#GiulioRegeni e le domande sbagliate

«Per quale ragione giornalistica si dovrebbe fare uno scoop, con tanto di titolone in prima, su un documento con cui una procura dichiara di voler fare delle domande ad una persona? Lo scoop non andrebbe cercato, al massimo, nelle risposte a quelle domande?
Tutto questo non significa sostenere che Cambridge e Maha Abdelrahman abbiano avuto un comportamento impeccabile, o che non possano e debbano essere rivolte loro delle domande. Ma, come dicono non a caso in queste ore le persone più vicine alla campagna #veritàpergiulio, non dovremmo forse ricordarci che chi ha rapito, torturato e ucciso Regeni è sicuramente in Egitto ed a piede libero? Sarebbe troppo dire che le autorità italiane non stanno facendo nulla per ottenere verità e giustizia? Il vero scoop lo avremmo forse se la nostra stampa cominciasse a dedicarsi con la stessa energia alle parti davvero centrali di questa storia.»

 

Leggetevi Franco Palazzi nel suo intervento su Facebook. Ne vale la pena.

 


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5 Commenti

  1. Vitaliano Serra

    Concordo con il commento di Antonella Scarinci Rigamonti e mi chiedo, come ho già avuto modo di commentare in precedenza, come mai a un ricercatore italiano, che operi in un Paese dichiaratamente antidemocratico dietro indicazione di una Università anglosassone, con una tutor di origine egiziana, venga lasciato oggettivamente da solo, tranne qualche occasionale informativa ( unidirezionale dal povero Regeni alla tutor ) puramente metodologica, a seguire un compito come quello affidatogli, molto delicato, in ambiti parasindacali ( degli ambulanti ) zeppo di informatori del regime ( cosa impossibile da non essere conosciuta alla tutor e all’università ! ). Perché ? Perché le rimostranze comunicate dal Regeni agli amici sui dubbi verso la tutor sono stati sottovalutati ? E’ normale che i ricercatori in Paesi a rischio sono lasciati completamente “autonomi” di operare senza alcun protocollo da seguire per gestire ed affrontare situazioni rischiose?

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