Anche i ricchi molestano: i “manager” londinesi dalla mano lunga

(Traduzione di Anna Bissanti)
Copyright The Financial Times Limited 2018

LONDRA – Alle 22 di giovedì scorso, Jonny Gould è salito sul palco della sala da ballo del Dorchester Hotel di Londra e ha annunciato con voce tonante: «Benvenuti all’evento meno politically correct dell’anno!»

Il conduttore di trasmissioni sportive era lì per ospitare un’asta di beneficenza, il clou del riservatissimo evento serale annuale, il Presidents Club Charity Dinner.
Scopo ufficiale della serata era raccogliere fondi da destinare in beneficenza a cause importanti, come il Great Ormond Street Hospital, l’ospedale pediatrico famoso nel mondo che sorge nella zona di Bloomsbury a Londra.

All’asta, tra altre cose, figuravano un pranzo con Boris Johnson, il ministro britannico degli Esteri, e un tè pomeridiano con il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney. Eppure, quella raccolta di fondi per beneficenza è diversa da qualsiasi altra. È per soli uomini. È una serata in smoking. All’evento di giovedì hanno preso parte circa 360 personaggi di spicco del mondo degli affari, della politica, della finanza e dello spettacolo britannico, insieme a 130 hostess assunte apposta per l’occasione.

A tutte le ragazze è stato comunicato di indossare abiti neri succinti, biancheria dello stesso genere, e tacchi alti. A una festa che ha fatto seguito alla serata molte hostess – alcune delle quali studentesse che arrotondano, cercando di guadagnare qualcosa in più – sono state palpeggiate e molestate sessualmente e hanno ricevuto esplicite proposte sessuali.

L’evento è un appuntamento fisso nel calendario sociale londinese degli ultimi 33 anni, anche se le attività di tale serata erano rimaste finora per lo più segrete, cosa alquanto insolita – se si vuole – per un evento di raccolta fondi di beneficenza di tale portata. Le questioni sollevate sulla serata hanno assunto una luce tutta particolare a causa dell’atmosfera altrettanto particolare che si respira di questi tempi nel mondo degli affari, dove poco alla volta si stanno abbattendo i bastioni delle molestie sessuali e della mercificazione istituzionalizzata delle donne.

La settimana scorsa il Financial Times ha inviato a quell’evento serale due persone sotto copertura a lavorare in qualità di hostess. Alcuni giornalisti sono riusciti a entrare anche nella sala da pranzo e nei bar vicini. Per circa sei ore, molte hostess presenti hanno subito palpeggiamenti, espliciti commenti pesanti e inviti insistenti a unirsi a cena a qualcuno in una camera del Dorchester. Molte di loro hanno riferito di essere state palpeggiate sotto le gonne di continuo. Una ha detto che durante la serata uno dei presenti le ha addirittura mostrato il pene.

“A tutte le ragazze è stato comunicato di indossare abiti neri succinti, biancheria dello stesso genere, e tacchi alti”

Il WPP, il conglomerato del FTSE 100 che opera in campo pubblicitario, sponsorizzava un tavolo, quella sera, come ha fatto negli anni precedenti (il gruppo ha annunciato oggi il ritiro della sponsorizzazione, ndr). Martin Sorrell, il chief executive, quest’anno non era presente, anche se in passato lo è sempre stato. Andrew Scott, il suo chief operating officer in Europa, presiedeva il tavolo in sua assenza. Tra gli sponsor degli altri tavoli c’erano CMC Markets, la società di scommesse quotata alla Borsa del Regno Unito, e Frogmore, l’azienda di investimenti immobiliari con sede a Londra.

Il Financial Times ha potuto vedere lo schema dei tavoli e dei posti a sedere all’evento della settimana scorsa, e l’elenco delle persone che avrebbero dovuto parteciparvi comprendeva, tra altri, alcuni personaggi di spicco del mondo imprenditoriale britannico e ben conosciuti, come Philip Green di Arcadia Group, la star di Dragons Den, Peter Jones, e il capo di Ocado, Tim Steiner. Tra i finanzieri presenti nel prospetto dei posti a sedere figuravano Henry Gabay, fondatore dell’hedge fund Duet Group, e Makram Azar, capo della banca di investimenti per le imprese in Medio Oriente di Barclays.

Tra i personaggi del mondo della politica c’erano Nadhim Zahawi, sottosegretario di stato per la famiglia e i bambini di nomina recente, e Jonathan Mendelsohn, un laburista che raccoglie fondi per il partito. Non è chiaro se tutti coloro che erano presenti nell’elenco del prospetto dei posti a sedere abbiano preso effettivamente parte alla serata. Ospite dell’evento era il comico David Williams. In passato hanno preso parte a questa serata nomi del calibro di Michael Sherwood, ex vice-presidente di Goldman Sachs, e Poju Zabludowicz, un miliardario finlandese che opera nel settore immobiliare e che finanzia il partito conservatore.

