Per andare al di là delle “cariche”: il racconto di Francesca Fornario

Francesca Fornario è un’amica e in questi giorni convulsi sullo sgombero di piazza Indipendenza ha scritto un pezzo che vale la pena leggere. Ah. Lei era lì. Tanto per capirsi:

Devono sparire, peggio per loro. Se tirano qualcosa spaccategli un braccio“, grida il poliziotto durante lo sgombero. Il bilancio delle cariche a piazza Indipendenza sarà infatti di piedi e nasi rotti, lividi che passeranno e ferite che no, perché si cancella il sangue dall’asfalto ma non il segno che lascia assistere, da bambino, alle manganellate inflitte a tuo padre dai poliziotti armati che irrompono in casa all’alba (è questo che ricorderanno le decine di bambini portati via a forza dallo stabile in cui vivevano da cinque anni).

E tutti, sui social, a prendere le parti, convinti da una narrazione giornalistica sciatta e in malafede che le parti in campo fossero poliziotti contro migranti, “Che però uno ha lanciato una bombola del gas”. “Che però era vuota”. Convinti che tra loro vadano cercati i violenti. Le testimonianze dei presenti circolano secondo la risonanza che trovano: “Ma quella donna l’hanno sbattuta a terra con l’idrante e poi le usciva il sangue dal naso e da un’orecchio!” (commento su Facebook). “La carezza del poliziotto a una migrante disperata” (home page di Repubblica).

A piazza indipendenza io c’ero. Avrei potuto scrivere ieri di quello che ho visto, ho preferito scrivere oggi di quello che so, perché temo che si scriva solo degli effetti e non delle cause; solo della violenza in piazza – raccontata con parole sbagliate: “gli scontri”, che in realtà sono cariche, una parte armata ne carica una disarmata – e non, invece, della violenza più impetuosa e virulenta che innesca le cariche, generando l’esclusione sociale che porta alle occupazioni abusive e agli sgomberi.

Il termine “violenza” ha, sul vocabolario, due sfumature di senso. Violenza è la furia aggressiva delle cariche e dei manganelli, quella di quando chi la esercita e chi la subisce vengono immortalati nella stessa inquadratura, consentendo a chi commenta la foto sui social di discettare su chi ha aggredito chi. Ma questa violenza di piazza non esisterebbe senza quell’altra, più esecrabile perché esercitata da chi avrebbe il compito di “rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza tra i cittadini e impediscono il pieno di sviluppo della persona”, come recita la Costituzione. La violenza dei poliziotti non si abbatterebbe sui profughi, sugli studenti, sui lavoratori in sciopero se non fosse preceduta dalla violenza dei governanti: dall’abuso, la prevaricazione, la violazione del diritto. “Violenza” è violare la Costituzione che contempla la casa e il lavoro tra i diritti fondamentali – come il diritto dell’esule a ricevere protezione – bloccando l’assegnazione delle case popolari e sbloccando le concessioni edilizie ai palazzinari.

Violenza è la prevaricazione dei molto ricchi sui molto poveri, il privilegio metodicamente concesso per legge ai più facoltosi, anche tra gli immigrati: gli stranieri con grandi patrimoni vengono invitati a stabilire in Italia la residenza godendo di un formidabile sconto sulle tasse per poter fare la bella vita; gli stranieri senza grandi patrimoni vengono respinti nei paesi dai quali fuggono per sopravvivere. Questa violenza feroce non si accanisce solo sui migranti ma sui poveri in genere, perché il potere – a differenza dei poveri cristi che umilia e perseguita – non è razzista: è classista. Agli sceicchi arabi le istituzioni destinano lo scudo, ai profughi eritrei il manganello, a chi costruisce ville abusive lo scudo e ai senza tetto che occupano uno stabile abbandonato il manganello.

