Promettiamoci di ricordare

Promettiamoci di ricordare che le persone che abbiamo sempre guardato con superficialità, quelle persone che incrociamo passandoci sopra senza nemmeno un cenno di saluto, quelle stesse persone che scompaiono ogni volta che si parla di tutele e di diritti oggi sono ritenute indispensabili dal nostro governo, sono gli indispensabili che fanno una vita da invisibili alla cassa del nostro supermercato, avanti e indietro nelle corsie degli ospedali, con le tute macchiate d’olio mentre si occupano di qualche manutenzione, sulle autostrade mentre trasportano la farcitura dei nostri frigoriferi, alle catene di montaggio di quegli oggetti che usiamo senza nemmeno guardarli.

Promettiamoci di ricordare che negli ospedali si stanno facendo carico mica solo dei morti, no, mica solo di quelli, negli ospedali si stanno facendo carico degli addii. Provano a spremere i propri guanti di lattice per dare il saluto che i famigliari non possono dare. Promettiamoci di ricordare che c’è stato un tempo in cui si muore soli, non solo isolati, soli, si muore soli come muoiono quelli che non si meritano niente e invece questi che muoiono hanno dietro famiglie spezzate che possono solo rimbalzare il proprio lutto tra le pareti di casa.

Ricordiamoci delle parole non dette, degli abbracci che avremmo potuto dare, di quel tenersi per mano che oggi è un privilegio che non sappiamo quando potrà esserci accordato. C’è bisogno di un virus che viaggia sulle nostre vicinanze per farci sentire gli aghi delle lontananze forzate. E chissà quante vicinanze abbiamo buttato via. Promettiamoci di ricordare che non succeda più, che non succeda ancora.

Ricordiamoci di ricordare che un gesto, un gesto qualsiasi, che sia un come stai? o che sia una carezza è un dono da non fare con superficialità. C’è dentro tutto un mondo prima, tutto un mondo dopo, c’è dentro un momento che potrebbe strapparsi come un foglio tirato male.

Ricordiamoci di ricordare che c’è stato chi ha ceduto il proprio respiratore a un paziente più giovane. Sapeva di non farcela, ha avuto il coraggio di finire splendendo. Promettiamoci di ricordare che stiamo accatastando bare come scaffali e lì dentro ci sono nomi, cognomi, famiglie, amori, recisi e inscatolati. Promettiamoci di ricordare che abbiamo confidato nell’intuito e nella fantasia delle nostre menti migliori, promettiamoci di ricordare che vanno nutrite nei periodi di salute perché siano attrezzate nei momenti di malattia.

Promettiamoci di ricordare che siamo piccoli, fragili e che abbiamo bisogno di stringersi.

Buon giovedì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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