Referendum: la Rai dedica 7 ore al Sì e 1 minuto al No. Non è uno scherzo.

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Ne ha scritto Marco Palombi:

Sette ore contro un minuto e 19 secondi contando tutti i programmi gestiti dai telegiornali Rai (Tg1, Tg2, Tg3 e Rainews) nei 47 giorni che corrono dal 20 aprile al 6 giugno scorso. Le sette ore sono quelle in cui Matteo Renziha parlato del referendum costituzionale di ottobre o è stata riportata la sua posizione sul tema, mentre il minuto e 19 secondi è il tempo che la tv pubblica ha dedicato per lo stesso motivo ad Alessandro Pace, uno dei più importanti costituzionalisti italiani e presidente del Comitato per il No.

Questi due dati sono contenuti nelle tabelle (grezze) su cui l’Autorità per le comunicazioni (Agcom) effettua poi le sue rilevazioni e danno l’idea dell’aria che tira nella tv di Stato rispetto alla “madre di tutte le sfide”, come la chiama il premier, ovvero il voto che tra qualche mese gli italianisaranno chiamati a dare sulla riforma Boschi. I dati, come detto, sono grezzi: riguardano solo il minutaggio riferito al referendum costituzionale. In gergo viene rilevato il “tempo di parola” (quello in cui il soggetto parla) e il “tempo di notizia” (quello in cui si parla di ciò che ha detto o fatto il soggetto): la somma dei due è il cosiddetto “tempo di antenna”, quello che Renzi ha avuto per 7 ore e Pace per 79 secondi.

Martedì le opposizioni avevano chiesto un’audizione del direttore generale Rai, Alessandro Campo Dall’Orto, per chiedergli conto dell’occupazione di governo e sostenitori del Sì delle reti Rai (con annesso bavaglio al No); ieri le tabelle dell’Agcom – che Il Fatto ha potuto visionare – hanno dimostrato che non si trattava di un vaneggiamento. Ovviamente, i dati sono grezzi: il tempo di notizia, in particolare, andrebbe analizzato secondo criteri oggettivi, ma la “preferenza” accordata al Sì è patente. Restando al tempo di antenna, oltre alle 7 ore di Renzi, va segnalata l’ora e 25 minuti appannaggio di Maria Elena Boschi e i 36 minuti di Giorgio Napolitano.

Il costituzionalista Pace, come detto, ha avuto un minuto e 19 secondi, mentre il capofila del fronte del No (finché non cambia idea) è Silvio Berlusconi con 55 minuti di presenza in Rai, più del doppio dei venti minuti di Luigi Di Maio del direttorio 5 Stelle, a sua volta imparagonabilmente più seguito dell’ex vicepresidente della Consulta Valerio Onida.

Più affidabili, quanto a significato politico ed editoriale, sono i dati del “tempo di parola”, cioè quanto effettivamente i vari protagonisti hanno parlato del referendum. La classifica per il periodo 20 aprile-6 giugno è questa: primo Renzi con 1 ora e 40 minuti; segue Boschi con 33 minuti; poi Berlusconi con 27 minuti, Napolitano con 19 e Gianni Cuperlo(minoranza Pd, schierato per il Sì) con 16 minuti, Di Maio con 13, Brunetta con 10. Il primo “tecnico”, per così dire, è Onida (7 minuti e 50 secondi). Carlo Smuraglia, partigiano e presidente dell’Anpi, più volte insolentito dalla ministra Boschi, ha avuto tre minuti e mezzo per replicare.

Il conteggio supera di parecchio i cento nomi e sigle, fino alle minuzie tipo i 18 secondi a testa strappati dai renziani Alessia Rotta e Ernesto Carbone o i 13 della grillina Carla Ruocco. Le tabelle dell’Agcom, però, forniscono pure l’interessante dato percentuale del “tempo di parola” nei programmi giornalistici della Rai. Qui il dominio del governo e dei sostenitori del Sì si fa più evidente del puro minutaggio: il solo presidente del Consiglio, infatti, ha accumulato il 26,3% di tutte le dichiarazioni in merito al referendum costituzionale nei 47 giorni presi in considerazione.

Tradotto: per oltre un minuto ogni quattro, se qualcuno stava parlando di referendum in Rai, si chiamava era Matteo Renzi. Buona seconda Maria Elena Boschi, che ha collezionato il 9% del tempo di parola nella tv di Stato. La trimurti delle riforme si completa con Giorgio Napolitano, quarto classificato, col 5% del microfono di viale Mazzini: i tre assieme fanno oltre il 40% del “tempo di parola” in Rai sulle riforme. Se si tiene conto di tutti i personaggi apertamente schierati per il Sì si arriva ail 54% del totale, a cui va aggiunto un 10% circa dedicato alle cariche istituzionali (Boldrini e Grasso) e alla sinistra Pd (schierata per il Sì, ma tiepidamente).