Mai il contrario: avete mai visto la polizia caricare i banchieri che truffano i pensionati o pestare gli industriali che sfruttano i lavoratori? “Creare le condizioni minime di uno Stato sociale, concorrere a garantire al maggior numero di cittadini possibile un fondamentale diritto sociale, quale quello all’abitazione, contribuire a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana, sono compiti cui lo Stato non può abdicare in nessun caso”, recita una sentenza della Corte costituzionale (n. 217 del 25 febbraio 1988).

Questo “diritto inviolabile all’abitazione” viene invocato per il miliardario che non paga tasse sulla prima casa e calpestato per l’esule del quale le istituzioni dovrebbero farsi carico: violato per l’esule sotto protezione come per il cassaintegrato sotto sfratto, per il precario che vive con i genitori perché senza un contratto stabile la banca non concede il mutuo e via elencando le miserie dei miseri che si accaniscono gli uni contro gli altri invece di coalizzarsi per ribellarsi a chi li riduce in miseria.

La violenza andata in scena a Roma – e nel resto del Paese – è questa. La sistematica difesa del privilegio, il pervicace oltraggio del diritto. Sono queste le cause dell’emergenza abitativa che  – come ho scritto qui – non è un’emergenza: non è un accidente imprevisto ma è il frutto  di precise scelte politiche. È vile prendersela con chi per disperazione ha lanciato una bombola, è troppo comodo prendersela solo con la Polizia. Bisogna condannare i violenti che hanno fermato l’assegnazione delle case popolari esistenti e impedito che se ne costruissero di nuove con fondi già destinati e su aree pubbliche di piccole dimensioni perché “Siamo contro il consumo di suolo” e, contemporaneamente, hanno accordato ai privati il permesso di cementificare 20 ettari di suolo per costruire lo stadio.

Con i violenti che tolgono un tetto sopra la testa a decine di famiglie per restituirlo a un fondo immobiliare che ne farà un centro commerciale. Con i violenti che hanno scritto e votato una legge concepita allo scopo di respingere gli esuli lasciandoli morire in mare e nelle carceri libiche. Con i violenti che hanno scritto e votato una legge che consentire lo sfruttamento dei richiedenti asilo (è di ieri il caso della cooperativa di Treviso che proponeva alle aziende del territorio ragazzi “gentili, umili, volenterosi, con un’ottima resistenza fisica e che non avanzano alcuna pretesa dal punto di vista retributivo, professionale o di turnazione” disposti ad accettare una paga di 400 euro al mese), ultima di molte leggi violente scritte per consentire lo sfruttamento di tutti i lavoratori.

I violenti sono quelli che mandano in pensione a 68 anni un metalmeccanicoche lavora all’altoforno – condizione che determina una riduzione dell’aspettativa di vita di sette anni – e non ci mandano affatto un precario. Sono quelli che poi mandano la polizia a caricare migranti, metalmeccanici e precari. “Devono sparire”, ha detto ai suoi il poliziotto riferendosi ai rifugiati, come direbbe un netturbino diligente dei mozziconi di sigaretta. La violenza delle manganellate contro gli inermi è l’inevitabile conseguenza del reagire alla povertà come si reagisce allo sporco sui marciapiedi, trattando gli esseri umani peggio delle cose: picchiando i primi per proteggere le seconde.

Le manganellate, quando si affida la gestione del disagio abitativo a persone armate di manganello, non sono un incidente. La violenza non è un incidente. È il nuovo – vecchissimo – imperativo morale del potere. Dopo il fascismo, avevamo scritto una Costituzione che aveva tra gli scopi più nobili quello di combattere le disuguaglianze e la povertà. L’abbiamo tradita per combattere i poveri. Con una furia che oltre che ignobile è demenziale: dopo 20 anni di leggi e politiche che hanno diligentemente concesso sconti e agevolazioni fiscali ai ricchi, precarizzato il lavoro, compresso i salari e i diritti, alimentato le speculazioni immobiliari, fermato l’edilizia popolare, tagliato i servizi e l’assistenza mentre si acquistavano cacciabombardieri tornado, i poveri sono triplicati. Sono quasi cinque milioni gli italiani in povertà assoluta, circa otto quelli in povertà relativa, più di dodici quelli che rinunciano alle cure mediche perché non possono permettersele. Gli stessi che hanno votato e scritto le leggi che hanno moltiplicato i poveri, sguinzagliano in strada i poliziotti per farli sparire.

