In attesa del reddito ecco il crocifisso di cittadinanza

Non è una tattica nuova, no, nessuna novità: la boiata dell’imposizione del crocifisso la Lega (anche prima di essere Lega Noi con Salvini per evitare il disturbo di restituire 49 milioni di euro) l’ha usata diffusamente nelle Regioni, nei consigli comunali per spostare il dibattito da ciò che avrebbe dovuto fare un feticcio qualsiasi per abbeverare la pancia del suo popolo. Come l’ampolla del Po o l’iconologia vichinga anche il crocifisso di cui parla Matteo Salvini è solo un oggetto, una patacca da rifilare ai turisti sprovveduti (che tra l’altro in questo caso sono i cittadini del Paese che dovrebbe governare), un souvenir a basso costo per farci sapere che ci ha dedicato un pensiero durante il suo lungo viaggio di piacere sotto forma di campagna elettorale permanente.

Non cadete nel tranello: il crocifisso di Salvini non ha nulla a che vedere con i valori che i credenti gli attribuiscono. È una mazza ferrata antropomorfa da brandire ancora una volta contro qualcuno, è una paletta scaccia mosche per zittire le domande sulle promesse che non potrà mantenere, è un ventaglio utile per alzare fumo.

I valori che erroneamente vengono discussi ogni volta che la Lega ritira fuori il jolly del crocifisso sono traditi dall’operato del ministro dell’Interno in ogni tweet, in ogni intervista, in ogni proclama e nelle poche propagandistiche azioni che ha compiuto da quando è al governo. Parlare di valori cristiani in risposta a Salvini significa accreditare qualità umane (prima ancora che attinenti a qualsiasi religione) che non ha, significa legittimarlo nel suo insistere ad arruffare il popolo.

Il crocifisso è il paravento per le accise della benzina che avevano promesso di togliere e non toglieranno, è la sabbia sotto cui nascondere il Tav e Tap che si faranno nonostante le promesse in campagna elettorale, è il tappeto per coprire il reddito di cittadinanza che non ha coperture economiche, è l’incapacità di rispettare la laicità dello Stato per provare a rabbonire qualche cattolico.

Il crocifisso, laicissimo e umano, è comparso ieri sulla spiaggia di Crotone dove i bagnanti si sono indaffarati per tutta la giornata soccorrendo 54 profughi lasciati alla deriva, dove lo spirito Magno Greco che usava una sola parola per indicare lo straniero e l’ospite è ancora vivo.

Lasciate a Salvini il suo giocattolo. E segnatevi tutte le promesse non mantenute, piuttosto.

Buon mercoledì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/07/25/in-attesa-del-reddito-ecco-il-crocifisso-di-cittadinanza/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Una risposta a “In attesa del reddito ecco il crocifisso di cittadinanza”

  1. Giuseppe Giovanni Pirrone dice: Rispondi

    Credo che ogni commento a quanto qui sopra riportato non possa che essere scontato: fa schifo la Lega, fa schifo la sua ipocrisia, fa schifo il modo in cui utilizza un simbolo sacro per mera e becera propaganda. Mi viene in mente, per fare un raffronto, quanto accade in alcune località del sud Italia, quando in occasione della festa del patrono (o della patrona), la statua del santo viene portata in processione fin sotto il balcone della casa del capomafia locale per “l’inchino”. Sono due situazioni diverse, però non tanto lontane l’una dall’altra: in entrambi i casi si abusa di un simbolo religioso (il crocifisso, la statua della santa) con una enorme dose di ipocrisia ed opportunismo per compiacere biecamente la parte peggiore del popolino (nel primo caso) o il peggiore “potente” di turno. Che pena!

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