“I sostenitori dell’evento sono rappresentativi della ricchezza e influenza del mondo degli affari in Gran Bretagna”

I sostenitori presenti e passati di questo evento sono quanto mai rappresentativi della ricchezza e dell’influenza del mondo degli affari in Gran Bretagna. Tra i proprietari d’azienda figurano Nick Candy, costruttore immobiliare di fascia alta; l’ex magnate del mondo della Formula 1 Bernie Ecclestone; e il presentatore televisivo Vernon Kay. Anche il fondatore di CMC Markets, Peter Cruddas, vi ha partecipato con regolarità.

L’evento ha il lodevole scopo di raccogliere fondi con pezzi di prestigio messi all’asta. Negli ultimi trent’anni dell’evento del President Club, sono stati raccolti per beneficenza oltre 20 milioni di sterline. E il solo evento di giovedì sera ha consentito di raccogliere oltre due milioni di sterline.
Il fondo di beneficenza dell’organizzazione ha due copresidenti: Bruce Ritchie, un imprenditore del settore immobiliare di Mayfair che ha fondato Residential Land, e David Meller, specialista del gruppo del lusso Meller Group, che siede anche al tavolo del Consiglio del Dipartimento della pubblica istruzione e a quello del Fondo del sindaco per Londra. Tuttavia, l’asta consente di approfondire l’aspetto più audace della serata.

Tra i lotti messi all’asta figuravano una notte al locale di spogliarello Windmill di Soho e un ciclo di interventi di chirurgia plastica accompagnati dall’invito a “aggiungere un po’ di pepe alla vostra vita”.

La brochure ricevuta includeva un avviso a tutta pagina: nessuno dei presenti e nessun componente dello staff sarebbe stato molestato sessualmente. L’elegante catalogo in carta patinata dell’asta distribuito ai presenti durante la serata comprendeva varie pose e immagini di Marilyn Monroe in abiti succinti e attillati.

La natura dell’evento si è intuita al momento dell’assunzione delle hostess. Il compito di reclutarle per la cena è stato assegnato a Caroline Dandridge, fondatrice di Artista, un’agenzia specializzata nel reclutare ospiti e hostess per quelli che alcuni definiscono «li eventi più prestigiosi del Regno Unito».
Questo è un lavoro che o si ama o si detesta. Alcune ragazze lo amano, mentre per altre è il peggiore della loro vita, qualcosa che non rifarebbero mai. Nel colloquio iniziale, Caroline Dandridge le ha avvisate che gli uomini presenti all’evento avrebbero potuto essere “fastidiosi” o “molesti” o addirittura farle “irritare molto”. A una hostess è stato consigliato di mentire al fidanzato sul fatto che la serata era per soli uomini: «Digli soltanto che si tratta di una cena di beneficenza», le è stato detto.

«Questo lavoro o lo ami o lo detesti», ha detto Dandridge alle hostess. Due giorni prima della serata, ha poi comunicato per email che i loro cellulari quella sera sarebbero stati «messi al sicuro da qualche parte» e che i rispettivi fidanzati o fidanzate non sarebbero stati i benvenuti alla serata.

“Le hostess con i tre requisiti «alta, magra e graziosa» sono state pagate con 150 sterline più 25 per il taxi fino a casa”

Tra i requisiti pretesi per la serata ce n’erano alcuni ben dettagliati: tutte le hostess avrebbero dovuto indossare “scarpe nere sexy a tacco alto”, biancheria intima nera, e truccarsi e pettinarsi come se avessero dovuto andare in un “posto elegante e sexy”. Vestiti e cinture sarebbero stati forniti il giorno stesso. Per le hostess che soddisfacevano tutti e tre i requisiti – “alta, magra e graziosa” –, il lavoro, retribuito con 150 sterline più altre 25 per il taxi per rientrare a casa, è iniziato intorno alle 16.

La provenienza delle decine di hostess che i giornalisti hanno incontrato è quanto mai varia: molte sono studentesse che sperano di dare presto inizio alla loro carriera di avvocate o dirigenti marketing; altre si destreggiano in vari lavoretti come attrici, ballerine o modelle e per arrivare a fine mese in qualche caso accettano di lavorare come hostess.