A Roma la polizia è stata schierata contro i profughi senza casa, in difesa del capitale di un fondo immobiliare, a conclusione di un ciclo storico coerente: prima abbiamo invaso e saccheggiato l’Etiopia e l’Eritrea, depredato quei paesi di ogni risorsa, riducendo in schiavitù donne e bambine. Poi abbiamo armato e finanziato il regime di un dittatore sanguinario come Afewerki, accusato dall’Onu di crimini contro l’umanità. Infine, abbiamo sfrattato i profughi etiopi e eritreiche la legge ci impone di accogliere e proteggere (la legge, non il buon cuore) e manganellato quelli che resistevano allo sfratto. Il tutto, da un secolo a questa parte, per accumulare ricchezze nelle mani di pochi sempre più ricchi a scapito dei molti sempre più poveri.
La violenza inferta ogni giorno da chi dovrebbe proteggerci è questa e il razzismo, oggi come allora, è solo il veleno iniettato alle masse attraverso la propaganda mediatica per evitare che ogni povero si accorga che ogni altro povero gli somiglia.

P.s.: Qualche giorno fa, preoccupati per l’attacco alle Ong, abbiamo scritto un appello. Lo abbiamo firmato quasi in quindicimila. Tra i primi, lo hanno condiviso Erri De Luca, Vauro, Michela Murgia, Padre Alex Zanotelli, Tomaso Montanari, Anna Falcone, Alberto Prunetti, Moni Ovadia, Marco Revelli, Livio Pepino, Marta Fana, Christian Raimo, Mauro Biani, Giulio Cavalli, Alessandro Gilioli. Tanti i portavoce di associazioni e le realtà di base impegnate nell’accoglienza, da Filippo Miraglia dell’Arci a Giuseppe De Marzo di Libera; Monica Di Sisto di Stop Tiip e Ceta, Patrizio Gonella di Antigone, Domenico Chionnetti della Comunità Don Gallo, Baobab Experience, l’Ex-Opg occupato di Napoli, la Casa Internazionale delle Donne, Tpo Bologna e Labas occupato, sindacati come Si Cobas, i segretari di molti partiti che mettono la questione sociale tra le priorità: Maurizio Acerbo di Rifondazione, Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, Giuseppe Civati di Possibile, DeMa: il movimento di Luigi De Magistris, gli europarlamentari de L’Altra Europa, tantissimi comuni cittadini, ricercatori, persone impegnate nell’accoglienza. La nostra preoccupazione non sembra condivisa dalla maggioranza delle persone. Non lo era nemmeno quella dei professori universitari che si opposero a Mussolini rifiutandosi di aderire al Fascismo: furono appena 12 su 1250. Moltissimi altri cambiarono idea, col tempo. 

È qui, vi invito a firmarlowww.progressi.org/iopreferireidino

(fonte)


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31 Commenti

  1. A tutte le anime belle , in quel palazzo, occupato abusivamente da quattro anni , si spacciava, si affittavano posti letto, ( qualcuno dice anche stanze di lusso ) e hanno trovato dentro pure qualche scafista. La proprietà, un fondo pensione, fino ad adesso ci ha pagato luce e acqua , circa 2 milioni di euro l’anno. Invochiamo le garanzie costituzionali per gli occupanti, ma non per la proprietà. I pompieri chiamati a verificare la sicurezza dello stabile sono stati assaliti e cacciati via ( dove sono riusciti ad entrate non so quante bombole di gas hanno trovato ). Pertanto chiedo a quanti di voi hanno la disponibilità di una seconda casa di metterla a disposizione a gratis per chi ne ha necessità, in alternativa anche qualche stanza dell’appartamento dove vivente.

