Le parole poi diventano pistole

Le donne? “Maiali grassi” (fat pigs), “cani” (dogs), “sciattone” (slobs) e “disgustosi animali” (disgusting animals). Le violenze sessuali? «sono la logica conseguenza della vicinanza di uomini e donne». «Se diventerò Presidente impedirò ai musulmani di entrare negli USA». «La Clinton? Non è riuscita a soddisfare come potete pensare che possa soddisfare l’America?». «Sono contro i matrimoni gay. Non solo no al matrimonio fra persone dello stesso sesso ma no anche a garantire ai gay gli stessi diritti civili degli etero». «Ognuno dovrebbe avere una pistola, se sparassi a qualcuno in mezzo alla strada non perderei nemmeno un voto».

Sono solo alcune delle frasi sessiste, omofobi e razziste pronunciate da Donald Trump, il prossimo candidato per i repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti. Mica un Giovanardi qualunque, per dire. “Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti nella celebre scena di un suo film e le parole di un personaggio pubblico come un futuribile presidente sono cariche di responsabilità culturale, oltre che politica e se è vero che non possono certo essere l’unica causa di tragici eventi come la carneficina di ieri a Orlando certo contribuiscono a creare un clima. E il clima in USA (ma anche qui da noi) sulla questione dei diritti omosessuali è marcio. Fino al midollo.

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