Sono di sinistra, mica metalmeccanici, eh.

Arcangelo Sannicandro, una vita nel fu Pci poi in Rifondazione comunista e poi in Sinistra Ecologia e Libertà che in realtà sarebbe Sinistra Italiana: uno di quelli che la sinistra (e i metalmeccanici) dovrebbe averla come stella polare. Ma tant’è: Sannicandro alla Camera ha pensato bene di pronunciare fiero una frase così: «Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici! Da uno a dieci noi chi siamo?» ha detto il senatore durante la discussione sul taglio degli stipendi agli onorevoli (Sannicandro ovviamente era contrario).

E fa niente se la brutta figura avrebbe potuto rientrare con un “scusate, ho sbagliato, ho detto un cazzata”, no, il parlamentare ha deciso di giustificarsi sfiorando il ridicolo: «Tentavo di stabilire – ha dichiarato Sannicandro – alcuni dati essenziali per affrontare il problema dell’indennità di carica dei deputati in modo oggettivo e non demagogico. Ho chiarito preliminarmente una ovvietà che è scomparsa dal lessico e dall’orizzonte culturale di tanti sia a destra che a sinistra, e cioè che i deputati e i senatori non sono lavoratori subordinati né autonomi. E cioè non sono operai, impiegati, artigiani, commercianti o liberi professionisti. Così come dice la Costituzione siamo rappresentanti attraverso cui il popolo esercita la sua sovranità. Se ciò non fosse sufficientemente chiaro, aggiungo che i deputati non sono assicurati né all’Inps e né all’Inail e né ricevono le prestazioni da questi all’occorrenza erogate, né sono inquadrati in un contratto collettivo nazionale.»

(il mio buongiorno per Left è qui)


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