Il Paese feroce

Piazza Cairoli, Roma. Cinque ragazzi passeggiano, sono le tre di notte, e incrociano due cittadini stranieri (un cittadino del Bangladesh e un egiziano). Li accerchiano, cominciano a insultarli e poi cominciano a pestarli. Uno dei ragazzi continua a infierire sulle vittime con calci in faccia mentre sono a terra: a differenza degli altri (che si sono beccati un’accusa per lesioni aggravate) è riuscito a meritarsi un arresto per tentato omicidio. Hanno dai 17 ai 19 anni.

Torino, quartiere Aurora. Due senza tetto litigano. Sono le 21.30. Poco dopo uno dei due (un rumeno sessantenne) si sente gettare del liquido addosso e prende fuoco. Acceso come un tizzone. Ha ustioni di secondo e di terzo grado.

Piemonte, Valsusa ma non solo. La terra brucia. Bruciano gli alberi, si evacuano le persone (sono circa 600 ad oggi). Il fuoco scende dalle montagne, da giorni, nel silenzio generale di una stampa che solo stamattina sembra cominciare ad accorgersene. Ci sono anche 195 anziani di una casa di riposo che sono stati sfollati. Centonovantacinque. Il tutto in mezzo a una strana solitudine: “Sarà colpa di una disattenzione generale che corrisponde, parliamoci chiaro, a un interesse particolare di molti italiani”, scrive Luigi La Spina su La Stampa.

Ci sono per il povero a ‘sto mondo due grandi modi di crepare, sia con l’indifferenza generale dei suoi simili in tempo di pace, sia con la passione omicida dei medesimi quando vien la guerra.
(Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte, 1932)

Buon lunedì.

 

 

(continua su Left)

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