almeno mantiene l’orgoglio di non aver sperato in una grande bugia per generazioni, e evita di valutare criticamente cio’ che e’ stato fatto, e come e’ stato fatto, e soprattutto come vi ha contribuito. In poche parole, con la cattiveria almeno rimane una parte di identita’ sognata, e si trattiene in basso una rabbia che dovrebbe andare in alto, e che dovrebbe trasformarsi in cosa diversa. Ecco un giocattolino pericoloso ma maneggevole, che fa comodo a troppi. In fondo, che il padrone avesse sempre ragione e mai potesse essere mancato di rispetto lo sapevano bene quei contadini che sapevano stare al loro posto. E in quella identita’ ora ci ritroviamo: prima di far guerra al padrone, meglio abbaiare dietro a chi ruba l’uva nell’orto: almeno sempre nella sua casa ritorniamo alla seta, con le nostre illusioni. Perche’ fuori non c’e’ piu’ nessuno, e ci fa paura. Ciao!

  3. “Joe, un giovane di Pittsburgh, un giorno mi si è presentato con una semplice richiesta: «Per favore, mi dica che prima o poi finirà tutto bene».
    «Benvenuto sulla Terra, giovanotto», gli ho risposto io. «Qui fa un caldo boia d’estate e un freddo cane d’inverno. È un pianeta rotondo, umido e affollato. Bene che vada, Joe, tu hai un centinaio di anni da vivere da queste parti. E di regola io ne conosco una sola: Cazzo, Joe, bisogna essere buoni!».” Kurt Vonnegut, Un uomo senza patria. È la mia regola. Ma buono cos’è? Buono chi è? Andando di vocabolario, per iniziare, per capire se parliamo della stessa cosa (che si è deteriorata): Bontà (Devoto-Oli): 1. La presenza di doti o qualità che incontrino l’approvazione dal punto di vista morale o sul piano della funzionalità o del gusto. E vado in crisi: “approvazione dal punto di vista morale”… Mi ritrovo già più in sintonia con il De Mauro: l’esser buono; qualità di chi cerca di procurare il bene degli altri, e con Treccani: a. L’essere buono; carattere di chi è d’animo buono e gentile, e particolarm. di chi, sensibile alla sorte degli altri, cerca di procurare loro tutto il benessere possibile e di evitare tutto ciò che li può fare soffrire. Buona giornata, Giulio, e grazie, seguirò con grande interesse.

  4. anch’io giulio sono dello stesso tuo parere ,non so esprimermi come te ,ma ti seguo sempre con interesse,il mio pensiero del buonismo è una cosa che non esiste le persone è che siamo diversi ,ma non per questo siamo tonti ma dico una cosa anche l’agnello puo’ farsi lupo.!!

  5. Io mi rivolgo alle persone sempre con gentilezza e cortesia, frutto della mia educazione familiare,ed ho trasmesso la stessa ai miei figli. Ma se qualcuno è maleducato con me ,reagisco verbalmente e senza trascendere .Noi donne siamo soggette a maggiori soprusi,soprattutto se siamo da sole, senza il marito che ci accompagni.Ma non mi blocco davanti ai soprusi. E mi è capitato di difendere due ragazze rom dall’aggressione verbale condita da minacce e turpiloquio,del gestore del lido dove mi trovavo al mare.Io da sola, io donna,mi sono alzata in piedi ed ho vivacemente protestato. Tutti gli altri zitti ed a testa bassa a “farsi gli affari propri”.È questo il silenzio che colpisce è fa male più delle parole (turpiloquio e minacce) di quella persona.

  6. Il materialismo e l’indifferenza stanno scavando una trincea sempre più profonda nel senso comune di appartenenza del genere umano. I risultati nefasti si possono vedere quotidianamente intorno a noi. Ben vengano quindi iniziative come questa per risvegliare le coscienze che vogliono ascoltare ancora.

  7. Io mi sento normalmente intelligente, gentile ed educata, di fronte all’aggressivita’ mi paralizzo completamente mi sento senza risorse, non in grado di reagire. Immagino, dal ghigno di chi mi sta davanti, di dare l’idea di essere una smidollata. A volte ci ho pure provato a reagire, ma la maleducazione ha sempre la “meglio” in termini di volume della voce e quando il ragionamento è impossibile sto zitta e osservo la sfuriata fino alla fine quasi fossi davanti a un film..

  8. Giulio non ti conosco ma da quando ti leggo mi sento sempre più in sintonia col tuo pensiero.
    Sono una signora …. diversamente giovane di 72 anni e questa drammatica evoluzione è passata sotto i miei occhi quotidianamente quando insegnavo. I bambini erano sempre più ingestibili ma il peggio lo esprimevano certi genitori che si insultavano ancor prima di parlarsi!
    L’esempio era trascinante.

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