    1. Pietro Pizzo Secondo me non hai capito il senso di quanto scritto nel post se ancora parli di posti letto o del luogo dello sfratto. Qua si parla di poveri e di capitale e di come il capitale riesce a mettere i poveri gli uni contro gli altri. Poi il resto viene da se.

  2. Povero poliziotto ,crocifisso per una parte di una frase ,(se ci buttano le bombole ,noi spacchiamoli le braccia ) ,e che dovevano fare stare fermi o anche loro non hanno diritto alla legittima difesa ? il carabiniere che ammazzo’ Giuliani a Genova ,si stava difendendo da uno che gli stava tirando una bombola o ve lo siete scordato ? Ci sono stati 4 processi ed e’ stato sempre assolto per legittima difesa ,la targa alla Camera L’hanno tolta e buonanotte al secchio.

    1. Giuliani stava sollevando un estintore da terra per difendersi o ripararsi da una pistola puntata, che poi guarda caso lo ha ucciso. La bombola era solo una, era vuota e fu un gesto di disperazione in seguito all’aggressione. Continua a credere a giornalai do reggime, o magari sei fascioleghista nonché un po razzista, allora tutto si spiega.

    2. peccato che i giudici non l’abbiano pensata cosi’,compresi quelli della Corte Europea di Strasburgo ,nel filmato si vede chiaramente Giuliani con in mano l’estintore con l’intenzione chiara di tirarlo addosso al carabiniere ,se fosse stato diverso come dici tu ,non l’avrebbero sempre assolto per legittima difesa,e poi che c’entra il fascismo ?

  3. Come per la DIaz a Genova, come è capitato di vedere accadere a Milano in occasione di alcuni sgomberi abusivi, o di trasporto immigrati per controlli in questura, come la Storia ha troppe volte raccontato, il punto non è solo il PERCHE’, ma il COME: il pretesto per lo scatenare la violenza propria evidentemente di esseri umani in grado di giustificarla solo nobilitati da una divisa di difensori dello stato, e di ordini da eseguire. RIpeto il COME: Esattamente COME ciò di cui vergognarsi non è solo la pessima battuta del SIndaco di Firenze, un generazione di scherzoni questi giovani politici si direbbe, o la reazione di quello di Venezia, ma la risata a seguire, le pacche sulle spalle ad accompagnare. Agghiacciante.

  4. Sarai anche stata lì, ma hai certamente la testa e gli occhi nel 1968!! Te la do io una notizia: la lotta classista è una lettura che non tiene più anche davanti alla violenza che giustamente descrivi! Il tuo essere lì, quasi a voler garantire oggettività maggiore di altri cronisti, si sfascia dopo poche righe di racconto. Se alcuni peccano da una parte nel raccontare, altri, come te, vogliono per forza trovare una giustificazione e una narrazione 68tina…. come al solito la verità è più articolata e non è certo quella dei media!

  5. L’articolo, condivisibile o meno, manca di un presupposto determinante che prescinde il tema dei diritti. Le persone che sono state aggredite dalla polizia hanno chiesto di entrare in Italia con lo stato di rifugiato. Persone che sono state costrette a lasciare i loro Paesi perché c’era la guerra. L’Italia, quindi, doveva GARANTIRE loro una PROTEZIONE INTERNAZIONALE ed è finita che hanno picchiato e traumatizzato persino donne e bambini!! Se poi la legge Bossi Fini ha schifo e il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) ossia il servizio del Ministero dell’interno che in Italia gestisce i progetti di accoglienza, di assistenza e di integrazione dei richiedenti asilo a livello locale, non funzione lo si dica chiaramente e si cerchino i responsabili politici anziché sacrificare poveri disperati.

  6. nessuno ha chiesto scusa per tanta violenza inutile ( ministro, prefetto, polizia), pero’ hanno prodotto perfino delle linee guida per gli sgomberi, forse ci risparmieranno si assistere ad altri assalti; spero in comportamenti piu’ civili di tutti

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