Facevano già schifo ventisei anni fa

“Fino a ieri “terroni go home” l’avevano scritto solo con le bombolette spray, sui muri all’ingresso delle città o sui cartelli delle autostrade. Mani anonime che nella notte lanciavano urbi et orbi il loro sfratto ai meridionali, urla senza volto dietro le quali poteva esserci uno, nessuno o centomila. Fino a ieri. Perché da sabato scorso l’invito agli italiani del Sud a tornarsene a casa, a lasciare i territori del Nord, è scritto nero su bianco su un grande manifesto che campeggia sui muri di molte città, dall’Emilia rossa al Trentino bianco, dall’opulenta Lombardia al candido Veneto.

Cosa c’è scritto, su quel manifesto? C’è un segnale d’allarme, messo lì a motivare quel che segue: “Emergenza!”. E c’ è un invito cortese e ipocrita: “Onesti e bravi siciliani, calabresi, campani e sardi, fate un atto di coraggio: tornate a casa”. Il tutto condito dalla seguente argomentazione: “La criminalità organizzata e protetta si è impadronita delle vostre terre e quella povera gente ha bisogno di voi. I nostri figli ci sono già andati e sono stati accolti a fucilate. In una terra ostile, dove il razzismo e la criminalità dilagano e la presenza degli alpini e di tutti i nostri giovani soldati è osteggiata, vogliamo ritorni la civiltà”. E chi può portarcela, la civiltà, meglio di quei meridionali che l’hanno conosciuta al Nord? Nessuno. Dunque facciano le valige, lascino pure ai settentrionali le loro case e i loro posti di lavoro, e vadano a sbrogliare quella matassa insanguinata che si chiama mafia.

La novità, dicevamo, è la firma. “I giovani del Nord”, che sarebbe l’organizzazione giovanile della Lega di Bossi. E così accanto al federalismo e alla rivolta fiscale, in attesa di una improbabile marcia su Roma, i leghisti puntano verso il Sud un missile che somiglia molto a quella pulizia etnica che sembrava sepolta nei libri di storia e invece è riemersa tra le macerie dell’ex Jugoslavia. Le case di Zafferana. Evidentemente, più la crisi avanza, più la politica va in cancrena e più si fa strada quella sorda insofferenza che sette anni fa, quando il vulcano minacciava le case di Zafferana, si manifestò in Veneto con le scritte sui ponti dell’ autostrada: “Forza Etna!”. Fuori i sudisti dal Nord?

A Trento, appena il manifesto è apparso sui muri della città, un commerciante di origini calabresi ha alzato il telefono e ha chiamato, allarmatissimo, il centralino dell’Adige. Il giornale ha aperto il caso e il leader dei giovani dc del Trentino, Maurizio Roat, ha subito lanciato l’allarme: “Questo genere di inviti evoca sinistri ricordi del passato, e propone scenari jugoslavi. I giovani della Lega vogliono forse promuovere l’epurazione etnica?”. Luca Matteja, il segretario dei “Giovani del Nord”, ha dato una risposta debole ed evasiva: “Il vero razzismo è continuare a opprimere la gente onesta e sana del Sud con il modo di governare della Dc”. Non ha detto che lui non intende affatto rimandare a casa i meridionali. Né l’ha detto il capogruppo della Lega a Montecitorio, Marco Formentini, subito intervenuto per tentare di sgombrare il campo dagli imbarazzanti sospetti avanzati dal giovane democristiano.

Quel manifesto, sostiene l’onorevole Formentini, “era stato fatto nel mese di agosto, in occasione delle tensioni scoppiate tra i nostri militari e alcuni individui faziosi”. Roba vecchia, scaduta. E come la mettiamo con l’invito ai meridionali a tornarsene a casa? Qui il capogruppo si arrampica un po’ sugli specchi, spiegando che l’intenzione era quella di invitare “gli altri giovani di ogni regione d’ Italia, ad impegnarsi nella lotta alla criminalità e per il riscatto della gente onesta”. Chi parla di “epurazione etnica” conclude Formentini, non ha capito nulla. Anzi, compie un’operazione “tendenziosa e in malafede”. Una smentita a metà, come si vede. Che non fuga per niente il dubbio che la Lega intenda alla fine cavalcare quell’inconfessabile sentimento popolare che vorrebbe rispedire al Sud i terùn, gli emigranti brutti sporchi e cattivi venuti a rubare il lavoro ai figli della Padania”.

L’articolo che avete appena letto risale al 28 ottobre del 1992 (che anno, quel ’92, in cui la Lega era il governo del cambiamento con tutti quei corrotti), è stato pubblicato in quell’anno su Repubblica e racconta perfettamente il periodo che stiamo vivendo e soprattutto la natura della Lega di Salvini (o Lega Nord, o Lega Lombarda o come si è chiamata in tutti questi anni passati) che da sempre ha avuto bisogno di individuare dei pericolosi ultimi per accendere gli animi e rimestare nella merda. Ma questa volta, nel buongiorno di oggi, non c’è nemmeno bisogno di leggere altro: leggete questo pezzo di ventisei anni fa, stampatelo, giratelo via mail agli amici. Ecco quello che siamo stati senza imparare la lezione.

Buon mercoledì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/06/20/facevano-gia-schifo-ventisei-anni-fa/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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