Fake news? Il servizio sull’immigrazione dalla Tunisia di Rai 2, ad esempio, è tutta una bufala

Vanessia Tomassini per Notizie Geopolitiche, puntualissima e precisa:

 

Nel momento in cui in Italia si continua a parlare di Fakenews, sul fronte transnazionale dopo quelle sulla Libia arrivano le informazioni farlocche dalla Tunisia. D’altro canto in una guerra di record e di ascolti, giornalisti e produttori sono pronti a tutto. Lo definisce “low-cost journalism”, ossia giornalismo a basso prezzo, Souhail Bayoudh, il tunisino scelto dalla Rai come “fixer”, accompagnatore della troupe di Nemo – Nessuno Escluso per la realizzazione del servizio “Il traffico di migranti e la rotta tunisina”. Il reportage è andato in onda sul canale della Tv di stato lo scorso 23 novembre. “Volevano filmare a tutti i costi il percorso dei migranti che partono dalla Tunisia per arrivare in Europa. Sono stati qui solo tre giorni e pretendevano di realizzare un’esclusiva. Erano pronti a mettere addosso ad un ragazzo una telecamera nascosta per registrare tutti i passaggi: dal contatto con gli intermediari che assicurano il viaggio, il tragitto, fino all’arrivo in Italia; promettendo tutto l’aiuto necessario una volta giunto sulle coste italiane per proseguire il viaggio in Europa. Senza interessarsi tuttavia delle sorti di questo malcapitato che sarebbe andato incontro a morte certa”. Il nostro amico tunisino, ingaggiato dalla Rai per accompagnare i giornalisti Matteo Keffer, David Cherchini e Valentina Petrine, come si legge dall’autorizzazione rilasciata dal governo Tunisino che Notizie Geopoliticheha potuto visionare. “Non avrei mai permesso di mandare a morire un giovane ragazzo per un servizio televisivo, così ho chiamato il fotografo della mia associazione culturale a fingersi come attore per interpretare il ruolo di Sami. Il suo vero nome è Salem e la troupe lo aveva capito benissimo poiché in loro presenza tutti lo chiamavano col suo vero nome, ma hanno continuato a filmare, senza nulla fosse” aggiunge Souhail, proseguendo: “non so come funzioni in Italia, ma ogni giornalista teoricamente dovrebbe controllare le fonti, chiedere i documenti, accertarsi sull’identità di chi ha davanti. Ecco, tutto questo i suoi colleghi non lo hanno fatto e hanno mandato in onda un servizio falso. Nessuno sa da dove partono le imbarcazioni dal nostro Paese, è difficilissimo trovare un intermediario, per fare un servizio del genere è necessario entrare nella giusta rete, prendere i contatti giusti. Non è possibile farlo in tre giorni” . Noi crediamo che i colleghi abbiano agito in buona fede e forse si è trattata soltanto di leggerezza, visto che l’accompagnatore ci dice che loro non erano al corrente che Sal, nel video Sami, era un attore. Tuttavia la domanda che Souhail ci pone è: “se questo servizio era una bufala, cosa non vi fa pensare che lo siano anche i precedenti e i futuri? ” . Il dubbio, in questi casi, corrode più della certezza, ovviamente restiamo a disposizione di chiunque volesse replicare.


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