Non candidate nessuno, fate prima

Il centrodestra, in vista delle prossime amministrative e regionali, sta faticando ad individuare i propri nomi. Ma una soluzione coraggiosa e definitiva ci sarebbe: lasciar perdere

Sommersi dalle incredibili notizie dell’incredibile governo dei migliori, stiamo lasciando passare sotto traccia la farsa del centrodestra che si avviluppa nelle candidature per le prossime elezioni amministrative e regionali. Un centrodestra che vorrebbe farsi federazione e non riesce nemmeno a decidere un candidato sindaco è la fotografia perfetta del momento storico: tutti insieme appassionatamente per spartirsi i soldi del Pnrr e poi che palle la politica, che palle che gli tocca perfino fare politica.

Si decide di non decidere scivolando su questa idea del “ticket” che è solo l’ennesima trovata pubblicitaria che non significa niente: a Roma c’è il “ticket” Michetti-Matone e sarebbe curioso sapere cosa accadrebbe se uno non fosse d’accordo con l’idea dell’altro. Non succederebbe niente di più del solito odio sotto traccia come accade in questo momento tra Salvini e Meloni che in superficie si trasforma in una vuota e affettata cortesia.

Idea ticket ovviamente anche in Calabria, dove a correre saranno Occhiuto a braccetto con Spirlì. Il presidente della Calabria pro tempore che ha sostituito Jole Santelli in un Paese normale sarebbe dimenticato o usato al massimo per qualche vignetta sui social invece la classe dirigente leghista è talmente infima che si ritrova costretta a riciclarlo. Incredibile.

A Milano si parla di Oscar di Montigny, il genero di Ennio Doris di Banca Mediolanum, che si definisce «esperto di Mega trends e Grandi Scenari, Innovative Marketing, Comunicazione Relazionale e Corporate Education» e che, come ha raccontato in un pezzo gustosissimo Gianni Barbacetto sul Fatto quotidiano scrive cose come «lo spirito, ritornando su se stesso, prende coscienza delle sue operazioni e dei suoi caratteri» oppure dello specchio che «in quanto strumento neutro, oggettivo, privo di giudizio, rimanda sempre l’immagine vera, reale, del soggetto che in esso si specchia». E non vuoi metterci un bel ticket? Pronti: l’ex sindaco Albertini. Giorgia Meloni si lamenta: «Chi lo conosce questo di Montigny?» e chissà chi a Roma conosce Michetti, verrebbe da risponderle.

“I candidati devono essere civici”, ripete Salvini. Del resto i civici, si sa, sono il cerotto perfetto per non dover dimostrare di avere una classe dirigente decente. A Bologna un capolavoro: il “civico” dovrebbe essere Andrea Cangini, che tre anni fa è stato eletto senatore. Un senatore a sua insaputa, evidentemente come va di moda da quelle parti.

Il 9 giugno Matteo Salvini prometteva “in due giorni decideremo tutti i 1.300 nomi dei candidati sindaci”. Oggi è il 18 giugno, fate voi.

In compenso ci sarebbe una soluzione coraggiosa e definitiva: non candidate nessuno. Rimanete lì in disparte, pronti a raccogliere qualsiasi notizia di cronaca nera preferibilmente farcita di stranieri, schierate le truppe a cercare il degrado e per i prossimi cinque anni potete riempire i social dicendo che quelli che governano sono una vergogna. Se qualcuno vi dice qualcosa potete rispondere che siete talmente sovranisti che vi candiderete solo quando non avrete il disturbo di dover governare anche gli elettori degli altri.

Buon venerdì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

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