Nessuna pacchia, nessun respiro. Caro Salvini, resisteremo ogni secondo

Matteo Salvini è una persona banale, semplice semplice, terra terra. È convinto che le sue stellette da ministro dell’Interno possano fare davvero paura e oggi, protetto dall’immunità parlamentare, promette querela in ogni dove come un berlusconiano qualsiasi, uno di quelli che devi cercare su google quando ti fa scrivere dal suo avvocato per averlo citato di sguincio in un articolo qualsiasi.

Matteo Salvini è uno di quelli che alla fine finisce per credere alle sue bugie, sono gli esemplari peggiori, e a forza di fare campagna elettorale si convince che le sue iperboli siano davvero la fotografia della realtà: così alla fine deve intervenire il Viminale per ricordargli che i rimpatri che continua a promettere costerebbero più del reddito di cittadinanza e qualche suo amico cerca di fargli leggere i numeri di un’invasione che esiste solo nel suo cervelletto.

Matteo Salvini è anche un furbo. Furbo nel senso di convinto di farla franca grazie all’indulto dell’indignazione: si dichiara padre di tutti i figli dei migranti (con un po’ di paracattolicesimo che qui da noi funziona sempre) e poi firma un contratto di governo insieme al M5s (che ormai di Salvini è il muretto di sponda come quello che serve per arrivare presto in porta alle partitelle dell’oratorio) in cui dichiara che i bambini negri si iscrivono all’asilo solo dopo tutti i bianchi.

Matteo Salvini è preoccupato. Molto. Moltissimo. Perché non si governa con una diretta facebook e da ministro gli tocca fare i conti con quella realtà che violenta ogni volta che inventa uno slogan: la realtà di guidare un partito che ha affossato l’Italia servendo Berlusconi, la realtà di un partito che ha promesso al Nord le promesse che ora si è messo a raccontare al Sud, la realtà di un’intelligenza politica che in due giorni è riuscita a fare incazzare perfino la Tunisia che grazie al salvinismo ha trovato il suo momento di gloria.

Salvini è il niente mischiato con il niente se non ha un nemico. Salvini non esiste, davvero. C’è se i negri spennano i piccioni ai semafori o esiste sulla coda di qualche stupro: Salvini è il più grande business costruito sui problemi che finge di combattere. Esiste solo come negazione. Se meno per meno non facesse più sarebbe zero. Assoluto.

Salvini è convinto che in questo Paese arrabbiato (e lui ha concimato la rabbia per anni) il suo ruolo da ministro finirà per metterlo al riparo. E invece è vero al contrario: c’è un pezzo di Paese che ribatterà colpo su colpo ad ogni sua fanfaronata, ad ogni suo lisciare la pancia peggiore del Paese. Potrà sdoganare qualche manipolo di razzisti che riemergono dalle fogne ma sarà sempre contraddetto dai molti capaci di essere lucidi.

Salvini sparisce nel momento in cui si realizza una soluzione. Salvini esiste se si ingigantisce il problema.

E noi resisteremo ogni secondo di ogni giorno di tutti i giorni. Ci dovrà fare l’abitudine. Il ministro deve provare cosa significa l’opposizione. Se non la fanno quelli che la dovrebbero fare li sostituiranno i tanti che tengono la schiena dritta. Come Aboubakar Soumahoro che ieri in parole semplici si è opposto a Salvini come la sinistra non riesce a fare da tempo.

Ci si rivede, Matteo.

Buon martedì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/06/05/nessuna-pacchia-nessun-respiro-caro-salvini-resisteremo-ogni-secondo/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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