Perché lo sciopero?

Che il nostro Paese negli ultimi anni abbia perso molta cultura dello sciopero (e del lavoro) è evidente semplicemente osservando la classe dirigente che ci ritroviamo ma che uno sciopero determini la fine della luna di miele col governo dei migliori evidentemente dà fastidio a molti se è vero che in questi giorni fioccano gli editoriali zeppi di “disagi” provocati dallo sciopero proclamato da Cgil e Uil. Ieri qualche illuminato addirittura proponeva uno sciopero “lavorante” per non provocare troppi fastidi. So che a prima vista la proposta potrebbe ingolosire, peccato che non abbia nulla a che vedere con lo sciopero, appunto.

Ma in tutto questo baccano sullo sciopero la grande maggioranza dei media e dei politici si sono dimenticati di evidenziare le ragioni della protesta. Che strano, non sia mai che poi la gente rischi di essere d’accordo con i sindacati. Perché scioperano? Principalmente per due ragioni: perché la riforma dell’Irpef non tocca le tasche di chi guadagna meno di 15mila euro (a proposito dell’avversione verso i poveri che da queste parti raccontiamo da mesi) e perché la crisi energetica (sempre a proposito della “transizione ecologica” per cui l’Europa sta tornando fuori parecchi soldi) alla fine la pagano i cittadini (anche qui senza nessuno contributo di solidarietà dei più ricchi per il disaccordo del centro destra e d’Italia viva, che è sempre centrodestra).

Per quanto riguarda l’Irpef le simulazioni parlano chiaro: risparmia soprattutto il ceto medio, ovvero la fascia che ha un reddito lordo annuo compreso tra i 28mila e i 50mila euro. Si andrà da un risparmio di circa 320 euro all’anno per chi ha un reddito di 30mila euro fino a un massimo di 920 euro per chi ha un reddito di 50mila euro. Per le due fasce più basse i risparmi saranno minori: per chi ha un reddito di 20mila euro si stima un risparmio di 100 euro. Sono scelte, scelte politiche, e in politica esiste il diritto di non essere d’accordo, per fortuna. I sindacati pensano che bisognasse «far crescere i redditi a partire da quelli più bassi». Semplice, lineare. Tanto per capirsi.

Sul secondo punto il presidente del Consiglio Mario Draghi invece aveva proposto di escludere per un anno dalla riduzione dell’Irpef i redditi oltre i 75 mila euro e di usare quei soldi come “contributo di solidarietà” per permettere alle fasce più deboli di affrontare il problema dell’aumento dei costi dell’energia. Il segretario Landini l’ha spiegato piuttosto chiaramente: «Questo è un problema molto serio – ha dichiarato -. In questo Paese la maggioranza che sostiene il governo non sa cosa vuole dire vivere con 20, massimo 30 mila euro all’anno. La riforma fiscale del governo è profondamente sbagliata perché anziché ridurre le aliquote andava allargata la base imponibile dell’Irpef e accentuata la progressività del sistema». Il governo ha deciso quindi di aiutare le famiglie più bisognose nel pagamento delle bollette con 2 miliardi di euro complessivi. Anche in questo caso basta fare due calcoli per capire che basterebbero forse fino a marzo.

Questi sono i motivi dei “disagi”. Di questo in un Paese con una responsabile cultura politica e dello sciopero dovreste sentire parlare. Poi si può essere d’accordo o meno ma no, quello che sta accadendo in questi giorni non è una questione di code, ritardi e disservizi. Almeno per non andare fuori tema.

Buon mercoledì.

 

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