Siamo liberi?

Il 13 aprile scorso il filosofo Giorgio Agamben proponeva una domanda: «Com’è potuto avvenire che un intero Paese sia senza accorgersene eticamente e politicamente crollato di fronte a una malattia?». In sostanza Agamben teme la nascita di un nuovo dispotismo che, secondo lui, sarà peggiore di quello passato. Secondo Agamben abbiamo accettato «soltanto in nome di un rischio che non era possibile precisare, che le persone che ci sono care e degli esseri umani in generale non soltanto morissero da soli, ma che – cosa che non era mai avvenuta prima nella storia, da Antigone a oggi – che i loro cadaveri fossero bruciati senza un funerale», «abbiamo conseguentemente accettato, soltanto in nome di un rischio che non era possibile precisare, di sospendere di fatto i nostri rapporti di amicizia e di amore, perché il nostro prossimo era diventato una possibile fonte di contagio» e la Chiesa e i giuristi sarebbero i grandi assenti in questa fase di tracollo.

La posizione di Agamben è interessante perché si sovrappone all’idea di certa destra sovranista in giro per il mondo (con Trump in testa) e non è un caso che proprio il filosofo sia stato intervistato a tutta pagina dal quotidiano La Verità. Che poi i sostenitori i politici nostrani sostenitori di Orban siano gli stessi che ci impartiscono lezioni di libertà lascia più che perplessi.

Ma la risposta più interessante a Agamben arriva da Tiziano Scarpa. Dice Scarpa: «Si sta rinunciando a una quota della propria libertà per tutelare non i più giovani e forti, o i bambini, ma i più vecchi (nonostante dei vecchi sia stata fatta strage per un’insensata e colpevole gestione delle case di riposo). Non so quante volte questo sia accaduto nella storia umana. Perfino se le misure che sono state adottate in queste settimane dovessero rivelarsi, in futuro, un eccesso di cautela, trovo che quel che si sta facendo sia eticamente meraviglioso, perché dimostra che, in situazioni di necessità, un’intera società è disposta consapevolmente ad agire soprattutto in favore dei più deboli, pur sapendo di pagare per questo un prezzo altissimo, sia nel presente che in futuro. A me questo sembra il contrario della barbarie, mi sembra il vertice della civiltà, una magnifica smentita culturale alla ferocia del darwinismo naturale e alla sopravvivenza del più adatto, un segno di speranza nell’umanità e nelle sue risorse morali fattive, e sono fiero di dare il mio contributo personale a questa enorme impresa collettiva».

Poi, mentre leggevo questo dibattito sul senso della libertà mi è capitato di alzare gli occhi e ascoltare le frasi e i ragionamenti della nostra classe dirigente: quella divisa in un acritico aprite tutto contro il chiudete tutto. E mi è venuto da pensare che sarebbe bello pretendere un po’ di profondità, in questo tempo così sospeso. Sarebbe bello sfruttare questa pausa per rendersi conto, ognuno con le proprie sensibilità, che è un argomento che non dovrebbe concedersi agli slogan, la libertà.

Buon giovedì.

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