Ah, se si facessero le domande

Ieri ha girato molto il video di cui Elly Schlein, candidata alle elezioni regionali in Emilia Romagna con la Lista ER Coraggiosa e ex eurodeputata per Possibile, ferma il suo ex collega all’europarlamento Matteo Salvini per chiedergli perché la Lega non abbia mai partecipato alle 22 riunioni sui negoziati per la riforma del trattato di Dublino che blocca in Italia i richiedenti asilo. Matteo Salvini ha indugiato a lungo sul telefono, non ha saputo cosa rispondere e se n’è andato. Ma non è questo il punto.

Il video è stato condiviso diverse volte ed è stato ripreso da tutte le testate giornalistiche come se fosse accaduto qualcosa di straordinario degno di stare nella colonnina delle notizie sensazionali. E in effetti qualcosa di sensazionale c’è: una candidata alle regionali ha posto una domanda che Salvini (quello che è sempre in televisione, lo dicono le statistiche) non ha mai dovuto affrontare nel quintale di interviste che gli vengono fatte ogni giorno.

Un cittadino che chiede a un politico è un fatto che qui da noi genera clamore. Incredibile. Lo stupore che si è generato però fotografa perfettamente la pessima abitudine di vedere i nostri politici (vale per tutti) che sciorinano i loro monologhi accompagnati da giornalisti che si comportano come servizievoli camerieri. Non so se vi sia mai capitato ad esempio di vedere le dichiarazioni dei politici all’interno dei telegiornali: guardano in camera, ben pettinati e sistemati e provano e riprovano il tono della voce e la mimica facciale. Ogni tanto capita in qualche trasmissione satirica che vengano proposti anche i fuori onda: sono decine di prove e ri-prove come a un casting. Comunicazione unidirezionale: le interviste sono semplicemente dei post sui social un po’ più lunghi e detti a voce.

Se si potessero fare le domande si potrebbe chiedere di tutto, a tutti: si potrebbe chiedere al Pd come si sente dopo avere distrutto l’articolo 18 e avere demolito il mondo del lavoro, si potrebbe chiedere a Renzi com’era quella storia che chi se ne andava dal Pd doveva dimettersi dal Parlamento, si potrebbe chiedere a Berlusconi di chi sia stato tramite Marcello Dell’Utri nei suoi rapporti con Cosa Nostra, si potrebbe chiedere alla presidente del Senato Casellati come fosse quella storia di Ruby nipote di Mubarak, si potrebbe chiedere a Di Battista che fine abbia fatto il suo libro su Bibbiano, si potrebbe chiedere alla dirigenza di Leu come fosse quella storia della sigla elettorale che non era solo una sigla ma che si sarebbe fatta partito, si potrebbe chiedere a Giorgia Meloni come si può apparire nuovi dopo una vita intera passata in politica. Insomma, se ci pensate sarebbe una televisione molto più scoppiettante se si facessero le domande. Sarebbe un giornalismo più giornalismo se si facessero le domande. No?

Buon mercoledì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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