Il conto del No – in cui domina Forza Italia (Berlusconi ha il 7,3% del tempo di parola, Brunetta il 2,8%) – arriva al 33% contando però tutta una serie di mini-dichiarazioni di pochi secondi. I “professori” del No, cioè quelli che stanno raccogliendo le firme per chiedere il referendum, in questo calderone sono praticamente annullati: tutti insieme non arrivano al quarto d’ora. Se non è un bavaglio, gli somiglia.

(fonte)


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30 Commenti

    1. e ne traggo molte considerazioni ..la Rai e’ molto di parte…vedi eliminazione.di Virus!mentre Ballaro’ ( con Giannini di Repubblica) è sempre in programma nonostante abbia giustamente criticato Renzi dopo che questo avesse fatto apprezzamenti negativi sui talk-show ( dove parlavano del suo operato) X fortuna i talk-show giornalmente vanno in onda e ci aggiornano! Vedi La 7! Buona visione

    1. Luca non devi preoccuparti, sai già che i geni son tutti per il no, mentre gli ignorantotti come me sono per il si. Ma non potreste una volta tanto smetterla con questa prosopopea della ……a, non vi passa per la mente che ci possa essere gente che con cognizione di causa vota si convinta, non vi sovviene il dubbio che proprio la vostra saccenteria sta facendo sparire la sinistra dal panorama politico italiano.

    2. Luca non devi preoccuparti, sai già che i geni son tutti per il no, mentre gli ignorantotti come me sono per il si. Ma non potreste una volta tanto smetterla con questa prosopopea della ……a, non vi passa per la mente che ci possa essere gente che con cognizione di causa vota si convinta, non vi sovviene il dubbio che proprio la vostra saccenteria sta facendo sparire la sinistra dal panorama politico italiano.

    3. Santo, non credo che essere per il no sia sintomo di intelligenza o genialità ed essere per il sì di stoltizia. Sono due concezioni di stato differenti: il sì vuole uno stato e governo autoritari chi è per il no vuole uno stato e. governo democratico senza l’ombra dell’uomo forte, che come si deduce da renzi, può essere un emerito imbecille senza scrupoli. Questo è quanto, e non mi interessa il discorso del risparmio, sarebbe stato meglio eliminare il senato, cambiare quella porcata dell’italicum e avere garanzie democratiche. Ma in Italia ci piace fare alla caxxo di cane!

      1. dhshvbhsvbbvbdi

        quindi lei vota no ad una riforma che riduce i poteri del governo, (vedi decretazione d’urgenza) perchè è contro la deriva autoritaria? e invece vota no e mantiene una riforma che all’apparenza democratica di fatto forza il governo, invece del parlamento, a prendere tutte le decisioni legislative pratiche importanti. di fatto quello che lei non vuole?

        ah non è la propaganda becere una cosa meravigliosa, tutte le volte si incastra in un argomento controintuitivo?

    4. Concordo ancora con Maria Teresa. Non solo per la definizione dell’emerito “imbecille senza scrupoli” . Mai definizione fu più azzeccata, comunque. Santo se tu voti con coscienza buon per te. Rispetto il prossimo nonostante la divergenza d’opinione, se quell’opinione è espressa consapevolmente. Anche se personalmente non la condivido. È dell’inconsapevole che mi preoccupo. Dal momento che tanto si parla sui giornali e nei TG e ci si straccia le vesti, accalorati in favore del SI, è facile indovinare che gli inconsapevoli e gli indecisi saranno influenzati da quelle ragioni, più di quanto non lo sarebbero se ci fosse un certo equilibrio nell’informazione, a veicolare anche le ragioni del NO.
      Senza alcuna saccenza ti faccio notare infine che certo tipo di sinistra da mo’ che è sparita. E certo non per colpa della “nostra prosopopea”.

    5. Leggere queste discussioni mi fà sorridere ma, allo stesso tempo, mi ridà una speranza. Voglio dire , possiamo anche cambiare “modalità di gioco”, ma fino a che ci saranno soggetti improponibili in Parlamento, in magistratura, nelle pubbliche amministrazioni, ecc non si andrà da nessuna parte. A cosa servono buone leggi se poi vengono cambiate ad personam,? A cosa serve avere una buona Costituzione se poi non viene fatta rispettare? Insomma, siamo caduti così in basso che ,paradossalmente il problema principale non siano tanto la regola del gioco, ma altro…

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