Eravamo quattro amici al bar. E Siri. E un missile

Non si sa cosa altro debba succedere per considerare superato il limite della decenza. La giornata di ieri è un piccolo bigino della legislatura, un riassunto degli atteggiamenti, delle nefandezze e della dignità istituzionale che è finita sotto l’ultimo tappeto dell’ultimo cesso dei palazzi di governo.

Il ministro Salvini (che non vede l’ora che arrivi una Ong per poter parlare d’altro rispetto al cumulo di balle sul caso Savoini-Russia) ha incontrato i sindacati che andrebbero incontrati dal ministro del Lavoro e dal presidente del Consiglio. Niente male come ennesimo scavalcamento che provoca al massimo qualche incazzatura bisbigliata nei retroscena politici. Di Maio e Conte ormai sono aloni istituzionali. E cosa fa il ministro dell’Interno per rendere il tutto ancora peggio di quello che già è? Si porta dietro Armando Siri. Sì, quello sotto inchiesta che è stato dimesso da sottosegretario. Evidentemente non è degno di fare il sottosegretario ma va benissimo per i sindacati. Già.

A Torino sequestrano armi a un gruppo di neofascisti. Un profluvio di armi, pronti per andare alla guerra. C’è addirittura un missile aria-aria. Non hanno ancora trovato l’aereo, forse nascosto in qualche sgabuzzino. Si parla tanto di terroristi che arrivano sui barconi e intanto questi hanno un arsenale. Ma niente. A Salvini non scappa di dire niente. Chissà perché.

Poi. Di Maio e Conte chiedono a Salvini di riferire in Parlamento sul caso dei fondi russi. Secondo voi li ha ascoltati? Ha detto una cosa qualsiasi? Un uomo che scappa dai processi si fa problemi a scappare dal Parlamento? Ma no. Niente. Niente. Quei due non sono aloni, sono macule istituzionali.

A Roma intanto si sgomberano di notte, con un esercito che sembra pronto per partire alla guerra, trecento disperati. I destrorsi esultano al nome della legalità. Solo che tra quei trecento ci sono ottanta bambini e anche italiani. Altro che prima gli italiani. Prima o poi verranno a prendere anche voi.

La donna uccisa a Savona dall’ex marito, Deborah Ballesio, aveva denunciato ben diciannove volte. Non è servito. Non si leggono i commenti di quelli che difendono le nostre donne. Beati loro che non se ne sono accorti.

Avanti così.

Buon martedì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2019/07/16/eravamo-quattro-amici-al-bar-e-siri-e-un-missile/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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