Per favore non finiteci a giocare a calcio

È vero, è una cosa minima, piccola, infinitamente minima rispetto allo scempio che si sta compiendo sotto gli occhi del mondo ogni giorno ma la proposta di non giocare la finale di Champions League a Istanbul è un atto significativo da parte di chi (la Uefa) concede l’ennesimo palcoscenico di normalizzazione a un Erdogan che merita di essere dimenticato il più in fretta possibile.

«È giusto che il più importante evento sportivo europeo a cadenza annuale si tenga nella metropoli di un Paese aggressore, impegnato in una guerra che noi europei non vogliamo e che minaccia la nostra società di conseguenze sociali ed economiche drammatiche? La prima vera sanzione che possiamo comminare alla Turchia sarebbe tanto banale quanto efficace: la finale della Champions League non si può tenere a Istanbul, se la Turchia fa la guerra», ha detto il vicesegretario di Più Europa, Piercamillo Falasca. L’hashtag #NoFinaleChampionsaIstanbul è diventato virale su Twitter.

«Sembrano banalità – prosegue Falasca – ma quando vuoi toccare la sensibilità di un popolo e far capire davvero qual è la “European way of life“, devi parlare anche di sport. E, in Europa, di calcio. Rivolgiamo un appello alla Uefa: dimostriamo che lo sport europeo sa essere più coraggioso della Fifa, che assegna i mondiali di calcio a Russia e Qatar in barba a qualsiasi considerazione sui diritti umani e civili».

Sarebbe anche una buona risposta a chi, come il sultano Erdogan, pensa di poter zittire tutti coloro che liberamente e giustamente giudicano la sua azione militare come un vero e proprio scempio: in Turchia i giornalisti che si permettono di scriverlo vengono arrestati. E una guerra senza giornalisti è il luogo perfetto perché la violenza esondi dappertutto.

La guerra non si combatte con qualche tweet di solidarietà: i politici hanno il dovere di compiere azioni politiche, i giornalisti hanno il dovere di raccontare le ingiustizie e l’orrore e anche l’Uefa ha il dovere di prendere posizione. Non è questione di boicottaggio ma si tratta di prendere le distanze in tutti i modi possibili, di lottare per la pace in tutti i modi possibili.

E se serve un pallone anche il pallone val bene una messa.

Buon martedì.

L’articolo Per favore non finiteci a giocare a calcio proviene da Left.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2019/10/15/per-favore-non-finiteci-a-giocare-a-calcio/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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