Chi era Mikis Theodorakis, musicista partigiano in lotta contro la dittatura

Se da qualche parte c’è un posto riservato agli artisti che no, che non hanno semplicemente pensato a suonare o cantare o recitare o scrivere restando laterali al mondo che avevano intorno allora lì sicuramente da ieri c’è una stanza prenotata a nome di Mikis Theodorakis, il più grande compositore greco che ieri si è spento all’età di 96 anni dopo una lunga malattia, nella sua Atene.

Perché raccontare Mikis Theodorakis come semplice musicista sarebbe una narrazione monca che non tiene conto della complessità. E in un momento storico in cui si tende a negare e sminuire il ruolo politico dell’artista la vita di Theodorakis è un invito a parteggiare, sempre. Allora si dovrebbe dire che nel periodo in cui il musicista era iscritto al Conservatorio Odeon oltre alla musica Theodorakis decise di impegnarsi in prima persona nella resistenza del Fronte di Liberazione Nazionale del Partito Comunista Greco, entrando nell’Elas (l’esercito di liberazione greco). Furono gli anni in cui Theodorakis venne arrestato, carcerato, torturato fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E mentre coltivava il suo talento musicale decide ancora, nonostante tutto, di mettersi a disposizione dell’esercito di liberazione durante la guerra civile del 1946. Ed è arresto di nuovo, di nuovo violenze e perfino un campo di concentramento a Icaria.

Quando nel 1950 Theodorakis si diploma al conservatorio è un uomo con una vitalità e un’esperienza che la musica può solo elevare. Viene il dubbio, a rileggerne la storia, che davvero l’arte porti addosso le cicatrici di una vita così intensa. Passano 3 anni e il nome di Theodorakis sbarca anche qui in Italia, con il suo Carnival che nel 1953 viene rappresentato all’Opera di Roma. Theodorakis è giovanissimo, appena ventisette anni, e si trasferisce a Parigi: è il periodo dell’esplosione nel mondo della danza, del teatro, del cinema e dello studio della musica popolare ellenica. Inizia la collaborazione con Yannis Ritsos e poi con Kambanellis, poeti che con Theodorakis mettono la parola nel processo di recupero e di rivitalizzazione della musica popolare. Dentro quei testi però c’è anche il loro presente, gli ideali, le lotte perché Theodorakis (e di questo gliene siamo grati) non è mai riuscito a non essere parte vitale del dibattito del suo Paese.

Quando nel 1963 degli estremisti di destra uccidono il politico Gregoris Lambrakis la chiamata all’attivismo politico è troppo forte e Theodorakis torna in patria, fondando il Movimento democratico Giovanile Grigoris Lambrakis e entrando in Parlamento. Con l’avvento del regime dei colonnelli la sua musica viene bandita dal Paese (perché è un’arma bianca potentissima e che spaventa il potere, anche la musica) e per tre anni da latitante vive confinato con moglie e figli in un piccolo villaggio nel Peloponneso. Solo le pressioni internazionali gli hanno permesso di vivere in esilio poi a Parigi. Per questo quando nel 1974 cade il regime viene accolto al suo ritorno come un eroe popolare (perché era un eroe popolare, mica solo un artista) e decide di impegnarsi di nuovo in prima persona. Viene candidato come sindaco di Atene, è ministro del governo di Constantie Mitsotakis e ancora nel 2010 aveva le forze per fondare un suo movimento politico, Spitha.

In tutto questo poi aggiungeteci l’arte: un lavoro smisurato che in Italia ha raccolto come interpreti Edmonda Aldini, Milva, Iva Zanicchi. Ha lavorato con Pablo Neruda nell’esecuzione del Canto General. Nel 1998 dirige la prima assoluta del suo lavoro che lo rende immortale: Zorba il greco con Vladimir Vasiliev e Gheorghe Iancu nell’Arena di Verona. Mentre il mondo cambiava anche la musica greca veniva trasportata dalla tradizione alla modernità. Non è forse innovazione artistica riuscire a declinare la tradizione nel presente? E in questo Mikis Theodorakis è stato uno dei più grandi di questo nostro tempo, in tutto il mondo.

Ora che è mancato, mettendo in fila le sue vicissitudini personali, politiche e artistiche ci si rende conto che il mondo piange una grave perdita ma custodisce un’enorme testimonianza: partecipare al proprio tempo è una missione che con l’arte diventa potentissima. E ora, insieme alla sua musica, non resta che sperare che non vada persa nemmeno la sua testimonianza.

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