Dello stesso colore: disperazione

C’è questo hotel proprio nel centro di Cosenza in cui una cinquantina di persone hanno deciso di insediarsi per non morire di gelo all’addiaccio. Mica migranti, italiani, extracomunitari, rifugiati o “nostri anziani”: cinquanta persone in cui c’è dentro tutto. Ci sono dentro tutti.

Ci sono nigeriani, marocchini, cosentini ma anche immigrati italiani dalla provincia. Quest’anno l’amministrazione comunale non ha progettato nessuna iniziativa per l’emergenza freddo (che poi non è un’emergenza, il freddo, ma lo sono le persone, al freddo) e così hanno forzato gli ingressi dell’Hotel Centrale che è chiuso da anni. Hanno “occupato”, si dice così.

E mi immagino cosa si saranno detti scoprendosi tutti così terribilmente uguali nonostante le provenienze. Tutti dello stesso colore. Disperati.

Ed è uno di quegli episodi che, se ci pensate, mescola tutte le carte dei razzisti di ogni sorta: pensa che miracolo natalizio se i poveri e senza diritti si riconoscessero fratelli. Come sarebbe tutto più facile, come sarebbe una lotta più semplice.

Buon anno, intanto.


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6 Risposte a “Dello stesso colore: disperazione”

  1. e se anche i ricchi si riconoscessero loro fratelli come sarebbe tutto più facile, come non ci sarebbe bisogno di una lotta.

  2. Buon Anno e grazie per la tua attenzione e sensibilità verso la mia città natale.

  3. Con ritardo un buon anno a loro affinché trovino calore umano.
    Buon anno a Giulio che ci ricorda la nostra povertà.

  4. Buon anno spirito libero e giusto

  5. Buon anno anche a te… Ti leggo sempre con molto interesse

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