Una volta arrivate al Dorchester Hotel, per prima cosa le ragazze hanno dovuto firmare un contratto di cinque pagine sulla serata, nel quale si impegnavano a non riferire quanto sarebbe accaduto. Alle hostess non è stata data l’opportunità di leggere il contenuto di quello che firmavano, né di ottenerne una copia dopo aver firmato.

In un primo momento, le hostess sono state radunate nell’Orchard Room del Dorchester Hotel, dove un team di parrucchieri e truccatori le ha preparate per l’evento serale. Durante i preparativi, alcune delle ragazze che per la prima volta facevano le hostess hanno chiesto consigli a quelle con più esperienza. E le risposte ottenute sono state di vario genere.

Alcune sono parse entusiaste all’idea della serata imminente: hanno detto che sarebbe stata una serata divertente, soprattutto perché – a differenza della maggior parte degli eventi ai quali partecipano in qualità di hostess – avrebbero potuto bere durante il lavoro.

Una hostess particolarmente esperta ha ammesso che una certa percentuale di uomini si sarebbe comportata assai probabilmente da “testa di c**o”, mentre altri ospiti sarebbero stati “divertenti”. «Molto dipende dalla fortuna», ha aggiunto.

Altre ragazze erano maggiormente in preda all’ansia. Una di loro, che ha lavorato allo stesso evento cinque anni fa, ha fatto un sospirone e ha detto tra sé e sé: «Non riesco a credere di essere di nuovo qui!».

Verso le 19, durante una cena a buffet per lo staff, la signora Dandridge ha fatto il suo ingresso: indossava un elegante abito nero e ha fatto un discorsetto di riepilogo alle hostess, dicendo che se qualcuno le avesse “importunate troppo” avrebbero dovuto contattarla.

Sono state distribuite le uniformi da hostess: abiti neri succinti e attillati, scarpe nere a tacco alto, una cintura nera molto alta e più simile a un corsetto. Una volta vestite, alle hostess è stato offerto un bicchiere di vino bianco ed è iniziato il conto alla rovescia in vista del loro ingresso nella sala da ballo.

Arrivate le 20, alle hostess è stato detto di disporsi in due file, in ordine di altezza con le più alte davanti, e di fare il loro ingresso sul palcoscenico. La musica ha iniziato a rimbombare forte in tutto il locale, con il brano “Power” della band britannica femminile Little Mix.

Le hostess sono entrate due alla volta dalle estremità opposte del palcoscenico collocato di fronte alla sala da ballo, si sono presentate al pubblico maschile prima di dirigersi ai tavoli assegnati loro, accanto agli ospiti. Questa fase è andata avanti fino a quando tutte le 130 hostess si sono presentate e accomodate nei vari tavoli della sala.

Iniziata la cena vera e propria, il compito delle hostess era semplice: rallegrare quel mix di uomini d’affari britannici e stranieri, comprendente eccentrici lord, politici, oligarchi, magnati del settore immobiliare, produttori cinematografici e chief executive, e far arrivare da bere tutte le volte che era necessario.

In attesa del secondo – salmone affumicato – alcuni signori si sono intrattenuti a chiacchierare con le hostess accanto ai tavoli, mentre altri sono rimasti seduti, insistendo per tenere loro la mano.

Non è affatto chiaro perché alcuni uomini, seduti ai loro tavoli accanto alle hostess, abbiano sentito la necessità di tenere loro la mano, e molte ragazze hanno discusso proprio di questo durante la serata. Secondo alcune, quel gesto era una sorta di preludio al fatto di attirarle sulle loro ginocchia. Nel frattempo, hanno continuato a servire champagne, whiskey e vodka.

Sul palcoscenico gli intrattenitori entravano e uscivano. Subito dopo l’esibizione di un gruppo di ballerine di burlesque – vestite da Coldstream Guards (il reggimento di guardie a piedi di sua maestà, Ndt), con tanto di cappello di pelliccia e adesivi a forma di stella che coprivano i capezzoli – un signore sulla settantina ha chiesto esplicitamente a una hostess di diciannovenne anni se era una prostituta. Lei ha risposto di no, ha detto di non aver mai preso parte a eventi simili e che mai più l’avrebbe fatto. «È stato davvero terribile, e ho avuto molta paura», ha detto in seguito.

Secondo quanto hanno riferito le molte ragazze che hanno lavorato a quell’evento, tra i vari tavoli della sala si vedevano palpeggiamenti e molestie sessuali di vario tipo.

Un’altra hostess di 28 anni, che ha già esperienza in questo settore, osservando le smanie degli uomini scatenati tutto attorno, ha assicurato che quella serata era significativamente diversa da altri eventi in smoking ai quali ha preso parte. Nelle altre occasioni, ha riferito, gli uomini al massimo cercano di flirtare con le ragazze e lo fanno soltanto occasionalmente. Prima di quella serata, non si era mai sentita così a disagio o addirittura spaventata.

