Miliardi di euro in arrivo dall’Europa eppure il governo non ha stanziato i fondi per le quarantene

Sarà per questa moda dei due Mattei (Renzi e Salvini, gemelli nella lotta contro i poveri fingendo di lottare contro la povertà) o sarà per questa egemonia confindustriale che sembra avere attecchito benissimo nel Paese ma che l’Inps il 6 agosto abbia fatto sapere che la quarantena per contatto Covid non sia più considerata malattia e che quindi l’assenza non sia più a suo carico sembra avere interessato poco o niente, giusto qualcuno che oggi (19 giorni dopo, evviva!) si accorge del risultato finale della sfortunata novità: alla fine a pagare le conseguenze, anche economiche, dell’emergenza sanitaria saranno ancora una volta i lavoratori. Sempre loro.

LIstituto, in particolare, ha chiarito che lindennità di malattia per quarantena Covid non può essere erogata per gli eventi relativi al 2021, ma solo per tutto il 2020 nel limite delle risorse stanziate: i 631 milioni di euro previsti dal legislatore per il 2021 sono svaniti nel nulla, senza nemmeno un plissé da parte dei partiti, nemmeno da quelli che oggi si battono per la gratuità dei tamponi per accarezzare gli sfinteri delle persone che non si vogliono vaccinare. 

Tanto per fare un esempio: TNI Italia (un gruppo di associazioni nato dopo il primo lockdown nel mondo della ristorazione) valuta in circa 600 euro il costo di un’eventuale quarantena sulla busta paga. Chi tirerà fuori questi soldi?

Viene fin troppo facile indovinare: il lavoratore, sicuro. Chi dovrà mettersi in quarantena dovrà presumibilmente usare ferie e permessi, pagando di tasca propria la tutela della propria salute e quella dei colleghi e dei clienti, in nome di un nuovo sovranismo sanitario in cui ammalarsi costa.

La novità porta con sé anche un’ulteriore inevitabile conseguenza: chi ammetterà di avere avuto contatti con un positivo se è consapevole che questo comporterà un inevitabile scontro con il proprio datore di lavoro? Cos’è se non un’istigazione all’omertà?

Poi ci sono i tracciamenti (che fin dall’inizio della pandemia non sono stati il nostro forte) che risentiranno inevitabilmente della nuova misura. Se disincentivi (decurtando ferie, permessi ai lavoratori) la denuncia di contatti con positivi rischi di veder incrementare proprio i positivi?

E badate bene: tutto questo accade in un mondo del lavoro ancora flagellato dalla pandemia, con capi di partito che dai loro hotel a centododici stelle invitano a educarci alla sofferenza, con un “bonus terme” spalmato a piacimento e con miliardi di euro in arrivo dall’Europa per uscire dalla pandemia. Non notate che, al solito, ci sia qualcosa di sbagliato?

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