Letteratume recensisce #ACasaLoro

(fonte)

Il racconto di una tragedia rischia di scadere nel sensazionalismo (o nella propaganda) se non si ricostruiscono fatti e contesto con metodo e onestà intellettuale e se non si dosano correttamente questi elementi con una sapiente capacità narrativa.

In A casa loro si affronta il delicatissimo tema delle morti nel Mediterraneo grazie al virtuoso incontro tra il teatro civile di Giulio Cavalli e il giornalismo d’inchiesta di Nello Scavo: un monologo prima portato in scena sui palchi d’Italia e ora un libro pubblicato da People, casa editrice fondata e diretta da Pippo Civati, sempre in prima linea nel racconto criticamente costruttivo del presente.

A casa loro è un urlo straziante che deve giungere alle orecchie di chi vuol capire ma soprattutto a quelle di chi non vuol sentire, di chi crede ancora che esista un noi e un loro e che i confini siano barriere invalicabili soggette alla discutibile discrezionalità di un caudillo o di un tiranno 4.0.

Il monologo teatrale di Giulio Cavalli, incentrato sulle accurate ricostruzioni di Nello Scavo, tocca le corde intime perché mostra persone e vite umane, spesso trattate da un’informazione sciatta e distratta solo come un’impietosa statistica.

Invece qui ci sono le storie, i sogni strappati, il peso di vite annientate, sfregiate, distrutte.

Viaggi e fughe spesso mai terminati, se non nei fondali del Mediterraneo, versione moderna delle camere a gas naziste.

«Il mare non uccide. Ad uccidere sono le persone, la povertà, le politiche sbagliate e le diseguaglianze che rendono il mondo un posto opposto dipendentemente dal nascere dalla parte giusta o sbagliata.»

Ci sono Karim e le sue storie, la bella Rhoda che voleva essere brutta per scampare alle indicibili violenze del “Bastardo di Zuara”, Efrem che come una pallina di ping pong aspetta il prossimo rimbalzo fuori dall’Italia; ci sono i pescatori lampedusani, che lottano intimamente contro l’assuefazione al dolore, c’è Victory svenduto all’asta come una merce e c’è una Dichiarazione Universale dei Diritti Umani tristemente disattesa da uomini e istituzioni.

La ricostruzione dell’inferno libico e delle sue atroci conseguenze trova compimento in un viaggio narrativo che è anche un “safari lessicale”: sapere cosa significhino Madame Boga, Native doctor, Connection man o Lapalapa, è fondamentale se si vuole dare un senso a tutto questo e capire dove può arrivare l’occultamento della verità.

Una ricerca della verità che è costata a entrambi gli autori una vita sotto scorta: il quotidiano impegno nello svelare gli orrori, le ingiustizie e le storture, uno della mafia nostrana, l’altro di quella nordafricana, è infatti la loro stella polare.

«Quando davvero la storia riuscirà a mostrare le dimensioni della tragedia, sul barcone ripescato sarà il museo della vigliaccheria.»

Affinché il messaggio di Scavo e Cavalli non si disperda, occorre che ognuno di noi legga e faccia conoscere questo testo (e altri di questa natura), perché il futuro ce ne renderà conto e non si potrà vivere con il tormento e la responsabilità di non aver permesso ad esseri umani come noi di cominciare una nuova vita, di trovare un’alternativa o più semplicemente di sentire il mondo come casa propria.

Affinché non esista più una “casa nostra” contro una “casa loro” e perché nessuno potrà più dire “non sapevamo”.

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