La ragazza ha riferito di essere stata ripetutamente palpeggiata sulle natiche, ai fianchi, sul ventre e le gambe. Un ospite ha cercato insistentemente di baciarla. Un altro l’ha invitata in camera sua.

Nel frattempo, Artista ha fatto entrare i rinforzi, un gruppo di uomini e donne in abiti normali che hanno fatto il giro della sala da ballo, incentivando le hostess meno attive a interagire con gli ospiti a cena.

Fuori dal bagno delle signore era stato predisposto un sistema di monitoraggio: le hostess che vi si trattenevano troppo a lungo erano chiamate fuori con insistenza e rispedite nella sala da ballo. All’ingresso una guardia di sicurezza teneva conto del tempo.

Alle 22 è iniziato l’evento più importante della serata, quello che consente di raccogliere la maggior parte dei fondi: l’asta di beneficenza. I lotti erano quanto mai diversi e andavano da una Land Rover superaccessoriata al diritto di dare il proprio nome al prossimo libro per bambini di Walliams.

Richard Caring, che ha fatto fortuna nel settore retail prima di rilevare un lungo elenco dei ristoranti più in voga a Londra, compresi The Ivy e Scott’s, ha raggiunto il massimo delle donazioni della serata offrendo 400mila sterline in cambio del diritto a dare il proprio nome al nuovo High Dependancy Unit dell’ospedale pediatrico Evelina di Londra.

Per le hostess, molte delle quali hanno avuto il permesso di rientrare nella Orchard room, è stato un momento di respiro. Alcune erano entusiaste per aver ricevuto dai signori presenti l’offerta di un posto di lavoro. Altre lo erano per aver ricevuto laute mance, che in ogni caso erano obbligate a non accettare. Una di loro faceva fatica a ritoccarsi l’eye liner: «Sono molto ubriaca», ha detto quasi scusandosi, e incolpando gli shottini di tequila al suo tavolo.
Alle 23 le ragazze sono rientrate nella sala da ballo per il gran finale dell’evento principale, al quale avrebbe fatto seguito un “after-party” altrove nello stesso albergo.

Alla maggior parte delle hostess era stato detto che la loro presenza era richiesta fino alle due di notte. Una di loro ha riferito che nella parte conclusiva della serata avrebbe avuto la possibilità di bere tutto quello che voleva e anche di cercare la compagnia degli uomini che riteneva “più attraenti”.

L’after-party si è svolto in una sala più piccola accanto alla lobby principale del Dorchester, affollata di ospiti e signore. Secondo l’hostess di 28 anni, mentre gli ospiti ballavano e bevevano con alcune hostess su un lato della sala, una sfilza di ragazze più giovani è rimasta a sedere dall’altro, su alcuni divanetti, apparentemente in stato confusionale. «Sembravano sconvolte e spaventate, esauste per la serata», ha detto.

Nel frattempo, al centro della sala Jimmy Lahoud, 67 anni, uomo d’affari e ristoratore libanese, ballava entusiasta con tre giovani donne in luccicanti abiti rossi.

A mezzanotte, un personaggio di spicco che il FT non è stato ancora in grado di contattare, si è rivolto a una hostess in particolare. «Mi sembri troppo sobria», le ha detto. Poi le ha riempito il bicchiere di champagne, l’ha afferrata per la vita, se l’è stretta forte a sé e ha detto: «Voglio che bevi tutto, ti strappi le mutandine e sali a ballare su quel tavolo».


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3 Risposte a “Anche i ricchi molestano: i “manager” londinesi dalla mano lunga”

  1. gentile Giulio,
    se possibile, l’invito a “aggiungere un po’ di pepe alla vostra vita” era pure peggiore.
    Nell’articolo originale del FT viene anche pubblicata l’immagine dell’asta (Auction Lot 8) il cui aggiudicante avrebbe potuto così aggiungere pepe a sua moglie: “add spice to your wife”.

    Saluti

  2. Roberta Pinzauti, di anni ne ho meno di te ma è comunque da una vita che questi scenari ci vengono riproposti.
    Sono spaccati di vita reale che vanno in scena a qualsiasi latitudine e contesto.
    Non avremo mica dimenticato la carnevalata organizzata per l’arrivo di Gheddafi a Roma?
    E poi, qualcuno crede realmente che a certi convegni con personaggi di spicco, dietro la parvenza “scientifica”, non si palesino queste dinamiche?

  3. Aiuto…aiuto.. non riesco più a sopportare tutto questo.. eppure ho 66anni e ne ho viste di cose..

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