Pirozzi, Amatrice e l’indignazione “pro domo sua”

A Roma in molti sono sicuri: per il sindaco Pirozzi è già pronto lo scranno in Parlamento sotto la bandiera di Fratelli d’Italia, con la benedizione di Giorgia Meloni e lui, il sindaco simbolo di Amatrice (che faticosamente cerca di sollevarsi dal terremoto), ha capito bene che per iniziare la “campagna elettorale” (qualcuno dice anche in vista delle prossime elezioni regionali nel Lazio) serviva la “notizia” che attraversasse tutti i giornali.

Così alla festa di Atreju ha urlato tutta la sua indignazione dicendo che «nessun euro degli sms solidali» era arrivato ad Amatrice, ha parlato di «gestione sciagurata» da parte della Protezione Civile e per di più ha giudicato «poco saggi» i membri del Comitato dei Garanti che ha stabilito la destinazione dei fondi. Poi, per il solito gioco perverso del giornalismo e un po’ per il giochetto del telefono senza fili, la notizia è stata storpiata in “spariti i soldi degli sms per i terremotati”. Così. Nuda e cruda.

E poi? Poi è intervenuta la Procura (ovviamente) e Pirozzi capisce che è meglio correggere il tiro. «La Protezione civile non c’entra nulla. Non ho mai detto che i fondi degli sms sono spariti», dice Pirozzi, che aggiunge: «Ho detto, e lo ribadisco – aggiunge il sindaco di Amatrice – che in merito alla gestione di quei fondi è stata fatta una scelta scellerata che non ha tenuto conto degli italiani».

E la Procura? «Secondo quanto abbiamo appreso dai giornali si va secondo me verso l’insussistenza della notizia di reato, perché se i fondi raccolti sono confluiti nelle casse della Protezione civile il fatto si rivelerà una grossa bolla di sapone» dice il procuratore di Rieti Giuseppe Saieva che smonta così il caso dei fondi raccolti per Amatrice e Accumoli con gli sms solidali.

E per vedere dove sono finiti quei soldi basta leggere un articolo del 31 luglio scorso su Vita, a firma di Gabriella Meroni che elenca, centesimo per centesimo, tutti i progetti: «Gli sms sono infatti destinati essenzialmente a progetti che vanno a favore di intere comunità, e non di singoli o famiglie (non servono, per intenderci, a ricostruire le case distrutte), e l’utilizzo dei fondi raccolti in questo modo viene accuratamente monitorato da un Comitato di Garanti. Restauro di otto scuole, un centro commerciale, due centri di comunità, una strada, recupero di beni artistici e costruzione di sette piazzole per elisoccorso: a questo, in sintesi, serviranno i quasi 23 milioni destinati dagli italiani ai terremotati via sms, così come è stato deciso nell’ultima riunione del Comitato, svoltasi il 17 luglio».

E Pirozzi? Pirozzi non partecipò alle riunioni del Comitato istituzionale per la ricostruzione post-terremoto: dai verbali, infatti, si evince che non ci fu nessun voto contrario alle decisioni prese. Nessun voto contrario. Nemmeno Pirozzi.

Così i problemi (veri) della ricostruzione finiscono sotto la polvere di una polemica che desta più di qualche perplessità. «Oggi il fuoco nemico non mi darà pace, perché io sono un personaggio scomodo che dice sempre la verità»: dice Pirozzi. E anche questa è la frase tipica da campagna elettorale. Avanti così.

Buon martedì.

(continua su Left)

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