A proposito di Minniti “ministro della verità”

Che il dibattito sulle fake news avesse trovato un terribile approdo era nell’aria. E oggi Minniti ha dato il peggio di sé. Vale la pena leggersi Giampaolo Coriani che da uomo di legge entra bene nel dettaglio sui quaderni di Possibile:

Il riferimento a Orwell e al suo capolavoro 1984 può sembrare scontato e banale ma sta succedendo davvero. Il ministro Minniti ha davvero presentato un protocollo attraverso il quale la Polizia Postale, che fa capo al suo Ministero, che fa capo al Governo, deciderà cosa sia vero e cosa sia falso.

Il Ministero della Verità, o Miniver, diventa reale e si identifica con il Ministero dell’Interno, e gli agenti della Polizia Postale, come tanti Winston e Julia, su segnalazione dei solerti cittadini, avranno davvero il compito di “qualificare con la massima certezza consentita” una notizia “come fake news”.

La “massima certezza”, certificata da un team di “esperti”, deriverà da elementi come “presenza di smentite ufficiali, falsità del contenuto già comprovata da fonti obiettive; provenienza della presunta fake da fonti non accreditate o certificate”, tutti assolutamente soggettivi e discrezionali.

La certificazione avrà ad oggetto non la sussistenza di un reato, come l’ingiuria o la diffamazione, cioè banalmente gli insulti in rete, che pure dovrebbero essere accertati in altre sedi ma che potrebbero astrattamente essere oggetto di provvedimenti sui social quando sono palesi, ma il vero o il falso.

Lo scopo è quello, “accertata” la fake news, “di viralizzare la contronarrazione istituzionale, affinché il cittadino possa giovarsi di una più completa descrizione del fatto o del fenomeno, e riappropriarsi, in tal modo, di quella libertà di scelta negatagli da un’informazione tendenziosamente falsa o parziale”, con la pubblicazione della smentita sui canali ufficiali.

Ma non è finita.

“Ove necessario, infine, la Polizia Postale, forte della professionalità acquisita nel corso degli anni, potrà fornire eventuale ausilio al cittadino destinatario della fake news, guidandolo nell’interlocuzione con le maggiori piattaforme social ed indirizzandolo nella proposizione di richieste di rimozione dei contenuti ritenuti lesivi, richieste le quali, in ogni caso, dovranno essere successivamente valutate dal singolo social network”.   

Quindi sarà lo Stato a guidare le richieste di rimozione di contenuti ai singoli social network, i quali rimarranno per carità autonomi, ma si troveranno di fronte lo Stato, che in via mediata, attraverso il Pinco Pallino di turno, chiede una rimozione.

Facile immaginare il margine di autonomia.

Così afferma il protocollo pubblicato per ora sulla pagina istituzionale del Commissariato della Polizia Postale Online.

Che sia questa la mirabolante normativa contro le fake news annunciata qualche mese fa alla Leopolda da uno che se ne intende?

Un protocollo operativo che non passa dalle Camere, peraltro sciolte, a un mese dalle elezioni politiche, e che incide sulla libertà di espressione senza neanche ci sia stata la possibilità di discuterlo e votarlo in parlamento?

Non so se sono abbastanza chiari i presupposti e le conseguenze di un simile progetto, sarebbe un discorso molto ampio e complesso, per quanto intuitivo, con riferimento alle libertà individuali, alla tutela del singolo cittadino e a tanto altro.

Valigia Blu, come spesso accade, solleva il tema e ne discute ad esempio qui. Ma vediamo di spiegarlo sinteticamente, solo con qualche esempio.

L’intervento italiano in Niger, appena votato dalla Camera, proposto dallo stesso ministro Minniti, è una missione di pace o di guerra?

Serve, come è stato motivato dai proponenti, ad addestrare truppe locali contro il terrorismo, oppure, come sostenuto da autorevoli testate, a difendere l’estrazione di uranio francese e a bloccare i migranti entro quelle frontiere?

E ancora, gli accordi che sempre il ministro Minniti ha affermato aver preso inLibia, hanno avuto come controparti i “sindaci” libici o le bande di trafficanti di uomini, e comportano un trattamento dei migranti conforme ai diritti umani o prigionia, stupri e omicidi senza controllo, con la complicità dei governi europei fra cui quello italiano, come sostiene Amnesty International?

Chi deciderà, attraverso la Polizia Postale? Lo stesso ministro Minniti.

Peraltro, contemporaneamente ministro e candidato alle imminenti elezioni in un partito politico, che a questo punto dovremo chiamare Socing.

Ricordando che La guerra è pace, la libertà è schiavitù ma soprattutto l’ignoranza è forza.


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8 Risposte a “A proposito di Minniti “ministro della verità””

  1. Stiamo andando oltre Orwell

  2. Quelli del Minculpop erano dei dilettanti al confronto di questi sedicenti “democratici”. Minniti è un pericolo per la democrazia.

  3. Nn so se ho capito bene . Ma qualcuno deciderà se le notizie sui social sono vere o false ? Come fanno . Così posso applicarlo alle persone .

  4. Io sono disperato, lo ammetto, ma sono certo che la strategia sia proprio questa: farci credere impotenti, casualmente, proprio alla vigilia delle elezioni, il nostro principale strumento democratico.

    Non ascoltiamo le sirene, non accettiamo compromessi. La paura è quella di buttare il voto, la paura ci confonde la mente, ci oscura la visione razionale.

    Se votiamo dove abbiamo il cuore, non possiamo sbagliare. Io ce l’ho con Possibile.

    Spero di non avere paura quando sarà il momento, perché altrimenti voto M5S.

  5. Agghiacciante, ma ben preparato da tempo con il battage sulle fake news, cui la stampa nazionale mainstream si è accodata pedissequamente. I diritti costituzionali vengono pian piano erosi, e un popolo addormentato e sedato, ma irresponsabilmente succube, non si ribella che per stupidaggini come la tassa sui sacchetti della verdura. E intanto slittiamo ogni giorno verso la tragica profezia orwelliana

  6. La capacità del PD di spianare la strada alla destra nel tempo è diventata una vera arte, praticamente proverbiale

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