Il ministero della Difesa arma i militari libici e l’Europa paga

Poiché probabilmente non basta il calpestamento dei diritti umani in Libia e poiché poco hanno inciso le polemiche per i soldi che il nostro governo continua a regalare alla cosiddetta Guardia costiera libica (che altro non è che un manipolo di criminali) lo scorso 20 ottobre la Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere del ministero dell’Interno ha dato avvio alla stipula di un Accordo di collaborazione con l’Agenzia industrie difesa, nell’ambito del programma di “supporto alla gestione integrata del confine e delle migrazioni in Libia” cofinanziato dall’Unione europea e dal governo italiano (ha preso il via il 15 dicembre 2017) nel quale si stipula una collaborazione  con l’Aid – Agenzia industrie difesa, l’ente che gestisce gli stabilimenti del ministero della Difesa e che fornisce mezzi e sistemi bellici alle forze armate per i programmi di formazione, addestramento e riarmo della Guardia costiera libica contro migranti e migrazioni.

C’è tutto in un’inchiesta di Stampalibera.it qui ma vedrete che difficilmente la notizia raggiungerà i giornali nazionali o provocherà un pur piccolo tormento all’interno del nostro Parlamento. Il programma è uno dei tanti progetti che l’Unione europea ha finanziato a supporto delle fragilissime e controverse istituzioni libiche Come scrive Antonio Mazzeo «La Prima Fase vede un contributo diretto UE di 42.223.927 euro tramite il Fondo Fiduciario d’Emergenza per l’Africa istituito dalla Commissione Europea il 20 ottobre 2015 “per affrontare le cause profonde della migrazione illegale in Africa”. L’implementazione delle attività e la gestione tecnica, logistica e amministrativa del progetto è affidata al Ministero dell’Interno della Repubblica italiana che ha garantito un contributo finanziario di 2.231.256 euro».

Nella scheda predisposta dalla Commissione europea si legge che «tra i suoi principali obiettivi ci sono il rafforzamento degli enti libici competenti nella sorveglianza marittima e delle operazioni Sar (Search and rescue, ricerca e soccorso, nda) e nel contrasto dei transiti di frontiera irregolari; la realizzazione delle infrastrutture di base che consentano alla guardia costiera libica di organizzare nel migliore dei modi le attività di sorveglianza delle frontiere; l’assistenza nella definizione e dichiarazione della Regione Sar di competenza libica con adeguate procedure operative; lo sviluppo delle attività di controllo delle frontiere terrestri nel deserto, focalizzando l’attenzione nelle aree dei confini meridionali assai colpite dagli attraversamenti illegali». Detto in parole povere siamo alle solite: si tratta di catturare e riportare nei lager libici i poveri disperati che riescono a mettersi in mare (spesso pagando gli stessi scafisti che poi si travestono da militari) fottendosene di ciò che dice e scrive tutta la comunità internazionale. Un genocidio non solo tollerato ma addirittura organizzato e pagato dall’Europa.

La fase 2 del Progetto di gestione delle frontiere infatti, scrive Mazzeo, «giustifica il sostegno alla famigerata guardia costiera libica con la necessità di “rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso e ridurre ancora di più il numero delle persone che muoiono in mare”, fornendo contestualmente “una risposta alla crisi della migrazione nel Mediterraneo centrale nel rispetto della legge internazionale e dei diritti umani”. I mezzi e le modalità dell’aiuto italiano e Ue? L’impostazione e l’equipaggiamento di un “Centro mobile Mrcc (Maritime rescue coordination centre)”, la fornitura di “nuove unità navali Sar” (non meno di tre) e “l’implementazione di attività comuni di manutenzione e riparazione delle unità in Libia”».

Per superarsi in ipocrisia addirittura scrivono che «ulteriore obiettivo trasversale della Fase II del progetto è il miglioramento delle condizioni dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati, specialmente per le donne e i minori, cercando di garantire che le autorità libiche indirizzino la loro azione nel rispetto dei diritti umani in occasione delle intercettazioni Sar e durante le procedure di sbarco in cooperazione con Oim e Unhcr». Peccato che ogni interferenza libica in mare (e soprattuto ogni deportazione in Libia) non possa essere migliorata “nei diritti umani” visto che è illegale per natura.

Non si trovano nemmeno più le parole per scrivere un accanimento contro la disperazione come questo. E l’indifferenza è una colpa che non si estinguerà facilmente.

Buon martedì.

Nella foto: frame da un video di Sea Watch su un attacco della guardia costiera libica in zona Sar maltese contro un’imbarcazione di migranti, 1 luglio 2021 (vedi qui)

 

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